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lunedì 31 agosto 2026

Perbene

C'è stato un periodo in cui essere perbene era giudicato male. Era un po' come dire conformista, banale, ordinario: insomma un po' un vile, un servo del potere.
Alle ragazze poi quelli perbene non piacevano per niente. Bisognava essere maledetti, straordinari, quelli che stanno fuori tutta la notte, matti, sorprendenti, che si facevano di cose strane e chissà che cose misteriose combinavano... (per non parlare di quelli che giravano con la pistola, il poeta-soldato, che fascino, sì!) Quelli normali li schifavano, mica sto con i normali, era una frase tipica.

Nel centro sociale c'è un dibattito sulla casa, tutti hanno diritto di parola. Inizia a parlare uno, è ubriaco (a metà pomeriggio), biascica, urla qualche luogo comune, si impappina: silenzio! Lasciatelo parlare. Perché è uno che le contraddizioni del capitale le vive sulla sua pelle, perché è una testimonianza schietta e innovativa, poche seghe mentali.
Un altro si è preparato. Fa il sindacalista per gli inquilini nei quartieri popolari, sa tutti i dati sugli sfratti, sui cavilli nascosti nella nuova legge regionale, ma anche sui meccanismi di formazione della rendita e sul ruolo di addomesticatore sociale della casa in proprietà, aspetta il suo turno per parlare. Ma l'ubriaco parla, parla, non la smette mai, oramai non lo ascolta più nessuno, la gente inizia a cazzeggiare con il vicino, il dibattito continuerà un'altra volta, adesso parte la musica.

Ma essere perbene vuol dire anche essere affidabili, attenti, rispettosi, dedicati alle cose che si fanno. Quando qualche tempo fa il nostro ospite su Airbnb ci ha descritto come “davvero perbene” mi ha fatto proprio contento.

mercoledì 30 luglio 2025

Le panzane dei vicedirettori

È venuto fuori (Paolo Morando, Dancing days) che le lettere di anonimi lettori al Corriere che all'inizio degli anni '80 ricominciavano a parlare d'amore, di sentimenti, di tradimenti, e quindi aprivano la strada al riflusso dopo anni di lotta politica, ebbene quelle lettere le aveva in realtà scritte il vicedirettore del Corriere stesso, Gaspare Barbiellini Amidei (che nomone).
Nello stesso periodo nelle pagine del Corriere Milano c'erano gli skinhead e i punk che piangevano sotto la pioggia, pregando di essere ammessi anche loro alle feste dei paninari – che invece gli dicevano di no, erano truzzi e non indossavano le griffe giuste (un po' come nella canzone di Battisti/Mogol Gente perbene, gente permale). Comunque, una panzana anche questa, verosimilmente. Firmata da un certo Venanzio Postiglione (altro nomone), che adesso scopro che è diventato anche lui un vicedirettore (panzane e nomoni, li scelgono apposta così?)


sabato 31 agosto 2024

Dalla faccia cattiva al ceffo orrendo.

All'inizio sei uno che subisce. Il tuo gruppo, il tuo popolo, la tua classe è oppressa e non può ribellarsi; le prendi, le prendi e poi le prendi ancora; e quello sembra il tuo destino.
Poi un giorno decidi che non deve succedere più. Che devi ribellarti. Che se ti provocano devi rispondere. Che devi organizzarti per difenderti.
Poi ecco che inizi a rispondere, colpo su colpo – magari non va sempre bene, ma va sempre meglio. Che fai la faccia cattiva. Che iniziano a temerti. Che stanno più attenti. Che ti organizzi sempre di più, che gli aspetti militari diventano sempre più importanti, nessuna provocazione passerà impunita, anzi adesso sei tu che attacchi, attacchi prima, devono imparare la lezione, ti devono rispettare, devono avere paura, devono mettersi in riga!
Fino a quando la faccia cattiva diventa un ceffo orrendo. I ragazzini ti guardano da lontano con orrore. Il mostro sei tu, adesso.




