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mercoledì 13 settembre 2023

La vita de l'omo

 

Da piccoli si vive la separazione:
si è qualcuno a scuola, poi c'è la famiglia,
un altro a ginnastica, diverso la politica,
e nella compagnia;
e se qualcosa va male o qua o là,
be', c'è sempre modo di ricompensare.

Da grande sei come un cane alla catena
cercare di dormire, grattarsi il pelo;
ogni tanto qualcosa da mangiare.
Ma quando che qualcuno si avvicina
nun c'è gnente da fa':
devi abbaiare.





















[patetico omaggio al grande GGB - o anche 996, lo pseudonimo che voleva usare nel caso di pubblicazione dei suoi sonetti, cosa poi non avvenuta]

martedì 6 aprile 2021

Poetastri

Se questo
che
vedete
qui
in queste
righe
è
fare poesia
allora
io
sono
Rimbaud
e
voi

Verlaine.

[da poetastri.com nb]

mercoledì 26 giugno 2019


Bello stare fuori la notte quando piove
Quando non si riesce a smettere di parlare con qualcuno
Qualcuno che si è appena conosciuto
e tutto sembra aperto.

Mica come adesso che me ne sto a casa
non vado alle feste agli spettacoli che ci si diverte
alle riunioni dove si può incontrare qualcuno
qualcuno che si conosce già.
Vivi nascosto. Non cedere alle sirene.
Alle sirene di quelli là
che ti attirano e si succhiano la vita
che hanno annichilito tutto quello che c'era di bello vivo e sano
quando si stava fuori la notte quando piove.

martedì 16 settembre 2014

te ne sei andata
in giro a cercar gente
gente che ti lascerà
con i vestiti sfatti
con una borsa vuota
con la figa puzzolente
anche se non ti importa
io ti amerò per sempre.

lunedì 16 settembre 2013


Quando guardavo la vita dal di fuori.
Mi chiedevo:
Le persone che passano per strada, hanno qualcosa da fare,
la loro è vita vera.
Guardavo e contemplavo
questa loro vita
alla luce del sole
del tardo pomeriggio
sui muri delle case.

Ora passo per le strade,
ho qualche cosa da fare.
E la mia vita è:
noia, fastidio, frenesia
gli stessi pensieri
un grande baccagliare
e niente che varrebbe la pena di guardare.



domenica 16 settembre 2012


in verità quel che ho sempre pensato
è che sarei finito da barbone.
Avvoltolato in un mucchio di cartoni
facile preda di un gruppo di predoni.
Ma quando che l’avrebbero raccolto
avrei sperato che girandolo
qualcuno avrebbe detto:
      ehi, qui c’è un libretto!

venerdì 16 settembre 2011


Di tutto quel che ho fatto
non resterà più niente.
Niente che qualcuno voglia leggere
nessun disegno da guardare
un edificio in cui abitare
una pratica ben risolta
un certificato compilato.
Niente baci dati, niente sorrisi
conversazioni brillanti, pareri intelligenti.
Ma quel che più mi spiace
nulla di quello che ho sentito
un pomeriggio buio
sdraiato sul letto a rimirare
il sole che passava in fronte al muro
l'aria che correva
qualcosa che al di là non si vedeva
e buona sera.




giovedì 16 settembre 2010

Perché mi trovavo bene a casa mia.

È perché c'era la mamma che faceva da mangiare.
È perché il centro è comodo, una casa grande e antica.
Qualche altro motivo? C'è di sicuro.
Ma il vero motivo è
che mi piaceva guardare
quella macchia chiara contro il muro
(come scrivo male)
e poi guardare fuori, lontano
oltre i tetti dei vicini
oltre le strade, i terrazzi, il mare
quella casa
bianca
senza finestre.
Chi ci abitava?
(era una banca)



mercoledì 16 settembre 2009

Amici.

Con la promessa implicita
che ci saremmo ritrovati
(quando ci siamo lasciati)
più belli e più splendenti di pria
una volta ritrovata la via
passato questo momento strano
di volgarità e di confusione
di perdita di tempo
di tempo perduto
(non è mai avvenuto).