sabato 7 febbraio 2026
Nazionalismi fuori tempo massimo
Nella prima metà dell'Ottocento Tocqueville scrisse che gli stati nazionali erano destinati a tramontare a fronte degli stati-continente (come Russia e Stati Uniti d'America).
venerdì 6 febbraio 2026
Ascese (e rovinose cadute)
Era un ragazzo ungherese di famiglia
povera. All'inizio del Novecento, era andato in città, a Pest, e lì
si era dato da fare, mille lavori: a un certo punto si era messo a
fare il fotografo, foto di tutti i generi, sport, cronaca, ritratti, donne nude, moto, signore vestite bene che saltavano le pozzanghere,
eccetera, eccetera, sempre, tutti i giorni: fino a che non aveva
avuto successo, lo conoscevano tutti, allora era andato a Berlino,
anche lì grande successo, a questo punto lo avevano notato e
chiamato in America: sai fare foto di moda? Mai fatte, ma dov'è il
problema? Mise la modella a correre in spiaggia: e fu un successo mai
visto. Le migliori riviste, le dive del cinema, la villa gigantesca
sul mare, le collezioni d'arte, il cavallo per la figlia, lo studio
gigantesco su tre piani a New York, Cartier-Bresson che dice: ho
deciso di fare il fotografo quando ho visto un suo scatto, Richard
Avedon che dice di avere imparato tutto da lui.
Finché un giorno la figlia va
sull'Empire State Building, si sente male. Un mese dopo muore di
leucemia. La moglie chiede il divorzio e un sacco di soldi. Lui si
risposa con la segretaria, anche lei dopo un po' chiede il divorzio e
i soldi, uno stillicidio, non finisce più, non ho più il tempo per
pensare, dice, e nel mio mestiere pensare è tutto. Le sue foto non
piacciono più, chiamano altri. Lui cambia stile, meno innovativo, fa
le foto in posa come gli altri, basta novità con le modelle in giro
per la strada: lo chiamano ancora meno. Oramai è bollito, dicono.
Ma nei ristoranti degli emigrati
ungheresi è sempre lui che offre per tutti. Manda i soldi in patria
ai parenti poveri. Vende la villa, vende le collezioni d'arte.
Vende lo studio. Un giorno va a una
partita di una squadra ungherese in tournée, è sugli spalti a fare
tifo, come agli inizi carriera. Un infarto, e muore.
La stanza dove era finito a vivere la
trovano interamente vuota; c'è solo un barattolo di pasta mangiato a
metà. I negativi e le stampe che restano non sanno dove metterli, li
offrono ai musei, che non li vogliono. Delle decine di migliaia di
scatti che ha fatto, ne restano solo qualche centinaio. Ma che foto!
(Munkacsi, si chiamava)
Lui invece era figlio di un meccanico
di Cadimare, vicino alle caserme della Marina nel golfo di Spezia.
Inizia da bambino trafficando di contrabbando con i militari
americani, poi diventa pilota automobilistico, lo nota uno della
Shell che gli propone di diventare loro rappresentante in Italia, fa
affari con il petrolio, diventa ricchissimo, barche a vela, amanti
giovanissime e bellissime, compra la squadra del Milan (quando c'era
Rivera), perde rocambolescamente uno scudetto (la stella). E gioca
d'azzardo, rischia, vince, perde. Poi perde, perde, perde. Torna a
casa una sera e si spara alla tempia. Ma la pallottola esce
dall'altra parte, resta cieco ma vivo. E torna a giocare, da cieco si fa
accompagnare. Perde tutto, i figli cercano di farlo interdire ma il
giudice gli danno torto, i soldi sono suoi e può fare quello che
vuole. Ipoteca la casa dove vive e tutte le sue proprietà. Quando
alla fine muore non lascia nulla di nulla: meno di suo padre
meccanico a Cadimare.
Il figlio adesso tiene uno stabilimento
balneare sempre lì nel golfo di Spezia, a Lerici (di fronte). La
storia l'ha raccontata a un famoso editore che andava lì ai bagni,
perché non ci scrive un libro? (questo era Albino Buticchi)
Il figlio adesso tiene uno stabilimento balneare sempre lì nel golfo di Spezia, a Lerici (di fronte). La storia l'ha raccontata a un famoso editore che andava lì ai bagni, perché non ci scrive un libro? (questo era Albino Buticchi)
giovedì 5 febbraio 2026
Sogno americano
Ovviamente nessuno pensa che Norman
Rockwell sia un bravo pittore, né tantomeno un grande artista.
Troppo macchiettista, enfatico, retorico; dal disegno ultrarealista,
datato, ottocentesco.
