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sabato 29 agosto 2026

Kamimura Kazuo

Folli passioni
Il titolo (assieme all'immagine di copertina) potrebbe far pensare a una storia tutto sesso (e non ci sarebbe da sorprendersi, visto l'autore). In realtà, la passione folle (una delle passioni folli) che viene raccontata è quella di Hokusai per la pittura, di cui si immagina un discepolo (verosimilmente una proiezione dell'autore stesso).
Fra immagini di vita di strada, storie di sesso ma soprattutto di amore, eventi soprannaturali, vita quotidiana, citazioni della letteratura e della pittura giapponesi, si passa rapidamente fra registri diversi, da quello popolare-grottesco a quello lirico, a quello drammatico: con un'articolazione su più piani e attraverso una serie di episodi che da una parte è semplice e immediata, ma allo stesso tempo profonda e complessa. Davvero bello.


































[in quegli anni ha disegnato anche Lady Snow Blood, da cui è stato tratto l'omonimo film, che ha largamente “ispirato” - ovvero è stato scopiazzato alla grande – Kill Bill di Tarantino]

sabato 23 maggio 2026

La Serva Padrona

di Pergolesi

Opera buffa, con solo tre personaggi: il vecchio aristocratico introverso e brontolone, la sua serva Serpina allegra, intelligente e simpatica (ma davvero molto simpatica, anche adesso) e un servitore muto. Finisce che il vecchio brontolone si arrende e ammette di amare la ragazza, la sposa - e così diventa lei padrona.
L'opera era pensata come intermezzo per intrattenere il pubblico nell'intervallo fra gli atti di una tragedia seria (tipo Racine o Corneille). Dopo un po' la gente andava a teatro solo per vedere l'intermezzo (giovane e allegro) e non la tragedia (vecchia e noiosa): anche qui, l'opera da serva era diventata padrona!
Fra il pubblico gli enciclopedisti, fra cui Diderot, che ne era entusiasta. Ma non è che un giorno i servi (svegli e capaci, tipo poi il Figaro delle Nozze) sarebbero diventati padroni?
E vedi un po' come vanno le cose...





domenica 10 marzo 2024

Battiato

Confesso una certa diffidenza iniziale (uno che dopo il Parco Lambro trova il successo con canzoni tipo Bandiera Bianca e il Centro di Gravità Permanente, proprio la quintessenza degli anni '80, cos'è, un infame?), ma poi certe sue canzoni mi sono proprio entrate nel cuore (sempre però un po' come un abbandono a un piacere colpevole, del tipo: non è ci sta imbrogliando? per non parlare poi dei toni misticheggianti... ci è o ci fa? E quell'ogni tanto passava una nave, non è che è solo un furbino che gioca con i nostri sentimenti, un po' alla Puccini, per dire? Ma chi se ne frega... lasciami sentire e basta!):
Gli Uccelli
Treni per Tozeur
La Cura
Voglio vederti danzare
(tanto per dirne qualcuna)
più le canzoni altrui (francesi, Endrigo, Era de Maggio...) cantare con quella sua voce non bella, ma così bene...

(non c'è da stupirsi dell'affetto dei suoi appassionati).


giovedì 16 novembre 2023

In culo oggi no

di Jana Černá

Si tende un po' a dimenticare, oggi che ha vinto la destra liberista e/o reazionaria, che nei regimi socialisti dell'Est europeo c'era anche un'opposizione radicale di sinistra, anarchica e underground (che verosimilmente avrebbe schifo anche dei governi che ci sono adesso).
Lei era figlia di Milena, la fidanzata di Kafka; e pur trovandosi incastrata nella Cecoslovacchia comunista, aveva conservato in qualche modo l'indipendenza materna. Scrisse tra l'altro poesie sul desiderio di sesso di una franchezza e immediatezza che a confronto “Porci con le ali” è una roba per educande. Qui una delle più morigerate (è stata scritta negli anni '50, per farsi un'idea):

La scarpetta di cenerentola calza a pennello
Anche la mia fica
ma solo a qualcuno
Non però a uno solo
a te starebbe senz’altro bene
Le fiche si cuciono su misura
e al sarto gli si dice
Mi ci metta una fodera di seta
e non metta bottoni
tanto la porterò slacciata.