giovedì 25 luglio 2024

Il trasporto

Nelle favole, terminata la storia, il cattivo muore (o si redime). Il narratore non è mai cattivo, i malvagi sono gli altri. E se è cattivo, è almeno affascinante.
Nella realtà non è così: il tema di fondo dei racconti è appunto quello di mostrare come il male sia in qualche modo connesso alla ricerca del bene, ai sogni ad occhi aperti e alle fantasie (e magari agli incubi) che ci guidano alla scoperta delle cose nuove: e dunque ci riguardi – almeno potenzialmente – tutti. E in questi racconti è spesso l’io narrante, la voce della coscienza con cui ci si identifica, che rischia di cadere nel male (ma senza per questo essere giustificato).
Il tempo storico è a partire dalla fine degli anni ’70, quando ahimè molti sogni e volontà di cambiamento si sono tramutati appunto in qualcosa di terribile e inglorioso.
Se interessa, lo si può leggere qui.



lunedì 27 maggio 2024

L'archistar

Me la ricordo, una mattina di primavera del 1975, ero al ginnasio, l'assemblea infuocata nella palestra della scuola, e a parlare chiamano lui, uno dei leaderini più grandi, piaceva molto alle ragazze, che al microfono balbetta: ieri sera, c'erano i fascisti, uno con il cane che avevamo già notato, c'è stata una colluttazione, non posso dire di più, c'è un'inchiesta in corso, un compagno è morto...
E fra la folla dei ragazzi che affollavano la palestra (l'ho scoperto anni dopo) c'era anche uno più grande, dei servizi d'ordine; che poche ore dopo morirà travolto da una camionetta dei carabinieri in corso XXII marzo.
Ora lui ha fatto carriera, è diventato un architetto importante, addirittura candidato sindaco (ma davvero non avevano niente di meglio?); e solo in quell'occasione – sollecitato peraltro da un giornale di centrodestra – ha trovato modo di dire due parole su quell'accaduto: ovvero che “la ricostruzione dei fatti da parte della magistratura è sostanzialmente corretta”. Ovvero, che quella sera erano stati loro ad attaccare che e quell'altro, il fascista, si era sostanzialmente difeso.
Ora non è il caso di parlare di responsabilità. Ma se quella mattina, anziché restare nel vago, anziché accennare a un possibile grave torto subìto... avesse parlato chiaro, siamo stati noi a provocarlo? Forse non sarebbe successo quello che poi è accaduto, gli scontri, la camionetta. Certo, facile giudicare con il senno di poi: aveva diciott'anni (maggiorenne peraltro), la situazione era esplosiva, vorrei vedere tu. Ma, a tanti anni di distanza? Neanche una parola su chi è morto? Neanche un “mi dispiace”, un “lo conosceva appena” o “eravamo amici”? Niente, solo un rimando burocratico alla sentenza emessa (che peraltro nessuno conosce), neanche un ministro democristiano dell'epoca sarebbe stato così sfuggente.

[Eppure le doti dell'affabulatore ce le ha. Tutti i suoi (mediocri) progetti sono ben conditi di chiacchiere, il quartieraccio sull'area a verde di Roma “vuole ricostituire lo spirito di un borgo” (solo perché è tondo), ma questo viene molto apprezzato dagli operatori immobiliari, perché se una roba del genere l'avessi proposta io, o il palazzinaro della Camilluccia... sai che grida si sarebbero sentite subito, al consumo di suolo, alla speculazione, a chissà che cosa, e invece così tutto tranquillo, progressista e di sinistra, vero... o gli alberi sui terrazzi (costosissimi) che sono “la ricostituzione del legame dell'uomo con la natura” (ma allora non è meglio il verde orizzontale, i parchi insomma, quelli tradizionali, dove ci possono andare tutti, con gli alberi con le radici ben piantate per terra?) e via così, l'Expo all'Ortomercato, quando solo per trovare un'altra area, costruirla, demolire le strutture esistenti, bonificarle eccetera, minimo ci voleva cinque anni e non cinque mesi, neanche i fondamentali della materia li conosce (e volevano farlo sindaco).
Ma tutto è condito da parole ricercate e seducenti. Tranne che per ricordare certi avvenimenti (troppo difficile dire: mi spiace? O una banale frasetta di circostanza tipo: ci penso sempre? Troppo semplice? Suvvia...)]