Eppure... Eppure certe immagini restano
nella testa. La bimba nera che va a scuola con quattro giganti
(poliziotti) che la proteggono. Ha diritto a studiare, lo Stato la
protegge, un giorno potrà diventare la moglie del Presidente: e
quelli che scrivono “n...”* sul muro e le tirano i pomodori sono
dei perfetti coglioni (certo, la bimba è perbene, non è una uscita
del ghetto, ma insomma).
Oppure: quello che si alza dal pubblico
per parlare. Ha il giubbotto, la camicia blu, gli altri che si
voltano un po' stupiti a guardarlo hanno la giacca, la camicia bianca
e la cravatta. Lui tiene in tasca (o in mano, dipende dalle versioni,
più bella la prima secondo me) un foglietto, si è preparato, non
parla a vanvera, non è lì per urlare.
Paternalismo? Sicuramente. Ma (per
dire) quando hanno presentato il piano regolatore di Milano, giunta
progressista, forse qualcuno del pubblico ha potuto alzarsi in piedi
e dire cosa ne pensava? Macché, neanche per sogno, se ne sono
guardati bene, non c'era tempo, forse il “Diritto di parola” non
l'avevano mai visto.
E Rosie la rivettatrice? La ragazza in
fabbrica durante la guerra, tutta contenta con le sue macchine e i
suoi muscoli, come era Marilyn Monroe...
Il disegno però che mi piace di più è
il negozio di barbiere chiuso alla sera. È
buio, non c'è nessuno. Ma nel retrobottega spunta una luce, c'è un
gruppo di vecchiotti che suonano, uno il violino, l'altro il
clarinetto.
Anche
Crumb (il noto fumettista underground) la pensava così: la musica è
quando si canta e si suona assieme, non quando c'è una rockstar sul
palco e un frastuono sopra le teste e si canta solo quando te lo dice
lui; è quando ci sono i barbieri che suonano dopo il lavoro, è quel
“un giorno saranno tutti poeti” di Jefferson e di Engels. Le
illustrazioni di N.R. peraltro sono piene di anziani, di nonne e di
nonni che lavorano; ma anche di bimbi, di cagnolini che corrono, di
adolescenti imbranati e di ragazzine che si accorgono di stare
diventando grandi. È un'America bonaria, provinciale,
alla mano, ma di solidi valori. Un'America inventata, forse: ma
quelle illustrazioni le vedevano in milioni. E sono diventate
cultura, ma cultura reale, nel senso che sono diventate comportamenti
(per dire, rendendo ridicoli per decenni i razzisti) e non solo
qualcosa che si legge nei libri o si vede nelle gallerie o ai
vernissages (e infatti Obama stesso ha detto: non sarei qui se non ci
fosse stato quel quadro – quello della piccola Michelle che va a
scuola).
E quindi se produci immagini potenti che si fissano nella mente e generano cultura... un artista (piaccia o meno) lo sei.
E quindi se produci immagini potenti che si fissano nella mente e generano cultura... un artista (piaccia o meno) lo sei.
[* la n-word nel disegno compare completa e non censurata, scritta sul muro ma un po' sbiadita e macchiata dai pomodori, che sembrano lanciati contro di essa - un buon esempio di come se ne può trasformare il significato]
lunedì 26 gennaio 2026
Specificità dei mezzi artistici
Un tempo, a meno di essere dei geni, serviva un lungo apprendistato per imparare bene una tecnica
artistica: che peraltro era costosa da usare e quindi non ammetteva
sprechi o tentativi dilettanteschi.
Quindi, o facevi il pittore, o lo
scultore (a meno appunti di essere dei geni); il musicista, o
l'architetto: con un'identità precisa ben specializzata, senza
confusioni.
Questo però ha portato a un certo
punto a un certo accademismo: si faceva così, e basta. E quindi
all'immobilismo, si fa sempre la stessa cosa. Per reazione allora il
modernismo fa il contrario: architetti che fanno i pittori o i
registi, scultori che fanno i teatranti e i musicisti, e viceversa;
fino al paradosso di sculture (ferme) che vogliono rappresentare la
velocità e il movimento (ma allora perché non fare un film?) e film
statici con inquadratura fissa (ma non si poteva fare un quadro?),
quadri che esplorano la terza dimensione mediante tagli (non si
poteva fare una scultura?), musiche mute di cui guardare solo la
grafica dello spartito (e fare un quadro?), eccetera eccetera.
Oggi accedere ai mezzi d'arte non è
così difficile, né troppo costoso. Chiunque può fare una foto o
comporre una musica con i mezzi abbastanza economici a disposizione.
