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domenica 8 maggio 2022

Cambiare nome.

Chiang Kai-shek in realtà non si chiamava in quel modo, cambiò nome quando da giovane decise di fare politica.

E il nome di battaglia è tipico di chi fa il salto: partigiani, lotta armata, pornostar, ecc. In qualche modo, cambiare nome ti consente anche di fare quello che avevi problemi a fare prima (violenza, hardcore, ecc.). Ed è una cosa tipica della modernità: cambi città, nessuno ti conosce, puoi cambiare anche identità. Prima eri timido, adesso sei sfrontato. Prima eri attento alle regole, adesso te ne freghi (un tempo – quando ci si spostava meno - non era così: e anzi la continuità era importante, avere un buon nome, tenere alto il nome, la famiglia che dava garanzie, la farmacia che è lì dal 1910, la pasticceria dal 1830... ti puoi fidare – ma anche annoiare). Cambiare rende più aggressivi, più volti al risultato – anche più bugiardi, puoi raccontare palle su di te e nessuno ti scopre. Puoi insomma essere più simile a quello dei tuoi sogni, piuttosto che a quello che ti sei dimostrato in passato. Ma anche sui blog e siti vari quelli che furoreggiano sotto falso nome non sono “anonimi” (ovvero “senza nome”) come spesso si dice sbagliando: hanno invece un nuovo nome, speciale, spesso fantasioso (King of..., Master of …) proprio perché internet permette di avere un'identità nuova e diversa.

C'è un piccolo racconto di Dashiell Hammett all'interno del Falcone Maltese che parla in modo un po' disincantato proprio di questo. C'è uno, stanco del suo solito lavoro di rappresentante, della moglie bionda e grassoccia, dei soliti amici del bar del sabato sera, che un giorno molla tutto, cambia nome e città. Dieci anni dopo, lo ritroviamo altrove con il suo nuovo nome ma tornato a fare più o meno le stesse cose: è nel commercio, ha una moglie bionda, la sera si vede al bar con il suo giro di amici. Come dire che il destino (o le situazioni diffuse, o il sistema) non si cambiano così facilmente.



giovedì 5 maggio 2022

Non c'è più il malessere (o almeno non se ne parla)

Una volta era un po' il contrario. L'attenzione era concentrata tutta (anche ossessivamente) su chi non ce la faceva, sull'ultimo della classe, sul disturbato, sull'emarginato: su quelli insomma su cui sembrava che le promesse di benessere della società non funzionassero: come mai stava ancora male? Cos'è che non funzionava? Cosa si poteva fare per lui?
La svolta è stata con i tossicodipendenti. A un certo punto, dopo anni passati a compatirli, a cercare di capirli, ad aiutarli, senza ottenere un becco di niente; dopo anni di truffe, furti, bugie, piagnistei, carognate, eccetera eccetera... a un certo punto la reazione è stata: e basta! Non me ne frega più niente. Stai male? Cazzi tuoi (…e non è colpa mia – se le panchine sono piene – di gente che sta male... cantava quello). Vuoi prostituirti? Vuoi rubare? Fa' pure. Non posso farci niente. Muori pure – basta che non ti fai più vedere.
Poi sono stati i disagiati psichicamente, forza pensa positivo, su uno sforzo. Che lagna.
Poi sono stati gli sfortunati in amore, non trovi una che ti ami? Be', sarà anche colpa tua. Sarai anche bello dentro, gli altri sono belli fuori. La verità è che non gli piaci abbastanza, insomma sei uno sfigato, fattene una ragione. Poi sono stati gli operai: non guadagni nulla e fai un lavoro di merda? Be', è perché sei un perdente. E alle periferie chi ci pensa più, vale solo se se ne esce una strafiga che ce l'ha fatta, eppure viene dal Quartaccio, o uno che vince Sanremo eppure viene dal Gratosoglio, insomma è una cosa che un po' fa scena. Veniva da lì, eppure ce l'ha fatta. E gli altri? Evidentemente non ne sono stati capaci, sono degli sfigati. 
E le riviste sono piene solo del loro contrario, di gente che sta bene, anzi benissimo: gente bella, sana, ricca, che vive in belle case, che si diverte, che ha superato brillantemente le difficoltà, che vince il campionato e anche la Champions. Gli altri non esistono più (se non per differenza e come monito: guarda cosa rischi!...).
Ma un tempo Dio non ci amava tutti? Cosa è successo?



venerdì 8 aprile 2022

Vita contemplativa

C'è una certa diffidenza nei confronti dei contemplativi. Cos'è questa storia che Maria viene preferita a Marta che si dà da fare? Cosa sono queste preferenze? Per quella fannullona, mangiapane a ufo? Per non parlare poi della nube dell'ignoranza, cosa ci vuoi trovare? E la Arendt non parla proprio di “Vita activa” per indicare cosa bisogna fare?

Eppure... Eppure – come dice ad esempio Meneghello (che in fondo è stato partigiano, poi professore in Inghilterra, poi scrittore... non esattamente un fannullone, insomma) – quando guardo il profilo del monte dietro casa, solo a guardarlo mi dà una grande pace nel cuore e non so perché. Forse perché ci si sente a casa. Si sente una vita dotata di senso. Come quando la vita contadina vedeva il passare delle stagioni negli stessi luoghi, e i cambiamenti erano solo disastrosi, le guerre, le carestie – mentre la vita quotidiana di chiunque, anche i più semplici, scorreva vicino alla divinità.

Nemici della contemplazione: intelligenza, fretta, desiderio. Ovvero tutto ciò che adesso ci piace.