giovedì 28 marzo 2024

Romanticismo e bottegai

Secondo Isaiah Berlin, il Romanticismo (etichetta sotto la quale peraltro troviamo cose molto diverse, tradizionalismo e modernismo, individualismo e comunitarismo, spiritualismo e blasfemia, attivismo e contemplazione, amanti e nemici della Natura, nostalgici e futuristi, ecc ecc), movimento sviluppatosi in Germania nella seconda metà del Settecento e poi man mano diffuso in tutto il mondo, sarebbe in qualche modo il responsabile delle successive rivoluzioni politiche, economiche e culturali: dalla rivoluzione francese alla rivoluzione industriale, fino ai totalitarismi del '900.
Ma cos'è che accomuna i romantici?
In poche parole, l'odio per i bottegai, per la quieta vita borghese a cui li destinava la famiglia, di lento accumulo di denaro, di piccole ansie per piccole cose, di piccole soddisfazioni, di pace domestica, di solido tran tran quotidiano.
E quindi se vogliamo dire cosa caratterizza il nostro momento è: i bottegai hanno vinto; e i romantici hanno perso (come minimo perché hanno esagerato – ma non potevano farne a meno).


domenica 3 marzo 2024

In gamba

(racconto 1 - anni '70)
Alla fine del convegno, dove aveva smontato una per una le menzogne del padronato rileggendone in chiave critica i bilanci contraffatti, l'aveva avvicinato uno di Confindustria offrendogli lì per lì un posto nel loro Centro Studi, lei di certe cose ne capisce più di noi. E subito aveva accettato.
Così si fa! In questo modo dall'interno del sistema ne può capire fino in fondo le vere ragioni e governarlo con le sue capacità nella direzione giusta. In gamba, in gamba davvero.

(racconto 2 – stesso periodo)
Al termine dell'assemblea dove aveva attaccato la proposta di accordo offerta ai sindacati mettendone in luce tutti i limiti e i sotterfugi, era stato avvicinato da uno di Confindustria che gli aveva proposto uno stipendio triplo se andava a lavorare da loro, sappiamo riconoscere chi è capace, lei è la persona giusta.
Ma aveva rifiutato: io resto al mio posto, fra gli operai. Capito? Non mollava gli altri, ha saputo anche rinunciare al suo tornaconto. In gamba, davvero.



[immaginate adesso a distanza di anni chi dei due ha la macchina più bella, chi la casa più grande, chi manda i figli all'università in Inghilterra, e chi no]

martedì 27 febbraio 2024

La scomparsa delle compagnie

Da ragazzi una componente fondamentale del passaggio alla vita adulta erano le cosiddette compagnie. Vale a dire un gruppo di amici, di solito una decina, ma a volte centinaia di ragazzi, che si vedevano o si sentivano tutti i giorni, spesso sempre nello stesso posto (un bar, un angolo di una piazza...) e passavano quasi tutto il tempo assieme, e assieme facevano le cose importanti: amori, discussioni, viaggi, musica, tutto. Nella compagnia c'erano tipi diversi: grandi e piccoli, fratelli e sorelle (che si scopriva ben diverse che a casa in famiglia), quelli sempre presenti e quelli che si facevano vedere ogni tanto; c'era il leader, lo spiritoso, lo sportivo, il bello, la bella, l'intelligente, la simpatica; più qualche timidone/timidona che si facevano notare poco ma facevano pur parte del gruppo. Gruppo che cambiava, si litigava, ci si innamorava, si formavano alleanze, qualcuno spariva, altri entravano; ma in qualche modo il gruppo restava. Per un certo periodo c'erano anche quelli di destra e quelli di sinistra, il fascista e il comunista, che se ne dicevano di tutti colori e si facevano mille battute; poi a un certo punto le compagnie si divisero, quelli di destra da una parte e quelli di sinistra dall'altra.
Di solito si entrava in una compagnia perché c'era qualcuno che ti presentava, ma non tutti venivano accettati: niente di ufficiale, ma per un po' ti studiavano; e se non eri la persona giusta, se non c'era una certa e indefinibile affinità, prima o poi la cosa cadeva, nessuno ti parlava davvero, non ti avvisavano delle cose che succedevano e dopo un po' eri escluso.
La compagnia era importante, nel senso che averla o meno cambiava davvero la vita (e infatti al mare la domanda tipica era: ma a Milano ce l'hai la compagnia?). Senza, c'erano quelli che erano soli (ed era triste) o quelli che erano sempre con i soliti due-tre amici (ed era noioso). Quando finalmente trovavi il tuo gruppo era fatta: le cose iniziavano ad avere un senso, capivi dove stavi andando e cosa ti aspettava nel mondo adulto (non solo quello che ti dicevano mamma e papà, ma i soldi, il lavoro, i sogni, la droga, il cazzo, la fica, la violenza). E a volte si andava avanti tutta la vita: nei paesi, ai bar o in spiaggia, vedi questi gruppi di 15-20 persone che parlano e ridono fra loro con poche parole e si conoscono fin da quando erano ragazzi: nel frattempo si sono sposati, divorziati, diventati avvocati; hanno viaggiato e fatto figli: ma si ritrovano lì ai tavolini con i loro ruoli, il battutista, la femme fatale, l'intellettuale. In città invece succedeva meno, si diventava grandi e prima o poi le compagnie si dissolvevano, c'erano cose più urgenti da fare; forse resistevano in certi quartieri popolari.
A un certo punto le compagnie sono scomparse (attorno agli anni '80, se ricordo bene: quando a un certo punto ad esempio non si poté più stare ore e ore a tavolini di un bar a chiacchierare senza consumare niente, e appena ti sedevi ognuno doveva ordinare qualcosa e appena finivi il cameriere ti ordinava di accomodarti che c'erano altri clienti in attesa). Le ricorda una canzone di Max Pezzali, ne parla Cochi Ponzoni (che era nella stessa compagnia di Renato Pozzetto, come i loro fratelli maggiori). Sono scomparse e non si sa bene perché (ovvero si sa benissimo, ma meglio non pensarci).