[il libro l'ho preso in prestito in biblioteca, e ovviamente l'ho dimenticato in treno. Mi è toccato quindi andare a cercarlo agli oggetti smarriti e subire il sorrisetto ironico, gli ammiccamenti e i colpi di gomito dell'impiegato “ah, allora domani sì? He, he”]

lunedì 23 ottobre 2023

Il dottor Semmelweiss

È la tesi di laurea in medicina di Céline, noto antisemita e filonazista, ma - come altrettanto noto - scrittore di grande sensibilità (qui e altrove).
Il libro racconta la storia di questo medico che, all'ospedale di Vienna, scoprì che la febbre puerperale che uccideva le giovani madre ricoverate (perlopiù povere e spesso non sposate) era causata inavvertitamente dai medici stessi, che passavano dalla sala anatomica dove sezionavano i cadaveri alla visita della pazienti senza lavarsi adeguatamente le mani: erano loro, i benefattori, a portare la malattia che pretendevano di curare; loro, istruiti, ricchi, famosi, ad infettare quelle povere donne, certo ignoranti e forse dalla morale un po' incerta, ma insomma degli esseri umani anche loro, loro a farne le loro vittime. Ma una volta iniziato a lavare le mani, come li costrinse a fare Semmelweiss, e a cambiare le lenzuola, le morti cessarono.
Nessuno lo ringraziò per la sua scoperta; anzi, destò invidie, fu osteggiato, come si permette, costretto a lasciare l'ospedale; fino a morire solo, povero, dimenticato, disperato, abbandonato in un manicomio (dove morì per setticemia, ferite disinfettate male, ironia della sorte).
Quindi, se qualcuno non l'ha ancora letto, corra a procurarselo: non se ne pentirà.

sabato 16 settembre 2023

Scopami

di Virginie Despentes
Scopami (libro e film) è una specie di Thelma & Louise splatter in cui si ammazzano un sacco di persone e quando scopano lo fanno veramente (hanno usato attrici porno). Le due, una dopo aver subìto uno stupro, l'altra prostituta occasionale (due esperienze che la stessa autrice dice di avere fatto) si strappano dalla loro vita senza sbocchi in periferia e iniziano ad ammazzare spacciatori, poliziotti, coinquiline, passanti: e viaggiano, fra desiderio di sesso occasionale, riviste porno e masturbazione, alcool, fumo, desiderio di essere sedotte e sottomesse (e la rabbia per questo), cioccolato e junk food (stranamente, pochi stupefacenti pesanti tranne qualche anfetamina all'inizio), verso la fine.
A distanza di anni, tutta quella violenza appare un po' datata (e delle vite senza speranza dei periferici non gliene frega più niente a nessuna, tutta canaille); il resto meno.
King Kong Theory invece è un suo saggio che tratta più o meno gli stessi temi da un punto di vista femminista molto forte e radicale (ma abbastanza fondato e ragionato, se si può dire) su questioni di sesso, ruoli, depilazione, ecc.
Una tosta, insomma.


giovedì 14 settembre 2023

Canzoni napoletane


Ci sono (giustamente) molti appassionati di canzoni blues degli anni '20, di musiche popolari celtiche o di motivi kletzmer ovvero gitani e slavi, perché sono tradizioni spontanee, sentite, radicate, fantasiose e struggenti. Tutto verissimo e giustissimo.
E allora perché quel sottile tono di sufficienza quando si parla di canzoni napoletane? Io te voglio bene assaje, 'Na rosa e maggio (cantata però un pochino più veloce, alla Battiato), I' te vurria vasà, Oi Marì, Scetate, Cannatella, N'ammasciata e mille altre ancora non sono forse ugualmente meravigliose?





















[cantate magari alla Sergio Bruni – senza però quel terribile accompagnamento musicale – , piuttosto che dal nasale Murolo - che pure ha avuto il grande merito di avercele fatte conoscere, e soprattutto con solo accompagnamento di chitarra]

mercoledì 13 settembre 2023

il Belli

Sonetti
Può sembrare inutile (e forse anche un po' presuntuoso) consigliare un'opera così famosa e giustamente amata per l'incredibile immediatezza, sincerità e articolazione dei temi toccati (davvero dall'alto al basso). Ma non è sempre facile districarsi nella gran quantità di sonetti (oltre 2.200); ne volevo allora consigliare qualcuno come assaggio (il numero è riferito all'edizione completa del 1952 nb, altre numerazioni  sono un pochino diverse nel senso che contengono qualche sonetto in più).
Questo è abbastanza famoso:
596 (Er bon padre spirituale)

«Accúsati figliuola». «Me vergogno»
«Niente: ti aiuto io con tutto il cuore.
Hai dette parolacce?» «A un ber zignore».
«E cosa, figlia mia?» «Bbrutto carogno».