(restano invece le immagini)

venerdì 11 marzo 2022

Sorriso

Sul sentierino che risale dalla spiaggia sul fiume incrocio una ragazza che mi fa un gran sorriso. È magrolina e bruttina, la guardo un po' in cagnesco, distolgo lo sguardo e tiro avanti. Dietro di lei ci sono due anziani, uomo e donna, forse i genitori: il padre mi guarda un po' preoccupato. La figlia è bruttina, lo sa, che ci può fare? Ma è simpatica, sorridente. Rischia però di incontrare delle brutte persone che non le restituiscono il sorriso. Degli stronzi tipo me (ahimè).














(ragazza sconosciuta, perdonami!!!)

Follie del capitalismo.

Luigi Einaudi (l'ex Presidente) diceva: se uno sposa la serva, diminuisce il PIL. Con questo voleva dire (nell'esempio invero un po' maschilista e vecchio stampo, neh...) che visto che il PIL misura solo le transazioni economiche in denaro, se una lava, stira, cucina e magari viene a letto con te a pagamento, l'economia ne è felice; se invece lo fa gratis perché è innamorata, l'economia ne soffre.

Ci sono tanti esempi simili su come si può tirare su il PIL. Se uno fa le scale, l'economia langue. Se uno prende l'ascensore (una macchina) e poi va in palestra a fare stepping (ovvero usa un'altra macchina che simula la salita delle scale) l'economia è felice due volte, per la macchina che (a pagamento) ti risparmia la fatica di fare le scale, e per quella che poi (sempre a pagamento) ti fa fare la stessa fatica. Idem se prendi un monopattino a motore anziché camminare, e poi vai sui tapis roulant a riacquistare la forma. Idem se vieti il consumo dell'acqua delle fonti di montagna non certificate (con la scusa della tutela della salute, ma una certificazione – che dura un anno – costa diecimila euro, grosso modo tutto quello che guadagna un gestore di un rifugio e quindi nessuno se la può permettere): così l'escursionista accaldato deve compare acqua in bottiglia, portata su in elicottero. È la stessa identica acqua, ma fra elicottero, piazzole, stabilimenti di imbottigliamento in fondovalle, è l'economia che gira, anche se l'acqua è la stessa (è un provvedimento di un governo Prodi, progressista e di sinistra, non di qualche sporco capitalista).

Idem (ultimo esempio, ci siamo capiti) la campagna martellante sui sex toys: cos'è questa storia che ci si masturba da soli con le dita o magari – non sia mai! - tramite un altro essere umano? C'è qui una comoda macchina che può fare tutto (ma che magari dopo non ti chiede di lavargli i piatti o aggiustargli i calzini, capisco...).

Ma, si dice: in questo modo c'è più benessere. Be', questo è vero. Ma non è che, come per l'effetto scarsità*, si sono concentrati tutti gli sforzi lì, dimenticando il resto? L'agire dell'uomo economico dei manuali forse è efficace. Ma la visione del mondo che ci sta dietro non è forse un po' arida e anaffettiva?



* vedi Mullainthan e Shafir

martedì 9 novembre 2021

Il vero mostro del '900

Si legge che prima dei totalitarismi, non si concepivano neanche i genocidi. Ma, mi chiedo: e i nativi americani? E gli abitanti della Tasmania? E i boscimani, gli ottentotti, ecc, ecc.? Si dice anche che prima non si era mai visto un numero di morti simile (e le guerre dell'oppio? - si stimano oltre dieci milioni di morti, per dire. E i Boxer? - stessa cifra. E le vittime della tratta? - 4-5 milioni di morti solo durante i viaggi). Che nessuna civiltà moderna si fosse sviluppata grazie al lavoro degli schiavi (qui è facile: e il Sud degli Stati Uniti?). Che non bisogna dimenticare, perché i genocidi non vanno in prescrizione (giusto, vedi sopra però). E che tutto questo nasce dalle ideologie.
Sbagliato. Nasce dalla guerra, dalla Prima Guerra Mondiale. Che non è stata generata dal socialismo o altro. È stata generata dal nazionalismo, che è volontà di potenza delle nazioni europee.
Nazismo, fascismo e comunismo – che hanno le loro maledette colpe, beninteso – sono semplicemente figli di quella guerra. Il mostro vero (la bestia cattiva) è il nazionalismo.



lunedì 2 agosto 2021

Battaglia di Fornovo

Il re di Francia, sceso fino a Roma indisturbato, se ne tornava a casa lungo l'Appennino, carico di tesori rubati.
Questa era una vera onta, un disonore per gli italiani che, disuniti, avevano permesso una cosa simile! Era ora di cambiare, di far vedere chi siamo, e chissà! forse sarebbe stata anche l'occasione per superare le storiche rivalità, mettere da parte gli interessi particolari, iniziare a pensarci come una Nazione, pensare di unire l'Italia in un unica Patria come facevano gli altri paesi europei, si dicevano ad esempio Guicciardini e Machiavelli, che tutti e due avevano la sensazione che fosse finalmente giunta la volta buona, per sviluppare un rango politico degno della ricchezza, della sapienza, della capacità del Paese!
Venne quindi formato un esercito italiano, costituito dai rappresentanti di tutte le diverse potenze locali, per fermare e punire il re una volta uscito dalle montagne, allo sbocco sulla pianura padana, a Fornovo: a perenne monito di chi avrebbe osato ritentarci. A capo dell'esercito venne messo un Gonzaga, il migliore degli strateghi, che concepì un piano ambizioso, raffinato, mai visto: la fanteria avrebbe proceduto a una serie di finte, la cavalleria avrebbe colpito a sorpresa dove meno il nemico lo aspettava, e via così - si sarebbe passati alla Storia.
Solo, quella notte piovve. E la cavalleria non riuscì a risalire quella china inaspettata, perché resa viscida dal fango. E la fanteria si confuse, fra finte e controfinte. E i mercenari comunque coinvolti pensavano solo al bottino.
E il Re di Francia passò, illeso o quasi: e se ne tornò in patria.
Machiavelli e Guicciardini si abbracciarono piangendo sotto la pioggia mentre l'esercito si ritirava, un'occasione del genere non si presenterà più, anzi peggio, tutti adesso capiranno che non ci sappiamo difendere, oramai è finita, non avverrà mai più.