[ma mica si possono ricreare in laboratorio, no? E quindi sono scomparse e basta; e nessuno neanche se ne cura]

venerdì 23 febbraio 2024

I Genovesi erano dei tipacci

Mazzini, Mameli, Nino Bixio... adesso gli dedicano le strade, ma al loro tempo erano dei radicali non da poco, degli spostati forse, condannati a morte e pronti a tutto, anche alla lotta armata. Garibaldi: la sua famiglia era di Chiavari, poi trasferita a Nizza: comunque anche lui se non gli fosse andata bene sarebbe stato un poco di buono.
Chissà, forse anche gli Arnaldi e i Fenzi si sentivano parte di quella tradizione.












[Nino Bixio - ma si pronuncia Bisio come il comico, allora la x indicava la s dolce come in Xena, xé megio ecc - scappato di casa faceva il contrabbandiere in Sudamerica con un suo amico scappato con lui. La nave naufragò, si buttarono in mare, l'amico fu mangiati dagli squali. Per non parlare poi di Andrea Massena, anche lui di Nizza: prima pecoraio, poi fantaccino nell'esercito, con la Rivoluzione poté diventare ufficiale, poi Generale, poi addirittura Maresciallo di Francia. Prima della battaglia di Rivoli, si venne a sapere che gli ufficiali dell'esercito austriaco erano arrivati da Vienna in landò. E adesso facciamogliela vedere noi, a quei signorini! ruggì ai suoi soldati. E la battaglia fu vinta (da cui la famosa rue de Rivolì dove adesso ci sono i negozi di moda di lusso di Parigi)]

domenica 21 gennaio 2024

T. N.

Era un narcisista, è abbastanza evidente. Ha scritto la sua autobiografia in terza persona (come Giulio Cesare e Berlusconi). Quando è scappato all'estero, non ha sentito opportuno dire qualcosa in merito (tempo dopo, scrisse che si era consultato con degli “operai” che lo avevano confermato che facesse parte della loro cultura - ?).
Gli piaceva la violenza, come una sorta di Pol Pot mancato. Nella sua cupa organizzazione venivano tirati dentro adolescenti impacciati, idealisti, pagliacci, pazzi scatenati: tutti insomma vengono buoni*, se un po' spostati e bisognosi di qualcosa su cui buttarsi.
Aveva un sorrisetto falso e cattivo, ma (forse se ne era accorto) negli ultimi libri esaltava l'amore (ma era un'altra falsità). Si è messo solo con donne ricche di buona famiglia, tutta una serie, peraltro.
I suoi libri sono certamente interessanti ma largamente illeggibili per un lettore medio, diciamo.
Comunque è stato accusato di reati che non aveva commesso, e questo in qualche modo lo salva. Ma non facciamone un santino, per carità!