«Hai mai rubato?» «Padre sí, un cotogno».
«A chi?» «Ar zor Titta». «Figlia, fai l’amore?»
«Padre sí». «E come fai?» «Da un cacatore
ciarlamo». «E dite?» «Cuer che cc’è bbisogno».

«La notte dormi sola?» «Padre sí».
«Ciài pensieri cattivi?» «Padre, oibò».
«Dove tieni le mani?» «O cqui o llí...».

«Non ti stuzzichi?» «E cc’ho da stuzzicà?»
«Lì fra le cosce...». «Sin’adesso no,
(ma sta notte sce vojjo un po’ pprovà)».

Abbastanza erotici anche il 595 (Er confessore) il 1325 (Primo, conzijjà li dubbiosi) e il 625 (L'ingeggno dell'omo) (ma ce ne sono molti altri).
Sempre molto famoso questo: 774 (La vita dell'omo)

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola
tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio, in ner crino, e in vesticciola,
cor torcolo e l’imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni.

Poi viè ll’arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.

Consiglio anche altri tipo il famosissimo 165 (La creazzione der monno), il 1252 (Er buscio della chiave); fa tenerezza il 1217 (Se more), divertente il 1109 (Li beccamorti) e i 2087 (La vita da cane) e 1706 (Cosa fa er Papa?) sull'industriosità dei Papi. Ma sicuramente ne dimentico tantissimi altrettanto belli (è forse l'unico caso in cui la parlata romanesca ispira simpatia ;-).
Si ispirò a Carlo Porta, forse conobbe Leopardi (erano grosso modo coetanei) con cui condivide alcuni toni pessimisti e sicuramente a una serata letteraria incontrò Gogol (che ne parlò entusiasticamente per lettera).
I sonetti non furono mai pubblicati in vita (anche se erano largamente noti) ed erano destinati alla distruzione (ma una seconda copia la salvò un amico).
Divenuto anziano e costretto per povertà a lavorare come censore papale, vietò le opere di Shakespeare in quanto politicamente pericolose (anche Collodi finì in modo simile, rilasciando autorizzazione alle rappresentazioni teatrali in cambio di prestazioni sessuali da parte delle attrici).
Sic transit.


mercoledì 6 settembre 2023

Kenkō

Momenti d'ozio

L'ho letto da adolescente, e mi rendo conto adesso di quanto mi abbia suggestionato (non so se nel bene o nel male). Una citazione: “solo una persona di limitato intendimento desidera sistemare le cose in serie complete. Desiderabile è l’incompletezza. In ogni cosa l’uniformità è sconsigliabile.” E un giudizio (in generale su certa scrittura giapponese): “Tradotto – letteralmente ma un po’ frettolosamente – con l’espressione “il sentimento delle cose”, il mono no aware è un ideale estetico e di sensibilità peculiarmente giapponese. Eppure tutti noi sperimentiamo, più spesso di quanto non vogliamo credere, uno stato di commozione molto simile. Il mono no aware non è lo stupore intenso e abbacinato difronte a panorami grandiosi. Non c’è nulla che levi il fiato. È piuttosto quella sospensione inattesa che ci prende quando notiamo, della natura, un elemento piccolo e banale all’apparenza, ma che improvvisamente ci appare gravido di qualcosa d’altro, di più profondo. Quel certo modo che una foglia ha di piegarsi, mentre si accartoccia; o un fiore, nel suo schiudersi; o un tronco, nel torcersi; o un melograno spaccato, quando si divarica scoprendo la gelatina dei chicchi. Qualcosa di quel modo – di piegarsi, schiudersi, torcersi, divaricarsi – ci costringe a guardarlo, come se fosse l’unico modo possibile di essere, come se racchiudesse una qualche perfezione; che è tutta naturale, ma che al tempo stesso contiene anche dello spirituale, del divino. E mentre guardiamo, sappiamo che tutto sarà per poco tempo. Che nell’arco di poche ore o pochi giorni quella foglia, quel fiore, quel tronco, quel melograno incontreranno lo sfarsi della materia, la decomposizione, la putrefazione. Il loro piegarsi, schiudersi, torcersi, divaricarsi è un processo: il cui destino ultimo è la consunzione, la fine. E ne proviamo una nostalgia, quasi, una tenerezza e simultaneamente una disperazione che ci muove: in un momento densissimo che sembra contenere, per pochi istanti, tutto l’affetto che noi sentiamo di poter rivolgere a una creatura, e al creato nel suo insieme.”