[l'8 settembre in confronto è una bazzecola. Ma la Battaglia di Fornovo stranamente a scuola non la si studia mai...]

lunedì 26 luglio 2021

Secondo, raccontare palle.

Se l'importante è riuscire a fare buona impressione, a qualunque costo: curriculum inventati, passati rielaborati, tutto fa brodo.

Se anche dopo, quando si scopre che hai inventato tutto e raccontato storie, va bene lo stesso, perché oramai se andato avanti, fai parte del gruppo.

Allora non importa se racconti palle o meno: l'importante è raccontarle bene.



sabato 5 giugno 2021

Mona.

A Milano per dire stupido a uno si dice pirla (o bigolo, o pistola). A Genova, belinone. Per dire una stupidaggine, si dice cazzate (o minchiate).

Per dire una cosa bella, attraente, furba si dice invece: figa. Una figata è splendida.

In Veneto invece per dire uno stupido si dice: mona. La mona è stupida. Le piacciono gli idioti, si fa intortare facilmente e prendere in giro da chi la conosce. Gran contributo veneto alla comprensione della questione.



venerdì 4 giugno 2021

Praga e Belgrado

Ricordo ancora la terribile impressione che mi fece da piccolo Belgrado, dove passammo durante un lungo viaggio: tutta nuova, poco curata, senz'anima. E come invece mi era sembrata bellissima Praga, ben tenuta, colorata, piena di sorprese e di mille angoletti inaspettati (chissà invece perché Ceronetti e Buscaroli ne parlano male, scura, triste... ma perché? Trista e grigia è Berlino, quella sì...).

Comunque sia, il punto è che Praga è stata risparmiata dalla guerra, i cechi si erano arresi senza combattere, e dalle loro fabbriche anzi erano uscite le armi, i panzer, i cannoni, le pistole mitragliatrici con cui la Wehrmacht aveva conquistato l'Europa.

I serbi invece si erano ribellati, e quindi puniti: Belgrado è stata rasa al suolo dai tedeschi. Ma con la loro ribellione, hanno rallentato i piani per l'invasione della Russia, e così l'inverno è arrivato che erano ancora fuori Mosca – e quindi la guerra è andata come sappiamo.

Praga è lì, bellissima. E Belgrado è orrenda (e siamo anche stati capaci di andare a bombardarla di nuovo).


(ognuno ne può trarre le conclusioni che preferisce)

martedì 25 maggio 2021

Marinella (non era consenziente)

Verosimilmente, la più brutta canzone di De André (anche lui lo diceva).

I baci, i sorrisi, i fiordalisi... gli occhi delle stelle...basta cantarla con la voce di Bobby Solo per rendersi conto di quanto è sdolcinata e fasulla. Certo, è servita a convincere un sacco di ragazze che fare sesso non era male, e in questo il suo ruolo l'ha svolto.

È stata ispirata tra l'altro da una vicenda ben più drammatica, una ragazza che si era rifiutata di prostituirsi e quindi i suoi famigliari l'avevano buttata nel Polcevera (o qualche altro fiumaccio genovese) dove era annegata. Non esattamente una storia d'amore come poi è passata.

Eppure, se De André non l'avesse scritta (e se Mina non l'avesse lanciata) avremmo perso una delle più diffuse canzoni a favore delle libertà sessuale



(e lui non sarebbe mai diventato famoso).

Amatori e dilettanti.