[* è una citazione - davvero molto nascosta e incomprensibile - di V13 di Carrére, il libro che racconta il processo ai responsabili degli attacchi del Bataclan (solo personaggi minori e chi si è tirato indietro all'ultimo momento, gli altri erano stati tutti uccisi). Le modalità di reclutamento dei fanatici suicidi della shar'ia appaiono in fondo abbastanza simili a quelle degli autonomi, del genere "perdente radicale" alla Enzensberger. 
Colpisce peraltro che le pene di chi alla fine ha rinunciato e non ha fatto niente siano state pesantissime (ergastolo ostativo, ovvero senza contatti personali e senza possibilità di redenzione), esattamente come se fossero andati fino in fondo. Colpisce anche il concetto di taqiyya, ovvero di onesta dissimulazione, per cui il fanatico islamista beve alcool e va in discoteca appunto per non sembrare tale.
Vagamente oscena in effetti la festa finale alla conclusione del processo. Avvocati, giornalisti, magistrati, parenti delle vittime, imputati minori: tutti al bar a bere, ridere e scherzare. Perché alla fine il loro è il sollievo per lo scampato pericolo: ne sono usciti indenni e virtuosi, i cattivi condannati a pene immani (di fatto già decise prima di cominciare, ma il processo mostra che si è tenuto conto delle ragioni di tutti, siamo troppo bravi e civilizzati e onesti), le vittime perdute per sempre. Ma noi siamo buoni (e vincitori). E di quello che è successo in Siria e in Iraq... be' quella è la Storia.]

venerdì 12 gennaio 2024

Il Lodo del Generale

Faceva ammazzare i terroristi che si erano arresi con un colpo di pistola alla nuca mentre erano sdraiati a terra con le mani alzate (certo quelli non erano degli angioletti innocenti, avevano ammazzato anche loro, ma non mi risulta che in Italia ci sia la pena di morte, senza processo per di più).
Nascondeva la documentazione compromettente per il governo che veniva ritrovata nei covi (verosimilmente per usarla come ricatto nei confronti dei governanti, facendola ritrovare più avanti, pezzo a pezzo).
Faceva arrestare gente senza prove, soprattutto universitari (anche se a volte per caso ci azzeccava); poi faceva liste dalle quali risultava che i terroristi erano perlopiù studenti o professori, come da suo assunto (ma alla prova dei fatti non risulta che sia così, la maggioranza erano operai).
Se non ci fossero stati i pentiti con le loro confessioni fiume, non avrebbe combinato granché.
Ma soprattutto diffidava degli intellettuali, secondo quel pregiudizio fondamentalmente conservatore e reazionario per cui i ragionamenti e gli studi sono tutte fanfaluche, “grilli per la testa”, astrazioni artificiali e assurde, la realtà è un'altra! (la solita di sempre), e quindi quella era tutta roba da estirpare: dalle università, dai giornali, dal dibattito pubblico: come poi è avvenuto peraltro (e infatti adesso in giro trovi solo rassicuranti ovvietà: è il cosiddetto lodo).
A un certo punto però questa storia dei documenti nascosti non deve essere piaciuta più di tanto, tanto è vero che lo mandarono in Sicilia visibilmente senza scorta, che ci pensassero loro.
Inutile dire che ad oggi è pieno di monumenti e piazze che a lui intitolate: è un Eroe Italiano anche lui.

[era il figlio di una venditrice ambulante che veniva dal Sud, che si era separata dal marito che faceva il ciabattino e poi lo sguattero, e insomma faceva la fame; non sapendo come fare con il figlio, lo aveva messo in riformatorio, non si sa mai, con un futuro di mozzo sulle navi.
Il figlio dell'armatore, che venne sequestrato dal suo gruppo terroristico per ottenere un riscatto, era stato tenuto prigioniero da lui per più di due mesi, bendato e con le cuffiette alle orecchie. Quando tempo dopo lo uccisero in quel modo, gli chiesero se così non si sentisse vendicato. Ma rispose: quando ho saputo della sua morte, mi è dispiaciuto per lui. Può sembrare strano, ma in qualche modo eravamo stati vicini.]

domenica 7 gennaio 2024

Anni '80 (la verità)

Qualcuno dice che se oggi abbiamo un debito pubblico che ci schiaccia, la colpa è del welfare state, dei troppi servizi pubblici realizzati negli anni '70, la sanità, le case popolari.
Falso. Se si guarda il grafico sotto, la maggior parte del debito si forma negli anni '80, gli anni del riflusso. Gli anni del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani), anni di spesa allegra, per dare l'impressione alla gente di essere diventata ricca: per ottenere consenso e portare qualche percentuale di voto in più ai partiti di riferimento.
Be', almeno così l'economia è ripartita e questo alla lunga ha fatto del bene a tutti, come dicono ad esempio certi scrittori.
Falso. Se si guarda il grafico sotto, i salari reali (depurati cioè dall'inflazione) sono invece diminuiti durante gli anni del CAF.
E oggi ne paghiamo gli interessi. Morale della favola, se oggi le tasse sono tante e i servizi fanno schifo, dobbiamo ringraziare i sopraddetti e la loro ricerca di consenso (e chi glielo ha dato).