Basta però scegliere quelli giusti: tre dimensioni? Scultura. Due:
foto (realtà istantanea, impressioni) o pittura (invenzione). Suono?
Musica. Immagini e scrittura? Fumetti. E via così.
C'è una specificità, meglio usarla.
lunedì 19 gennaio 2026
Tribunali e artisti.
Un tribunale ha stabilito che conta chi
ha l'idea di un'opera d'arte, non chi la realizza. Nel caso in
questione, la scelta del tipo di mocassini indossati dal papa
abbattuto da un meteorite o la stoffa della giacca del piccolo
dittatore inginocchiato sono stati giudicati irrilevanti.
Probabilmente c'è una legge che
stabilisce così.
Ma se pensiamo (ad esempio) a “Mille
bolle blu”, diciamo che è una canzone di Mina o di
Parravicini/Rossi? E “Tintarella di luna”? Se la canta la
Pausini, diciamo che canta una canzone di Mina o di De Filippi o chi
so altro? Eppure, l'idea della canzone è loro, Mina è solo
un'interprete.
Ma immaginiamoci sempre i giovani Mick
Jagger e Keith Richards. Hanno appena scritto Satisfaction, e si
dicono: be', il più è fatto. Noi abbiamo avuto l'idea, che è la
cosa principale: adesso mandiamo Jack e Bob a cantarla sul palco
(davvero?).
E quando facevano le statue,
l'importante è che fosse la mano del maestro a dare il tocco finale
(spesso la sbozzatura la faceva la bottega). Michelangelo sceglieva
personalmente nelle cave i blocchi di marmo da scolpire - o gli
bastava mettere il suo nome sotto il disegno iniziale del David?
Insomma la legge può dire quello che
vuole. Ma in arte conta anche la materia, il suono, le mani (non solo l'idea).
domenica 18 gennaio 2026
Eventi memorabili (ma che freddo fa)
Da piccolo a casa mia non avevamo la
televisione (non è che eravamo troppo poveri, o ideologi: mia mamma
aveva paura che ce la facessimo cadere addosso). Così, le rare volte
che ci capitava di vederla (a casa di parenti o di compagni di
scuola) erano eventi memorabili, che si imprimevano nella memoria.
Ricordo ad esempio un pomeriggio a casa
di mia nonna: c'era un imitatore, si chiamava Noschese, che cantava
una canzone allora alla moda, Ma che freddo fa di Nada; le parole
però erano cambiate, fingeva di essere Jacqueline Kennedy che aveva
sposato Onassis, diceva che l'aveva fatto solo per i soldi, roba da
matti-i-i – a conti fatti-i-i (ricordo meglio l'imitazione della
canzone originale).
Qualche tempo fa ho letto che l'ambasciata
americana si era lamentata di quella imitazione, giudicata poco
rispettosa dell'ex First Lady; e avesse chiesto segretamente di
allontanare quell'imitatore dalla televisione; cosa che poi avvenne,
malgrado il successo di cui godeva (ma forse è perché era massone,
in una televisione solidamente democristiana). Cadde in depressione,
la moglie lo lasciò; qualche tempo dopo si suicidò. Proprio per
quell'imitazione che avevo visto io alla televisione, l'unica che
avessi visto!
Vedi quindi che era proprio un evento
memorabile.
sabato 17 gennaio 2026
Vantaggi.
Nella sua autobiografia Fosco Maraini
racconta come avvenne la sua iniziazione sessuale. In casa, un po' nascosto, c'era un libro, scritto da un francese, del
tipo: come dare piacere alle donne; con illustrazioni e spiegazioni
dettagliate su come procedere. Il ragazzino lo lesse tutto con
attenzione e imparò bene la teoria; in casa poi c'era anche una
giovane istitutrice francese, lontana da casa e un po' sola, che la
notte dormiva in una stanza sua in una parte della casa dove non
andava nessuno, una stanzetta in soffitta. Una sera lui andò a
trovarla e la cosa venne gradita; così imparò anche la pratica.
Seguirono un po' di mesi in cui poté sperimentare tutta le cose che
aveva letto sul libro. Poi la ragazza se ne tornò a casa
fidanzandosi con un altro, senza strascichi o conseguenza di sorta.
Così quando il giovane Fosco cominciò
a frequentare i coetanei, sapeva benissimo cosa piaceva alle ragazze;
la cosa venne notata, apprezzata e segretamente comunicata; e questo
costituiva un bel vantaggio.
Vantaggio che deriva da avere libri
poco noti a disposizione e giovani donne di servizio in casa, cosa
che non tutti hanno, anzi: cosa che io non ho mai avuto. Anche qui
una questione di classe, insomma?!?
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