Strano il tono un po' sussiegoso con cui si usano questi termini, soprattutto in questioni artistiche. Un dilettante e un amatore sarebbe automaticamente un incapace. Strano, perché la radice di queste parole è amore e diletto (ovvero piacere): e perché mai amore e piacere dovrebbero essere concetti negativi? Se ci fosse una bella ragazza che ci bacia perché è innamorata di noi, cosa diremmo? Pfui, ci bacia per diletto, è una dilettante, qui ci vuole una professionista - o invece ne saremmo contenti? E di un corteggiatore, cosa si dice? Pfui, ci ama, lasciamo perdere... 
L'idea che certe attività dovrebbero essere lasciate ai professionisti, e che qualcosa di gratuito sia o sintomo di sfruttamento, o di lavoro fatto male, di fondo è in parte sbagliata 
Certo il lavoro gratuito è sbagliato. Far scaricare cassette di verdura gratis, ad esempio, o per una remunerazione bassissima, mi sembra davvero poco condivisibile (per dire così).
Ma, ad esempio, farsi portare  in montagna da un amico più bravo? Subito potrebbe saltare fuori una guida alpina: fermi un attimo, questo accompagnare gente in montagna è lavoro da professionisti, fatti da parte. Eppure molti grandi alpinisti – soprattutto un tempo – andavano in montagna per passione, perché amavano la montagna e per il piacere di farlo: non perché pagati.
Ma è in generale il tema delle attività svolte al di fuori di una logica economica ad avere una sua complessità. Agli albori della rivoluzione borghese Thomas Jefferson (prima rivoluzionario contro gli inglesi e poi terzo Presidente degli Strati Uniti d'America) diceva grosso modo: oggi lottiamo per avere la libertà di commerciare. Domani commerceremo per avere la libertà di essere poeti, scrittori, artisti... Anche i poeti romantici scozzesi non pensavano di vendere le loro poesie (e neanche a scriverle, solo declamarle in scelta compagnia, per questo si sono perse...) - be', neanche adesso credo ci siano molti poeti che vivano di questo. Ma anche Marx e Engels, nel pensare a cosa sarebbe stato il socialismo (che in fondo vedevano come continuazione e completamento della rivoluzione borghese) dicevano più o meno: al mattino si andrà a pescare, nel pomeriggio a produrre o a scrivere poesie... con l'idea che con lo sviluppo delle forze produttive ci sarebbe stato alla fine molto tempo libero, da dedicare appunto a quello che più piaceva - che è esattamente quello che in teoria dovrebbe succedere.
Lo spostamento di attività dal “dono” gratuito al mondo economico è invece sempre stato un pallino dei capitalisti (e simmetricamente avversato dagli utopisti). Luigi Einaudi diceva (con una battuta che oggi potrebbe sembrare un po' sessista) che se uno sposa la serva, diminuisce il PIL. Nel senso che come moglie avrebbe continuato a rigovernare come prima, a lavare, stirare e fare da mangiare (per non parlare delle prestazioni da sex worker), però gratis – e questo per l'economia non va bene.
Tutto quello che passa dal “dono” gratuito alla prestazione a pagamento agli economisti piace. E quindi ad esempio l'acqua delle fonti di montagna, grande piacere del tutto gratuito, niente, devono essere certificate per essere dichiarate potabili. E siccome la certificazione costa diecimila euro e dura un solo anno, si mangerebbe praticamente tutti i profitti della gestione di un rifugio. E allora bisogna mettere un cartello “non potabile” sulla fonte, pena multa (anche se l'acqua è squisita) e far arrivare l'acqua in elicottero dal fondovallle. E fra impianti di imbottigliamento, piazzole per elicotteri, patenti per piloti... sono tutti soldi che girano, e il PIL sale (anche se l'acqua che beviamo, stavolta a pagamento, è sempre la stessa).
Quindi, perché lottare per avere opere d'arte fatte solo a pagamento da professionisti? Perché questo disprezzo per gli amatori? Siamo proprio sicuri che chi soffre e fa una dura fatica per produrre opere d'arte, le faccia anche belle? (per non parlare poi di quando, finita l'ispirazione ma pur sempre con la necessità di guadagnarsi da vivere, finiscono con i racconti dell'Ele Fante, o a cambiare stile perché glielo ha chiesto il gallerista... la professione ha anche questi risvolti).
Quando ero ragazzo (nel '78) avevo fatto un bel disegno su un muro (gratis, ovviamente): sono arrivati i carabinieri, mi hanno arrestato e processato (assolto poi per insufficienza di prove, ancorché del tutto colpevole). Se oggi mi offrissero di fare un disegno sul muro a gratis senza rischio di essere arrestato, be' ne sarei contento.



domenica 2 maggio 2021

Nel tempio Shinto, ci si può affacciare uno alla volta verso l'edificio nel quale, dietro a una tenda, sta qualcosa che richiama una divinità (che non si sa cos'è). Si getta un'offerta, si battono le mani due volte sopra la testa, il suono schiocca forte nella corte. Fra i frequentatori ci sono giovani donne in carriera, ragazzi, professionisti in giacca e cravatta.
Attorno al tempio ci sono alberi, fiori, laghetti pieni di pesci colorati e cascatelle che ricordano quelle di montagna – ma è tutto fatto e mantenuto nel tempo come se.
Prima di entrare nel recinto, ci si sciacqua le mani con un mestolo che pesca nell'acqua corrente.
Nel bosco sotto gli alberi all'intorno, statue di Buddha in legno si infradiciscono lentamente, si coprono di muschio e tornano lentamente alla natura.
Sulla scalinata che porta al tempio Zen, chi sta per entrare dà un colpo alla campana. Così, nel bosco, il suono della campana annuncia la gente che arriva: un tocco solitario, è quasi vuoto; una serie di tocchi, tanta gente sta arrivando.
Nel recinto, all'esterno, un braciere fumoso su cui si passano le mani.
Dentro il tempio di legno, un monaco prega seduto per terra davanti a un fuoco furioso, alto più di due metri, che rugge, scalda e affumica tutta la stanza.
Uscendo dal tempio, si scrivono su tavolette di legno i propri desideri, che poi vengono appesi a un graticcio dove tutto sbattono leggermente nel vento. Il suono di centinaia di tavolette oscillanti nel vento è quello dei nostri desideri che se ne vanno.














[e poi parlano di performance artistiche!]

sabato 3 aprile 2021

Cose davvero importanti.

Stranamente, si ragiona e si perde tempo su tante cose che in fondo sono dettagli (da non sottovalutare, però: dettagli in cui ci si perde, ma che costruiscono non si sa bene come i significati). Ma anche i grandi problemi che ci tormentavano, le gioie e le soddisfazioni: una volta risolti, non erano poi così rilevanti. E invece non si pensa mai a quello che di fatto è il centro delle cose.
Da parte mia, credo che sia quella sensazione di fare parte della vita - pienezza del presente, percezione di cose nuove del futuro, chiarezza del passato – qualcosa che in realtà non riesco neppure a nominare chiaramente – e che sentivo un tempo, che per lungo tempo non ho sentito più, e che adesso solo a volte mi capita di sentire.
Mi è chiaro invece cosa allontana da quella sensazione. La routine, ad esempio, il fare cose che non piacciono per dovere, abitudine o vigliaccheria. Il coraggio paga, invece, così come la fatica e la fedeltà al “vero sentire” (diciamo così).
Eppure quella cosa c'è. L'ho conosciuta. E qualunque cosa faccia, l'obiettivo è un solo: ritrovarla. Anche se non so cos'è.



martedì 23 marzo 2021

Lo Specialista.