E uno che rimpiange gli anni '80 o è pirla o è stato complice (o è un reazionario).

venerdì 5 gennaio 2024

Passo del bacio

È un tratto del sentiero che va dalle batterie di punta Chiappa a San Fruttuoso, nel Monte di Portofino. È un punto molto esposto, su una pietra liscia in pendenza: l'anno scorso uno è scivolato giù ed è morto, adesso hanno messo dei parapetti e ripianato un po' il percorso.
Anni fa invece non c'era niente, sentiero scosceso e basta.
Ai bagni, una ragazza di Milano della solita compagnia, bella e piacente, scura e meridionale, quell'anno si era presentata con il suo nuovo ragazzo: alto, biondo, bello, con il nasino e gli occhi azzurri, ben vestito alla moda: un fotomodello insomma. Magari non molto furbo e neanche tanto simpatico, tutto preso dalla sua evidente perfezione e superiorità; ma tant'è. Ai piedi portava i mocassini college, quelli con la monetina dentro, e non le scarpe da ginnastica che usavamo noi.
Un giorno quindi fu organizzata una gita al Monte di Portofino, una bella passeggiata fra punta Chiappa e San Fruttuoso, posti stupendi. E giunti lì sul passaggio, il bellissimo scivolò due volte, con i suoi stupidi mocassini con la suola liscia, rischiò di finire in mare, si mise a piangere e a chiamare la mamma (perlomeno così mi hanno raccontato sghignazzando gli altri, io alla gita non avevo partecipato). Comunque non lo rivide più nessuno, la mattina dopo prese il treno e se ne tornò a Milano.


sabato 21 ottobre 2023

Cambio di paradigma.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale le parole d'ordine per tutti, conservatori compresi, erano: diffondere il benessere e i diritti, allargare la società, favorire la partecipazione allo sviluppo di tutti i ceti sociali, ecc, ecc.
Poi negli anni '70, con la lotta armata e la tossicodipendenza, si è rotto qualcosa. C'era qualcuno – i tossici e i terroristi – che era irrecuperabile. Che non voleva partecipare, che aveva alzato troppo l'asticella, contro a priori, distruttivi e basta. E a un certo punto ci si è detto: non si può pensare a tutti, quelli sono fuori.
Ma, superato qual crinale, si è passati (all'inizio degli anni '80) a un altro modello: dove ci si divide fra chi è dentro e chi è fuori, fra chi che la fa e chi no, fra forti e deboli; fra chi conta e chi è irrilevante. O hai un invito riservato, o te ne stai fuori al freddo.
E se non ce la fai sono fatti tuoi, chi si lamenta è un perdente, o uno che lo fa per partito preso e allora va ignorato: e quindi o collabori con il sistema o sei fuori.
Ma tenere qualcuno fuori lo si fa anche apposta: perché altrimenti dove sarebbe il valore di essere dentro? Gli esclusi giocano un ruolo fondamentale: spauracchio per gli indecisi, vanto per gli asserviti (non sono come loro). E quindi: dagli addosso!


venerdì 13 ottobre 2023

Soft (powder)

Pensieri romantici e libertari
per ispirare movimenti atipici
a copertura di fini geopolitici