[l'immagine in verità è riferita a un'edizione di “Note del guanciale” nb]

lunedì 4 settembre 2023

Libri sugli anni '70

I migliori a mio parere sono: 
Gli invisibili di Nanni Balestrini (meno bello L'editore, forse su questo meglio Senior Service) e 
La scuola cattolica di Albinati (almeno fino a pagina 900, dopo a mio parere si perde un po').
Gli altri niente di che.

[non male anche (letto dopo) La ricreazione è finita di Dario Ferrari, soprattutto nella felice rappresentazione di chi a un certo punto si è tirato indietro, accettando l'irrilevanza e rifiutando di riciclarsi nella ricerca del successo, anche in qualche modo per espiare per gli altri pur non facendo fatto nulla]
[Nella saggistica, i migliori mi sembrano Dolore e furore di Sergio Luzzato (il sottotitolo una storia delle Brigate Rosse è però un po' fuorviante, è in realtà una storia di Genova in quegli anni),  Gli anni della lotta armata di Davide Steccanella, Generazione Settanta di Miguel Gotor; onesto anche I ragazzi che volevano fare la rivoluzione di Aldo Cazzullo.]

giovedì 9 marzo 2023

Gli stregoni della notizia

di Marcello Foa

L'autore è un giornalista di destra moderata (scrive su il Giornale). Eppure quello che dice è molto simile a quello che si trova sui siti di controinformazione (lo dice anche lui, solo che quelli sono prevenuti e ideologici, precisa, lui ci è arrivato cercando la verità).
E in buona sostanza quello che nel libro viene esposto in modo chiaro, puntuale, completo, lucido e ben documentato è il modo in cui l'opinione pubblica mondiale viene manipolata dai poteri dominanti a propri fini.
Dalle basi teoriche della pubblicità e della propaganda anni '30 (Lippmann, Bernays...) fino al ruolo degli spin-doctor nelle guerre in Iraq, Libia, Kossovo, primavere arabe, ecc, ecc, si mostra bene e in modo esteso come vengano diffuse sistematicamente, di fatto con l'appoggio o perlomeno la connivenza dei media teoricamente indipendenti, vere e proprie menzogne ben formulate per ottenere l'appoggio dell'opinione pubblica alle proprie politiche: politiche molto spesso non molto belle in verità, anzi quasi mai, anzi decisamente orribili: ma se ben condite e ben rappresentate... be', vanno giù. O perlomeno nessuno si lamenta.
Insomma è un libro da leggere assolutamente se si vuole capire cosa veramente succede (o i perché dell'accanimento contro persone come Assange o Snowden, a cui invece dovremmo alzare un monumento); magari assieme a quello di Marco D'Eramo (versione di sinistra, stavolta) che in “Dominio – la guerra invisibile dei potenti” mostra come dalla fine degli anni '70 alcuni milionari americani abbiano avviato, organizzato, finanziato e ramificato una vera e propria controrivoluzione culturale finalizzata a capovolgere i frame di riferimento, ovvero i modi in cui vediamo e interpretiamo il mondo, e quindi i giudizi e le azioni conseguenti; o anche il libro di Alfredo Macchi "Rivoluzioni Spa", praticamente introvabile (esaurito dall'editore, assente nelle biblioteche - l'unica copia presente a Lecco risulta rubata - non presente sul mercato dell'usato) che racconta come la cosiddetta primavera araba o i movimenti nei paesi ex socialisti siano scientificamente organizzati da organizzazioni esterne a fini geopolitici. Si vive nella menzogna, ahimè.