Ero un ragazzino, andavo alle medie. Una mattina mi svegliai con un dolore terribile all'alluce del piede: era tutto rosso e pulsava. Mia mamma chiamò al telefono la nostra dottoressa di famiglia, che riflettuto un po' sulla cosa, disse: mah, sembrerà strano ma secondo me è gotta. Di solito viene agli anziani che mangiano troppa selvaggina, tipo i Lord inglesi, ma a me sembra quello. Non dategli più prosciutto o cose simili, che fanno male.

I miei genitori un po' preoccupati per quella malattia insolita mi fecero vedere da un famoso specialista, un insigne primario di pediatria del principale ospedale di Milano. Dopo avermi visitato, mi disse di tornare in anticamera, che doveva parlare con i miei genitori. Mentre ero lì che aspettavo, sbucò dalla porta l'infermiera a guardarmi, con aria compassionevole. In macchina i miei al ritorno erano molto agitati: domani verrai ricoverato in ospedale – ma perché? Perché sì e basta, niente discussioni, devi andare e basta.

La mattina dopo appena arrivato in ospedale mi portarono subito a fare un elettroencefalogramma, con la terrina fra i capelli sotto gli elettrodi, e mi chiedevo: questo cosa c'entra con il piede? Poi radiografia alla testa, poi mi misero dentro un tubo, insomma tutta una serie di esami che sembravano non finire mai.

Sì perché, come seppi anni dopo, il famoso luminare aveva escluso che si potesse trattare di gotta – figurarsi! - e mi aveva diagnosticato invece un tumore al cervello, con poche speranze di sopravvivenza.

Ma gli esami non mostravano nulla, dove si nascondeva quel benedetto tumore? Alla fine, sconfortato, il luminare fece un'ultima prova: mi diede da mangiare cibo ricco di purine (quelli che fanno venire l'attacco di gotta) ed ecco subito che il piedone ricomincia a pulsare! Insomma era giusta la diagnosi fatta dalla dottoressa di famiglia al telefono. Solo, da mangiare non mi avevano dato il prosciutto, a cui agognavo, no, ma il cibo più ricco di purine che c'è: un cervello di vitello, lesso, preparato dalle cucine dell'ospedale – forse la cosa più schifosa che abbia mai mangiato in vita mia. Ma da lì in poi la situazione si rasserenò.

Lì in quel reparto dove mi trovavo erano tutti bambini malaticci, un po' deformi, grigi, con i genitori che venivano a trovarli con il magone. E mi ricordo un giorno che mi avevano portato nel sotterraneo a fare un esame, assieme a me c'era un carrello tutto pieno di bimbetti malaticci che si lamentavano e frignavano. L'infermiere spazientito li prendeva a male parole: zitti, o ve la faccio vedere io! E una bimba già un po' grandicella – avrà avuto tre o quattro anni – e con la pelle grigia aveva iniziato a carezzare e consolare i bimbi più piccoli attorno a lei.



venerdì 5 marzo 2021

Rotoballe

Nel vasto campo agricolo ai margini della città, scuro di pioggia e mietuto raso per l'inverno, spuntano qua e là grandi balle di fieno. Tutte uguali, avvolte in un telo di plastica bianca, a volte azzurra; punteggiano i campi a distanze regolari; anzi no, ogni tanto ce n'è qualcuna più in là e alcune sono vicine, tutte in fila. Sembrano un'opera di land art (involontaria).

Sulle grandi balle di fieno giocano dei bambini, saltano da una all'altra sotto gli occhi dei genitori in bicicletta. Un campo giochi involontario, anche qui.

Mi sono perso a guardarli e mi sono dimenticato di fare delle foto. O forse le ho fatte, ma la memoria del telefono














me le ha cancellate.