[per Freud (e molti altri), lavoro e amore sono le cose che contano di più nella vita di una persona. Da ragazzo, pensavo che le cose importanti fossero la politica, l'arte, la cultura e (per un certo periodo) la religione (tutte cose romantiche e libertarie, volendo). Lavoro e amore c'erano sì, ma secondari. Non avevo capito niente (dopo si è visto)]

martedì 5 settembre 2023

L'Editore

Mia nonna di Gallarate aveva iniziato a lavorare in fabbrica a sei anni (erano molto poveri). Dopo aver fatto la terza elementare fu tolta definitivamente da scuola per andare a lavorare e basta (cosa che non le è mai andata giù, andare a scuola le piaceva).
Da piccola lavorava come “piscinina” nella villa dei ricchi del paese, su in collina; portava su dei secchi d'acqua dal pozzo mentre i signori se ne stavano in giardino a non far niente, innaffiavano le piante, andavano a cavallo, si annoiavano.
Mia nonna era cattolica e perbenista, per nulla rivoluzionaria. Ma i signori, quelli che non facevano nulla, li odiava e disprezzava. Gli imprenditori no, quelli erano il suo mito: quelli che si alzavano presto la mattina, che restavano in fabbrica con i loro operai quando c'era una consegna: quelli le piacevano. Quando raccontava invece di un sciur che era stato buttato vivo nella fornace di metallo fuso dai suoi dipendenti, lei, così cattolica, così perbene, un sorrisetto di compiacimento non riusciva a trattenerlo. Non dico poi cosa pensasse dei signori che perdevano tutti i loro soldi al casinò, o che si facevano saltare le cervella per una ballerina che non li amava. Quelli si erano dati da soli quello che si meritavano.
Mi chiedo cosa pensasse mia nonna di uno come l'Editore. Sicuramente quando pubblica Živago, con tanto coraggio, con attenzione quasi commovente, anticonformismo, pragmatismo, quello le sarebbe piaciuto: un vero imprenditore.
Quello che va in barca d'inverno in Norvegia, che compra d'impulso un castello diroccato, con quattro mogli, quello invece no: troppo sciur.
E quello che muore per un innesco sbagliato assieme a due balordi di periferia su un traliccio a Segrate? Quello era un po' come il Buticchi (che anche dopo il tentato suicidio che l'aveva reso cieco aveva continuato a giocare al casinò fino a perdere tutto, compreso la casa in cui abitava).




















[mi chiedo anche: e se l'innesco avesse funzionato bene? Cosa sarebbe cambiato? Nulla o quasi, giusto rimandare l'appuntamento, o prendersi venti o trent'anni di galera (peraltro aveva fatto in tempo a fornire la pistola con cui fu ucciso il militare che aveva ammazzato Che Guevara). Certo così la fine è stata ignominiosa, e chissà le risate che si saranno fatti i suoi avversari, ve l'avevo detto... (alla notizia, sua mamma aveva detto: finalmente ho smesso di soffrire!)
E in qualche modo anticipa la fine di certa sinistra radicale un po' alla moda, portata sull'onda da un certo successo mondano, ma poi affossata dalla sua stessa coerenza: dimostrare che non erano solo chiacchiere, che erano pronti al sacrificio di sé per arrivare alla liberazione di tutti – per finire invece in un cupo nichilismo senza sbocchi. La stessa spinta che dà e che toglie (una forma di hybris, per dirla in un altro modo)]
#Feltrinelli

lunedì 4 settembre 2023

Libri sugli anni '70

I migliori a mio parere sono: 
Gli invisibili di Nanni Balestrini (meno bello L'editore, forse su questo meglio Senior Service) e 
La scuola cattolica di Albinati (almeno fino a pagina 900, dopo a mio parere si perde un po').
Gli altri niente di che.

[non male anche (letto dopo) La ricreazione è finita di Dario Ferrari, soprattutto nella felice rappresentazione di chi a un certo punto si è tirato indietro, accettando l'irrilevanza e rifiutando di riciclarsi nella ricerca del successo, anche in qualche modo per espiare per gli altri pur non facendo fatto nulla]
[Nella saggistica, i migliori mi sembrano Dolore e furore di Sergio Luzzato (il sottotitolo una storia delle Brigate Rosse è però un po' fuorviante, è in realtà una storia di Genova in quegli anni),  Gli anni della lotta armata di Davide Steccanella, Generazione Settanta di Miguel Gotor; onesto anche I ragazzi che volevano fare la rivoluzione di Aldo Cazzullo.]