[ma, mi viene in mente: e quando su 7 del Corriere della Sera si parlava di quei bravi giovani che sognavano la libertà e nelle foto si vedevano dei paramilitari nerovestiti... e qualche giorno dopo attaccavano il Parlamento regolarmente eletto, con i cecchini che sparavano dai tetti sui poliziotti che lo difendevano.... e ricordate la storia dell'isola dei serpenti, dove i valorosi difensori si erano rifiutati di arrendersi ed erano stati uccisi tutti? (e allora la vicenda - stranamente simile a quella di Bastogne avvenuta nella seconda guerra mondiale – chi l'aveva raccontata? Visto che erano morti tutti...) Ah già, la settimana dopo si scopre che c'era stato un sopravvissuto (era troppo grossa, non stava in piedi)... E la ragazzina con il mitra e il leccalecca? Fossimo stati in un paese africano, avremmo esecrato: bambini-soldato! Ma tant'è. E via così. Perché il punto è (ma non ce ne accorgiamo) che la vera preda siamo noi.
Ma ricordiamoci sempre quello che si diceva: è la verità che vi renderà liberi (Giovanni, 8 – 32)]
[nb: “l'atto secondo” del libro in realtà è solo un aggiornamento della prima edizione, che a questo punto è inutile leggere (non è un “atto primo”)]

martedì 28 febbraio 2023

Il Grande Parvus

di Pietro Zveteremich

Parvus. Ovvero “piccolo”, questo il suo soprannome: perché invece era un omone, alto, con un barbone, ebreo di Odessa. E anche un importante rivoluzionario russo, stranamente poco noto. Questa è la sua vicenda.
Agli inizi del '900 in Russia il governo zarista aveva deciso di iniziare ad insediare fabbriche e industrie a San Pietroburgo, come avveniva in Occidente. Temeva però i sovversivi, i sindacalisti socialisti o peggio che mai anarchici. La polizia segreta - la famigerata Ochrana - suggerì allora di fondare un sindacato "giallo" ovvero al servizio dei governanti e degli imprenditori; e lo affidò a un sacerdote, il Pope Gapon. In quanto protetto e pagato segretamente dallo Stato, il suo sindacato ebbe all'inizio grande successo: fondi a disposizione, belle sale riscaldate in cui si offriva il tè, rivendicazioni ragionevoli - precedentemente concordate - puntualmente accolte dalla controparte. Il Pope Gapon così man mano si era montato la testa ed era diventato portatore di richieste più audaci e radicali. Che però stavolta destarono sospetto e non vennero accolte, con suo grande disappunto. Come, quella gente si fidava di lui e lo sbugiardavano così? Un po' stupito, chiese e ottenne un colloquio a corte per i suoi operai, vedrete che stavolta ci ascolteranno. Lo Zar invece non solo non accolse nulla, ma si rifiutò persino di stringere la mano agli operai, offendendoli profondamente. Il Pope umiliato organizzò allora una grande manifestazione, con icone e tutto, che si diresse al Palazzo di Inverno a chiedere udienza, stavolta sicuramente lo Zar ci ascolterà, vuole bene al suo popolo, diceva. E invece trovarono l'esercito, che sparò: più di cinquecento morti. Pope Gapon, ferito e coperto di sangue, giurò di vendicarsi e chiamò il popolo alla rivolta: che scese nelle strade, scioperi a oltranza, scontri, assemblee.
A New York Trotzkij, che si trovava lì in esilio, apre i giornali e legge dei moti. Si precipita con la prima nave a Pietroburgo dove incontra Parvus che era accorso anche lui di gran fretta (Lenin invece non ce l'aveva fatta), devo fare un discorso, cosa dire? Qui vanno i consigli di fabbrica, e Trotzkij sale sul palco: tutto il potere ai consigli!!! urla; e così presero in mano la situazione, iniziò la prima rivoluzione, quella del 1905: perché in russo i consigli si chiamano soviet, e da lì iniziò tutto (dal sindacato giallo, vedi le furbizie della storia, la famosa eterogenesi dei fini! Perché l'Ochrana, la polizia segreta, infiltrava i partiti socialisti rivoluzionari, ne metteva addirittura i suoi uomini a capo, organizzando addirittura l'assassinio di Ministri – dell'Interno! - poco graditi – e poi ci si chiede come mai i bolscevichi fossero ossessionati dalla segretezza, dallo spirito di corpo, vedessero ovunque nemici infiltrati...).
Comunque, fu sempre Parvus - grande situazionista ante litteram - a suggerire a Trotzkij (che era più un uomo d'azione che un pensatore) la sua teoria più famosa, quella della Rivoluzione Permanente. E dopo la repressione dei moti del 1905 decise di andarsene all'estero, in Turchia; dove divenne un uomo di affari, in particolare nei contatti con il Governo tedesco.
E così quando nel 1917 ci fu la Rivoluzione di febbraio, fu sempre Parvus a organizzare (e finanziare) il viaggio del treno piombato di Lenin - imbottito di armi - attraverso la Germania fino alla Russia: da cui la rivoluzione di Ottobre.
Ma Parvus poi decise di continuare a fare l'uomo d'affari – gli piacevano troppo i soldi
; o magari c'erano altri motivi, chissà. E se ne restò nella sua villa a Berlino; fino alla sua scomparsa. Da cui lo ha tratto Zveteremich con il suo libro. 