martedì 23 febbraio 2021

Identità e radicamento

L'attenzione all'identità sembra una cosa di destra, reazionaria. Chi è moderno e contemporaneo cambia di continuo: cambia città, lavoro, amicizie, amori: è diverso da un giorno all'altro o con una persona e un'altra. È aperto al rischio e al cambiamento, alla libertà e al progresso.
Chi si radica sarebbe invece uno che non sa lasciare la sua comfort zone, che non riesce a staccarsi dalle gonne della mamma, una cozza attaccata sempre alla sua roccia, giorno dopo giorno.
Ma l'essere tende ad esistere (come dicono i filosofi). E il piacere maggiore è legato alla conferma dell'immagine che ci si è dati, e alla capacità di agire in un mondo che si è capito. Il bambino ride quando ricompare il suo rocchetto. E quando arrivi in cima a una montagna, per una via che non aveva mai tentato nessuno, il piacere è duplice: è la conferma che sei come ti eri immaginato, e che hai capito la montagna com'è.
E quindi mantenere un'identità nel tempo vuol dire alcune cose: che sei affidabile ad esempio, mantieni le promesse. Che sei anche capace di risollevarti davanti alle sconfitte. Non millanti capacità e successi che non hai. Sai perseguire risultati importanti a lungo, non ti arrendi.
E invece chi cambia spesso cos'è? Un Fregoli, un millantatore, un impostore, forse. E infatti se da un curriculum vedi uno che cambia posto di lavoro ogni sei mesi, che segnale è? Certo ci sono i titoli, ma non sarà magari uno che nasconde qualcosa, uno litigioso o chissà cosa altro (non a caso i negozi espongono fuori: pasticceria da 1857... trattoria dal 1930... perché è garanzia di affidabilità, di cose che vengono fatte bene sempre. Una farmacia storica ti dà sicurezza, un saltimbanco la prima sera fa sfracelli, ma dopo una settimana annoia).
E se non sei radicato in un luogo, come fai a fare grandi progetti? Bisogna sapere la storia precedente, conoscere chi ti può dare le competenze che mancano, sapere come funzionano i decisori pubblici e i soggetti terzi coinvolti, come gira lì l'economia... Le archistar che vengono da lontano sono buone giusto per gli slogan, i colpi di scena, i dettagli di stile: ma la sostanza è da un'altra parte.
(poi per carità un po' bisogna girare: cambiare, viaggiare, imparare, vedere le cose da un altro punto di vista. Ma con equilibrio, eh)
Anni fa quando ero neolaureato andai per un lavoro in una cascina vicino a dove viene la famiglia di mio padre. A sentire il mio cognome, spuntò fuori una vecchina: nipote di quel...? Sì. Ah, come era bravo suo nonno! Quello che diceva, faceva. E le cose fatte duravano anni (e anche: era stato antifascista nel '21. Ma anche nel '36. E nel '45 non era spuntato dal nulla dichiarandosi tale, tutti glielo riconoscevano).
Ecco, questo è quello che mi piacerebbe che un giorno i miei ipotetici nipoti sentissero dire di me.
E questo è radicamento (e non è di destra).



giovedì 21 gennaio 2021

Eros e manipolazione

(Giordano Bruno e De vinculis)

Molti conoscono Giordano Bruno perché è stato bruciato sul rogo dalla Chiesa, una specie di martire dell'anticlericalismo. Altri per testi come Lo spaccio della bestia trionfante (dove si può leggere quell'incredibile passo sull'arcangelo indaffarato a contare tutti i capelli di una persona, o a seguire i singoli movimenti di un insettino... grottesca ma logica conseguenza dell'onniscienza divina). Bruno  sostenne anche che il dominio sugli altri si basa sul loro desiderio amoroso, e questo sull'immaginazione; chi controlla l'immaginazione e quindi il desiderio controllerà le persone, che non vogliono altro che abbandonarsi a chi le fa sognare.

Terribilmente attuale.



il libro si può leggere qui 

i commenti che seguono sono presi da questo blog 

Questo eccentrico e dinamico filosofo del Rinascimento era convinto che l'intero universo fosse tenuto insieme dall'amore erotico. L'amore in tutte le sue varianti dominerebbe il mondo dalla natura fisica ai cieli metafisici, dalla sessualità all'amore dei mistici; esso "porta sia alla [sessualità] animale sia all'intelletto e si chiama divino [misticismo]"

Bruno estese il termine Eros fino ad abbracciare in definitiva tutte le emozioni umane e lo descrisse in termini generali come la forza primordiale che lega, o meglio - come dice lui - "incatena" tramite l'affetto. "Il legame più potente di tutti è... l'amore".

L'amante è incatenato al proprio amato. Ma non c'è bisogno che si applichi anche il contrario; l'amato stesso non deve necessariamente amare. Questa definizione di amore come "catena" rese possibile a Bruno di vedere anche l'odio come modo d'espressione dell'amore erotico, poiché chi odia è "incatenato" all'odiato, proprio come l'amante all'amato.

Secondo Bruno, "la capacità d'incatenare" è anche la caratteristica principale della magia; un mago si comporta come un illusionista, quando lega la sua vittima (sia un umano che uno spirito) a sé con l'amore. "Abbiamo parlato della magia naturale, abbiamo descritto fino a che punto tutte le catene si relazionano alla catena dell'amore o sorgono in essa". Più di tutto, l'amore lega le persone, e ciò gli dà qualcosa di demonico, specialmente se sfruttato da un partner a svantaggio dell'altro. "Per quanto riguarda tutti coloro che si dedicano alla filosofia o alla magia, è del tutto evidente che il massimo legame appartiene all'amore erotico; ecco perché i platonici chiamarono l'amore il Grande Demone, daemon magnus" .

Ora, come funziona questa magia erotica? Secondo Bruno un coinvolgimento erotico/magico fa sorgere tra gli amanti una "rete" di affetti, sentimenti e stati d'animo. Questa rete è intrecciata da sottili "fili di affetto", ed in questo è quanto mai vincolante. La rete (la rete erotica) si può esprimere in una relazione sessuale (mediante la dipendenza sessuale) ma nella maggioranza dei casi il potere di legare è rafforzato dal fatto che è di natura psicologica. Ogni forma d'amore incatena alla sua maniera. "Quest'amore "dice Bruno, "è unico, è una catena che rende tutto uno"

Si può controllare chi si lega a se stessi, in quanto "mediante tale catena, l'amante viene rapito, così da voler essere trasferito all'amato" scrive Bruno. Di conseguenza, il vero mago è l'amato, che ruba l'energia erotica dell'amante per accumulare il proprio potere. Egli trasforma l'amore in potere, è un manipolatore dell'amore erotico.

Bruno si riferisce al manipolatore come a un "cacciatore di anime". Quest'ultimo può raggiungere il cuore dell'amante tramite i sensi: la vista, l'udito, lo spirito, l'immaginazione [di lei], incatenandola così a lui. Lui la può guardare, sorriderle, tenerle la mano, riempirla di complimenti adulatori, dormire con lei, o influenzarla tramite il suo potere d'immaginazione. "Nell'incatenare, "dice Bruno,"ci sono 4 movimenti. Il primo è la penetrazione o inserimento; il secondo è l'attacco della catena, il terzo è l'attrazione, il quarto la connessione, noto anche come godimento. Quindi l'amante, vuole penetrare completamente l'amato con la lingua, la bocca, gli occhi, ecc."

