Era un ragazzo ungherese di famiglia
povera. All'inizio del Novecento, era andato in città, a Pest, e lì
si era dato da fare, mille lavori: a un certo punto si era messo a
fare il fotografo, foto di tutti i generi, sport, cronaca, ritratti, donne nude, moto, signore vestite bene che saltavano le pozzanghere,
eccetera, eccetera, sempre, tutti i giorni: fino a che non aveva
avuto successo, lo conoscevano tutti, allora era andato a Berlino,
anche lì grande successo, a questo punto lo avevano notato e
chiamato in America: sai fare foto di moda? Mai fatte, ma dov'è il
problema? Mise la modella a correre in spiaggia: e fu un successo mai
visto. Le migliori riviste, le dive del cinema, la villa gigantesca
sul mare, le collezioni d'arte, il cavallo per la figlia, lo studio
gigantesco su tre piani a New York, Cartier-Bresson che dice: ho
deciso di fare il fotografo quando ho visto un suo scatto, Richard
Avedon che dice di avere imparato tutto da lui.
Finché un giorno la figlia va
sull'Empire State Building, si sente male. Un mese dopo muore di
leucemia. La moglie chiede il divorzio e un sacco di soldi. Lui si
risposa con la segretaria, anche lei dopo un po' chiede il divorzio e
i soldi, uno stillicidio, non finisce più, non ho più il tempo per
pensare, dice, e nel mio mestiere pensare è tutto. Le sue foto non
piacciono più, chiamano altri. Lui cambia stile, meno innovativo, fa
le foto in posa come gli altri, basta novità con le modelle in giro
per la strada: lo chiamano ancora meno. Oramai è bollito, dicono.
Ma nei ristoranti degli emigrati
ungheresi è sempre lui che offre per tutti. Manda i soldi in patria
ai parenti poveri. Vende la villa, vende le collezioni d'arte.
Vende lo studio. Un giorno va a una
partita di una squadra ungherese in tournée, è sugli spalti a fare
tifo, come agli inizi carriera. Un infarto, e muore.
La stanza dove era finito a vivere la
trovano interamente vuota; c'è solo un barattolo di pasta mangiato a
metà. I negativi e le stampe che restano non sanno dove metterli, li
offrono ai musei, che non li vogliono. Delle decine di migliaia di
scatti che ha fatto, ne restano solo qualche centinaio. Ma che foto!
(Munkacsi, si chiamava)
Lui invece era figlio di un meccanico
di Cadimare, vicino alle caserme della Marina nel golfo di Spezia.
Inizia da bambino trafficando di contrabbando con i militari
americani, poi diventa pilota automobilistico, lo nota uno della
Shell che gli propone di diventare loro rappresentante in Italia, fa
affari con il petrolio, diventa ricchissimo, barche a vela, amanti
giovanissime e bellissime, compra la squadra del Milan (quando c'era
Rivera), perde rocambolescamente uno scudetto (la stella). E gioca
d'azzardo, rischia, vince, perde. Poi perde, perde, perde. Torna a
casa una sera e si spara alla tempia. Ma la pallottola esce
dall'altra parte, resta cieco ma vivo. E torna a giocare, da cieco si fa
accompagnare. Perde tutto, i figli cercano di farlo interdire ma il
giudice gli danno torto, i soldi sono suoi e può fare quello che
vuole. Ipoteca la casa dove vive e tutte le sue proprietà. Quando
alla fine muore non lascia nulla di nulla: meno di suo padre
meccanico a Cadimare.
Il figlio adesso tiene uno stabilimento
balneare sempre lì nel golfo di Spezia, a Lerici (di fronte). La
storia l'ha raccontata a un famoso editore che andava lì ai bagni,
perché non ci scrive un libro? (questo era Albino Buticchi)
Il figlio adesso tiene uno stabilimento balneare sempre lì nel golfo di Spezia, a Lerici (di fronte). La storia l'ha raccontata a un famoso editore che andava lì ai bagni, perché non ci scrive un libro? (questo era Albino Buticchi)