martedì 15 agosto 2023

Amici


Al liceo aveva avuto la grande storia della sua vita
con questa ragazza, di cui era pazzamente innamorato: bellissima, simpatica e piena di vita. Solo, aveva questo difetto: quando a un ritrovo notturno conosceva qualche giovane tossico, a un certo punto spariva a far l'amore con lui.
Lui si disperava, ma lei niente, stava con tutti. Alla fine si lasciarono, anche se aveva fatto di tutto per restare assieme. Anche lui iniziò allora stare con un sacco di ragazze, era molto carino e ci sapeva fare; ma solo storie di una notte, stava ben attento a non innamorarsi di nuovo, non si legava con nessuna.
E il suo amico, più impacciato però e di scarso successo con le donne, era stato a letto anche lui con la sua ragazza di un tempo, approfittando della sua disponibilità: ma ho usato un preservativo, diceva, con una così non si sa mai.
E infatti qualche anno dopo è morta, di Aids. Al funerale c'era un sacco di gente, tanti le avevano voluto bene. C'era anche l'amico, quello impacciato, con una ragazza che gli piaceva molto e a cui non aveva ancora osato dichiararsi. Gliela presentò; e quello ci mise un attimo a portarsela a letto, quella sera stessa.
Questo tanto per chiarire.
















[“Lotta lotta lotta – non smetter di lottare – per una figa rossa – e popolare” era uno slogan – ironico - di quegli anni]

lunedì 14 agosto 2023

Boves.

Nel settembre 1943 a Boves, vicino a Cuneo, nelle case erano rimasti solo vecchi, donne e bambini. I partigiani lì vicino avevano catturato due soldati tedeschi, e il comandante delle SS aveva minacciato l'eccidio, se non fossero stati riconsegnati. Chiese quindi al parroco di andarli a cercare per farseli restituire. Il Parroco chiese un impegno scritto che così avrebbe rinunciato alla rappresaglia, ma la risposta sprezzante fu: la parola di un tedesco vale più di mille promesse scritte da un italiano. Al parroco si unì un cittadino, il rappresentante prefettizio era introvabile.
Salirono quindi in montagna, e convinsero i partigiani a restituire i due soldati tedeschi, che furono riportati indietro incolumi.
Il comandante delle SS, una volta ottenuti i suoi soldati, per prima cosa fece bruciare vivi il Parroco e il suo aiutante, dopodiché fece bruciare le case di Boves con le persone dentro (vecchi e bambini).

Dopo la guerra questo comandante fu processato (per altre vicende, peraltro), ma poi amnistiato. Andò quindi a vivere in Francia, in un paesino. Dove nel 1976, una volta riconosciuto, fu ucciso nella sua casa a colpi di molotov da un gruppo di uomini armati, rimasti sconosciuti.

mercoledì 5 luglio 2023

Il mondo dei mediocri

Da ragazzi, mentre tutti avevano il mito di Che Guevara (o peggio), loro tenevano a Kossighin. O a Gromyko (adesso dicono che tenevano a Kennedy, ma allora perché non si iscrivevano al partito repubblicano o socialdemocratico? No, alla FGCI, federazione giovanile comunista italiana, quindi con Kennedy c'entravano poco o nulla, giusto sempre la stessa tendenza a manipolare la storia...).
Il loro Stato modello era la Bulgaria, piedi per terra, forse un po' grigia e poliziesca, ma lì i capitalisti li mettevano a posto.
E riunioni su riunioni, in attesa del potere. Il Partito poi gli trovava un lavoro, magari anche una cattedra universitaria se andava bene, o un posto in un giornale o in una municipalizzata... e poi la casa, e volte magari anche la morosa. E così prima o poi qualche fetta di potere è arrivata, o qualche briciola, responsabile provinciale, assessore ai lavori pubblici, sottosegretario... tutto bene per carità; ma non proprio quello che si aspettavano.
Ma come? Con tutti quei sacrifici? Così c'era anche un po' un senso di rivalsa, cosa ho fatto tutte quelle riunioni a fare? Se non mi fossi sacrificato per gli altri, per la causa... chissà dove sarei adesso. A quest'ora ero ricco. Ero un imprenditore, avevo la villa in Sardegna, mille donne ai miei piedi... (e invece no, se non era per il Partito a quest'ora al massimo facevi l'impiegato, ecco cosa). E quindi quell'impalpabile desiderio, unire al potere anche qualcosa di più, il successo mondano, quello professionale. Basta fare squadra con quelli come te, rubare il lavoro agli altri, o comunque impedirglielo, maledetti capitalisti.
Una volta toccava sopportare i ciellini che facevano man bassa di ruoli. Adesso invece si sono aggiunti anche gli ex figiciotti. (aveva capito tutto Scòzzari con il dottor Gek, Fondi di Tenebra, leggetelo...)