Cioè, l'amante non solo permette di essere incatenata, ma deve anche sperimentare il massimo desiderio per questo legame. Questa bramosia deve crescere al punto che lei vuole offrire se stessa ed il suo essere al manipolatore amato e vorrebbe "scomparire in lui". Questo dà al manipolatore potere assoluto sull'incatenata.

Il manipolatore evoca tutte le modalità d'illusione nella consapevolezza della sua vittima d'amore e ne stuzzica le emozioni e desideri. Apre il cuore dell'amante e può prendere possesso della persona così "ferita". Domina le emozioni estranee e "possiede mezzi per forgiare le catene che vuole: speranza, compassione, paura, amore, odio, indignazione, rabbia, gioia, pazienza, sdegno per la vita e per la morte", scrive Ioan P. Couliano nel suo libro "Eros e magia nel Rinascimento" .

Ma l'incantesimo magico messo in atto non può mai avvenire senza la manifesta volontà della persona incantata. In contrasto, il manipolatore deve sempre risvegliare nella vittima la suggestione che tutto sta accadendo per il suo esclusivo interesse. Egli crea la totale illusione che l'amante sia il prescelto, che sia una persona indipendente che segue la propria volontà.

Bruno cita anche un metodo indiretto di acquisire influenza, in cui l'amante ignora del tutto di essere manipolata. In tal caso, il manipolatore fa uso di "potenti esseri invisibili, demoni ed eroi", che egli congiura con incantesimi magici (mantra) per raggiungere lo scopo prefisso con il loro aiuto.

Dalle citazioni che seguono apprendiamo come questi spiriti lavorano per il manipolatore: essi non necessitano "né di voce né di bisbiglio, ma penetrano i sensi interiori [dell'amante] come descritto. Così non solo producono sogni e voci da sentire e cose da vedere; al risveglio provocano anche certi pensieri che vengono riconosciuti come verità e che difficilmente possono essere riconosciuti come provenienti da qualcun altro". In tal modo l'amante crede di agire di sua volontà, mentre di fatto viene guidata e controllata mediante lusinghe di natura magica.

Il manipolatore stesso può non sottostare ad alcuna inclinazione magica. Come yogi tantrico, egli deve tenere completamente sotto controllo, dall'inizio alla fine, i propri sentimenti. Per tale ragione, un ben sviluppato egocentrismo è una necessaria caratteristica per il bravo manipolatore. Gli è permesso un solo amore: il narcisismo (philautia); secondo Bruno solo una ristretta élite possiede la capacità richiesta, poiché la maggior parte della gente si arrende a emozioni incontrollate. Il manipolatore deve tenere completamente a freno la sua fantasia: "Attenzione, "lo ammonisce Bruno, "a non trasformarti tu stesso da manipolatore a strumento dei fantasmi" . Un vero mago europeo deve, come i suoi colleghi orientali (i Siddha), riuscire "ad arrangiare, correggere e fornire fantasie, per creare i diversi tipi a seconda della sua volontà".

Egli non deve sviluppare alcun sentimento reciproco per l'amante, ma deve far finta di averne, poiché, come dice Bruno, "le catene dell'amore, amicizia, buona volontà, favore, bramosia, carità, compassione, desiderio, passione, avarizia ecc. scompaiono del tutto se non sono supportate dalla reciprocità. Da qui viene il detto 'l'amore, senza amore, muore' ". L'intento di tale affermazione è completamente cinico, in quanto il manipolatore non ha alcun interesse nel rendere reciproco l'amore erotico dell'amante, ma piuttosto simula una tale reciprocità.

Ma perché l'inganno funzioni, il manipolatore non deve restare completamente freddo. Deve conoscere, con la propria esperienza, i sentimenti ch'egli evoca nell'amante, e mai arrendersi egli stesso ad essi: "Egli deve anche saper infiammare, con i suoi meccanismi fantasmici, delle formidabili passioni, a condizione che egli sia distaccato da tali passioni. Perché non c'è modo di stregare altri che sperimentando in se stessi le cose che si desidera produrre nella vittima". L'evocazione delle passioni senza caderne preda è, sappiamo, più o meno il leitmotiv del tantrismo.

L'aspetto più strabiliante della tesi di Giordano Bruno sulla manipolazione, comunque, consiste nel fatto che, come nel Vajrayana, egli nomina la ritenzione del seme come potente strumento di controllo che il mago deve padroneggiare, poiché "mediante l'espulsione del seme le catene [dell'amore] vengono allentate; mediante la ritenzione, invece, rafforzate". In un passaggio successivo possiamo leggere: "Se questo [il seme virile] viene espulso da una parte appropriata, la forza delle catene è ridotta in modo corrispondente" (citato da Samsonow, 1995, p. 175). Oppure il contrario: una persona che trattiene il seme rafforza in questo modo il legame erotico dell'amante.

L'idea di Bruno che ci sia una corrispondenza tra l'amore erotico ed il potere è dunque in accordo con il dogma tantrico anche sulla questione della gnosi dello sperma. La sua teoria sulla manipolazione dell'amore offre un approfondimento psicologico di valore nell'animo dell'amante e del manipolatore amato.