[L'autore (italiano, malgrado il cognome) peraltro è quello che ha portato in Italia (e quindi nel mondo) il Dottor Živago e che ha anche fatto conoscere 
Mosca-Petuškì, per dire. Un grande conoscitore della Russia sovietica quindi, in modo non scontato. La mamma di Zvetermich era della famiglia che gestiva il Grand Hotel di Alassio, dove soggiornava Gorkij. Il padre, Renato, negli anni '30 era il responsabile della sezione grafica di Olivetti e in quel ruolo sponsorizzò il ricorso a giovani architetti modernisti. Viaggiava molto per lavoro e a Vienna aveva conosciuto Freud e appunto Parvus. Il grande Parvus.]

giovedì 22 dicembre 2022

Vecchie porcellane cinesi

di Charles Lamb

Bell'esempio di felicità inventiva, né gratuita né programmatica. Le due parti di cui è composto il racconto - quella sulle porcellane e la rievocazione dei "bei tempi andati" in cui si era "così poveri e così felici" (tema che ha avuto tali grossolani svolgimenti da diventare fra i più fastidiosi) - non c'entrano niente l'una con l'altra (tranne il fragile giustificativo logico delle porcellane che un tempo non ci si poteva permettere), se non per un'intuitiva e immediata simmetria - intuitiva, leggera e agile - fra il blu, la lontananza, l'inverosimiglianza delle figurine sospese per aria delle porcellane cinesi; e la lieve, leggera malinconia "blue" della sorella che rievoca il tempo felice passato assieme.

lunedì 24 ottobre 2022

Storia del dottor Faust (ben noto mago e negromante)

di Johann Spies


È la storia a cui si sono ispirati Marlowe, Goethe, Puškin e Thomas Mann: un dotto che vende l'anima al diavolo per conquistare il mondo.

Il nome deriva probabilmente dal Doctor Faustus, vale a dire l'appellativo con cui era noto quello che negli Atti degli Apostoli è chiamato Simon Mago, ovvero uno gnostico che finisce male, incapace di mantenere i miracoli promessi (Doctor Angelicus era invece l'appellativo di San Tommaso d'Aquino, per dire, mentre Doctor Subtilis era Duns Scoto, e via così). E c'è chi sostiene che sia proprio la gnosi la religione nascosta che guida la modernità: sì, perché con la sua idea del dio nascosto, che l'uomo cerca di raggiungere, c'è l'idea di migliorare il mondo, di farne un'immagine del paradiso – idea che non piaceva per niente ai protestanti più austeri, con la loro idea della salvezza solo per grazia. E infatti nel libro Faust muore (e va all'inferno) imprecando: “Ach! Vernunft und Freier Will!”, ovvero: Ahi! Ragione e Libero Arbitrio, dove mi avete portato!

E quindi si vede che paradossalmente la religione cattolica (che spesso viene accusata di oscurantismo e arretratezza) in realtà fosse più “moderna” (come l'intendiamo noi) del determinismo protestante. Che invece è all'origine del capitalismo, perché? Perché la predestinazione (il destino umano è nella mente di Dio) libera dai sensi di colpa nei confronti di chi non ce la fa: se uno è ricco è ricco, Dio ha voluto così, se uno è povero idem, questi sono gli imperscrutabili disegni divini e non ci possiamo fare niente, altro che costruire il paradiso in terra. Da qui si vede che anche il socialismo nasce da questa idea religiosa, dalla Vernunft und Freier Will.

Capita a volte di leggere sui giornali frasi del tipo: si stenta a crederlo, ma vi rendete conto che nel Seicento si facevano guerra per le diverse interpretazioni della Bibbia, assurdo. Assurdo un bel niente: in fondo, sotto altre forme, sono gli stessi motivi per cui ci facciamo la guerra adesso.



domenica 28 agosto 2022

Taipi

di Hermann Melville


Ai suoi tempi, era stato il suo libro più famoso, quello che gli aveva dato notorietà e successo (Moby Dick invece allora non se lo filò nessuno).

In breve, la storia (autobiografica, è quello che successe veramente a Melville quando faceva il marinaio) è quella della sua diserzione da una baleniera in viaggio nei Mari del Sud e della sua fuga nella parte più ignota e più pericolosa dell'isola: quella abitata da tribù selvagge e (si diceva) antropofaghe, cannibali insomma. Che invece sono civilissimi, lo accolgono con piacere, lui si sistema con una ragazza senza problemi. Le usanze sociali sono poi quanto mai aperte, e lui le osserva con stupore e meraviglia: gli indigeni non si fanno problemi ad amarsi, non sono però promiscui o approfittatori, solo ad esempio è normale che in una famiglia se il padre si innamori di una ragazza, questa venga accolta senza problemi in casa; e così anche la madre, se è innamorata di un giovane, lo frequenta liberamente. E via così, con Melville sempre più stupefatto: davvero si può vivere così felici? Lontani dalle brume e dalle costrizioni della Nuova Inghilterra?

Ma prima o poi la nostalgia si fa troppo forte, e quindi a un certo punto tradisce la fiducia dei suoi ospiti e scappa di nascosto, tornando nel mondo civilizzato.

Libro fondamentalmente libertario, e per questo di grande successo. A ulteriore conferma di quanto dirà poi Norman Lewis: non c'è mito più reale e verificato di quello del buon selvaggio. Nel senso che non è un mito, è quello che c'era veramente (e che noi abbiamo distrutto).





martedì 12 aprile 2022

Uccideresti l'Uomo grasso?

di David Edmonds


Immaginiamoci un treno lanciato in folle corsa verso un precipizio con sopra dei passeggeri innocenti destinati a schiantarsi, a meno che... a meno che un uomo grasso inavvertitamente si disponga vicino a uno scambio, così che, quando il treno arriva, lo travolga azionando però lo scambio, in modo che tutti i passeggeri si salvino venendo indirizzati a un binario morto. Tu sei lì a vedere da lontano (sopra un ponte, per dire), sai tutto, ma non puoi intervenire. Puoi solo gridare all'uomo grasso di scansarsi e salvarsi – ma così i passeggeri morirebbero. Lo faresti? O lasceresti morire l'uomo grasso?

È questa (in grande sintesi) la domanda del tutto teorica posta negli anni - con mille variazioni - da un gruppo di filosofi morali a vari set di intervistati, per capire dalle loro risposte quali erano le piccole differenze che modificano e orientano la nostra percezione su cosa è giusto e sbagliato fare. Ad esempio, la risposta varia con il numero dei passeggeri sul treno: se i passeggeri sono numerosi (più di venti) di solito l'uomo grasso viene sacrificato, se sono pochi (meno di quattro) di solito viene salvato (il numero magico su cui si oscilla è sedici), e insomma questo è ragionevole. Come ci si può aspettare, dipende anche da chi c'è sul treno: se c'è la mamma, la fidanzata o il figlio/la figlia dell'intervistato, l'uomo grasso è spacciato, è evidente. Altre variazioni sono più sorprendenti: non avvisare l'uomo grasso del pericolo è un conto, non sembra essere un problema; altra cosa è se lo si deve convincere attivamente a farsi avanti, a posizionarsi nel punto dove verrà travolto: l'omissione quindi non viene percepita come peccato – malgrado la nostra cultura dica il contrario: mea culpa! - il comportamento attivo ingannatorio invece sì.

Ma la cosa più interessante è che le risposte sono molte simili qualunque sia la composizione del panel intervistato: ricchi e poveri, laureati e analfabeti, religiosi e atei, professionisti occidentali e contadini orientali tutti sembrano rispondere più o meno nello stesso modo e senza pensarci su troppo (mentre invece la predisposizione dei quiz nelle diverse varianti e la loro interpretazione richiede mesi se non anni di dibattito e di studio agli scienziati). È come se ci fosse un'immediata e unanime percezione dei quesiti morali da parte degli intervistati, e che questa non fosse culturale, ma in qualche modo innata.