Ci aiuta anche a capire perché le donne stesse si arrendono agli yogi buddhisti e cosa viene messo in gioco nel loro mondo emotivo, durante i rituali. Come abbiamo già indicato, quest'argomento è stato completamente soppresso, nelle discussioni sul tantra. Ma Bruno ci si rivolge apertamente e in modo cinico; ciò che viene manipolato è il cuore dell'amante. Per il manipolatore (o per lo yogi) l'effetto è dunque più grande, quanto più la sua "karma mudra" [la sua yogini] si arrende a lui.

L'opera di Bruno "De vinculis in genere" [Sui vincoli in generale] (1591) può essere paragonato, in termini di cinismo e approccio diretto, solo con "Il principe" di Machiavelli (1513). Couliano giustamente indica che come il Machiavelli esamina la manipolazione politica, così Bruno esamina quella psicologica. Dunque non è tanto di amore nella coppia, di cui si parla, quanto di amore erotico nelle masse. Culiano afferma che questa è l'intenzione di Bruno: che le masse servono al manipolatore come "catena". L'ex-monaco di Nola riconosce "l'amore" manipolato come un potente strumento di controllo per la seduzione delle masse. Quindi la sua teoria contribuisce molto alla comprensione dell'attrazione seduttiva che i dittatori e i pontefici esercitano sulla gente che li ama. Questo rende attuale l'opera di Bruno, nonostante il suo contenuto cinico.

Bruno riconosce che l'amore in senso lato è "l'elisir della vita"; questo rende possibile la creazione e il mantenimento delle istituzioni di potere guidate da una persona (come il Papa, il Dalai Lama o, per esempio, un "amato" dittatore). Per quanto possa esser forte l'amore, se resta a senso unico, esso è manipolabile nella persona dell'"amante". Certamente, più forte diventa, più facilmente può essere usato o "usato male" per scopi di potere (da parte dell'"amato").

Nel libro "Eros e magia nel Rinascimento" Couliano esprime l'opinione che tramite i mass media l'Occidente sia già stato intrappolato in tale "rete erotica" manipolabile.

Alla fine della sua analisi del trattato di Bruno sul potere, Couliano conclude: "E poiché le relazioni tra gli individui sono controllate da criteri 'erotici', nel senso più lato dell'aggettivo, a tutti i livelli la società in se stessa non è altro che magia applicata. Tutti gli esseri inconsapevolmente a causa della maniera in cui il mondo è costruito, si ritrovano in un luogo intermedio 'inter-soggettivo' e prendono parte a un processo magico. Il manipolatore è l'unico che, avendo compreso il meccanismo nel suo insieme, è dapprima un osservatore delle relazioni inter-soggettive, e al tempo stesso acquisisce quella conoscenza di cui s'approfitterà in seguito" .

lunedì 18 gennaio 2021

“Sempre è Covid”

Nella Tregua di Primo Levi, in un celebre passo lui sta parlando con il greco esperto e levantino che l'ha aiutato a salvarsi e che adesso lo sta istruendo su come cavarsela fuori dal lager. Vedi, in guerra bisogna fare così... è più importante cosà... Ma la guerra è finita, osserva Levi. Sempre è guerra, taglia corto il greco.

Nel senso che questa è la realtà profonda delle relazioni umane: la competizione economica e sessuale, gli sgambetti, i rischi, la sopraffazione: quando tacciono le armi è finita la guerra militare, non c'è la pace.

E quindi, se i ricchi diventano sempre più ricchi e chi faceva un lavoro precario diventa sempre più precario... Se ci si può muovere solo per andare a lavorare... Se lo Stato usa i soldi non per i servizi, ma per continuare a fare guadagnare le imprese... Se i contatti fra la gente sono sempre più mediati dalle macchine e non di persona, viso a viso... se la normatività e le procedure condizionano sempre più i comportamenti... se quello che viene chiesto è di andare in letargo e fare passare il tempo e non di cercare di fare qualcosa di nuovo... be', non è una situazione eccezionale che prima o poi finirà: è la realtà - che solo si vede meglio.

Sempre è covid.



martedì 29 dicembre 2020

Nuove Stazioni (Albairate)

Per un contrattempo (un piccolo incidente in bici) decido di tornare a casa in treno, e cerco la stazione più vicina: è una nuovissima, realizzata da poco, un nodo importante.
Un tempo le stazioni le mettevano il più vicino possibile al centro cittadino, con un bel viale alberato che le univa al centro storico. C'era un capostazione serioso e un bigliettaio a cui chiedere informazioni, un bar affollato e la sala d'aspetto. Qui siamo in mezzo al nulla. Non c'è neanche il cartello che indica dove andare. Fuori, solo un grande parcheggio, e campi arati. Non c'è biglietteria, solo una macchinetta (che non funziona). Non c'è un bar, solo un distributore automatico di bibite (vuoto). Non ci sono nemmeno i cartelli con gli orari, solo un display elettronico che indica il prossimo treno (e solo quello). Inutile dire che non c'è neanche il capostazione o altro personale di sorta. Ci sono solo due tossicodipendenti che litigano (è un bel po' che non ne vedevo) e una ragazza nera poco vestita e dall'aria vagamente equivoca. In fondo alla banchina c'è un ragazzo con una bottiglia di liquore, ubriaco (sono le due del pomeriggio).
Vago senso di inquietudine. E se mi rapinano? Be', per quello ci sono le telecamere, dalle immagini si vedranno le ombre di chi mi ha rapinato, picchiato o ucciso. Bella consolazione.
Be' almeno così si risparmia in personale. Niente capostazione, niente bigliettaio, niente barista, niente di niente: solo macchine. Chissà che idea dell'umanità ha chi ha progettato questa stazione. Un giorno faranno a meno anche dei passeggeri - e allora avrà raggiunto il suo ideale.