C'è anche una versione più estrema del quesito (qualcuno ha avuto anche da ridire sull'”uomo grasso”, non sarà bodyshaming? E quindi è stato sostituito con uno forzuto che porta un sacco di cemento...) ed è questa: immaginiamo un giovane sano che si presenta in un ospedale. Lì ci sono cinque ammalati che attendono un trapianto per salvarsi: uno un cuore, due un polmone e due un rene. I dottori afferrano il giovane sano, gli asportano cuore, polmoni e reni, e salvano cinque pazienti – lo trovate giusto? Noooo! rispondono praticamente tutti gli intervistati. Eppure, secondo l'utilitarismo di Bentham – che è alla base della moderna economia – questa sarebbe la soluzione ottimale.

Bentham verosimilmente soffriva della sindrome di Asperger e questo spiegherebbe molte cose. Ma il punto è: questo vuol dire che nei fondamenti dell'economia c'è qualcosa che fa a pugni con il nostro innato senso morale?



martedì 8 febbraio 2022

Liv Strömquist

La rosa più rossa si schiude

I'm every woman

Il frutto della conoscenza


Bei disegni. Molto spiritosa. Bei testi chiari e coraggiosi sulla sessualità femminile, con mille citazioni interessanti.

Ma perché dice che Lou Salomé è in gamba perché “ha distrutto psicologicamente” Nietzsche per amore, lo ha preso bene in giro, lo ha proprio fatto a pezzi?

Cosa c'è di buono nel fare a pezzi qualcuno? Beninteso, non è che N. ci sia particolarmente simpatico. Ma è un essere umano anche lui.



domenica 6 febbraio 2022

Zazubrin

Autore minore (dicono). Effettivamente, ha scritto solo un paio di libri che si leggono ancora (forse uno). Ma nel 1923 nella Scheggia non solo ha descritto per primo gli eccidi della Čeka durante la guerra civile; non solo ha immaginato il responsabile di quegli eccidi che improvvisamente libera tutti, tutti a casa, se ne possono scappare ridendo (come fece poi Khruščëv nel '56, lo ricorda Solženycin: niente revisioni e formalità, si aprono i cancelli e basta); ma ha immaginato anche il responsabile che diventa lui stesso accusato, sottoposto ai medesimi interrogatori e alla medesima trafila da parte dei suoi sottoposto, trascinato poi nei sotterranei ad aspettare un colpo di pistola alla nuca... come raccontato poi da Koestler e Orwell negli anni '40 (e come peraltro succederà allo stesso autore nel 1937, nelle grandi purghe).

E tutto questo sangue perché? Per amore di Lei, di Lei e ancora Lei, della nuova Khalì, della dea Parvati esigente e furibonda, della Venere fonte di discordia: la Rivoluzione – di cui tutti sono perdutamente innamorati, ma che è esigente e richiede il suo pegno.

Certo, a volte si perde un po' nelle analogie e nelle immagini descrittive un po' tirate - allora era questa la moda. Ma avercene, autori minori così!




mercoledì 1 dicembre 2021

Quasi un Ottomila.










Sono Michl Dacher e Reinhold Messner  che scendono dalla cima del K2 nel luglio 1979, ripresi dal loro compagno Gogna che stava salendo al campo III. Gogna e gli altri tenteranno la cima nei giorni successivi, arrivando al campo IV a quasi ottomila metri, fermati però dal maltempo. Con loro non c'era Renato Casarotto, fermato da Messner che aveva detto: tu non sei da ottomila, si vede, rallenteresti gli altri. Erano partiti con l'idea di aprire una nuova via di ascesa, la cosiddetta Magic Line, ma viste le difficoltà avevano ripiegato su una via più tradizionale. Gogna poi non tentò più altri ottomila, Messner invece come è noto proseguì diventando il primo alpinista a salirli tutti. Casarotto riuscì invece a scalare il Gasherbrum, ma morì qualche anno dopo proprio sul K2, cadendo in un crepaccio mentre rientrava da ottomila metri senza essere riuscito a completare la sua nuova via.
Il resoconto di Gogna su quella spedizione (sono quattro puntate, vale la pena di leggerle tutte) è molto bello, completo, si sofferma anche sull'intorno che spesso viene tralasciato (l'avvicinamento, le seccature, il cibo, i pagamenti ai portatori, le tensioni e le paure, i sogni notturni, i tempi morti, il malessere, le diarree, le riviste porno nello zaino...) molto anni '70 (anche troppo: le citazioni letterarie ad esempio sono forse un po' sovrabbondanti).
Ma bello (ahimè).