martedì 28 luglio 2026
Lo sapevano tutti.
Quando ad inizio anni '80 le ragazze venivano allettate ad entrare nel mondo della moda, della televisione, dello spettacolo: ma lo sapevano tutti che il più della volte finivano per farsi scopare dal primo che passa, da qualche sedicente produttore o in qualche festa al mare dove dovevano stare con tutti se volevano essere introdotte in quel mondo lì. Ma lo sapevano tutti, che era così che andava.
lunedì 27 luglio 2026
Una dimensione sola
Immaginiamo di dover colpire qualcuno
con un oggetto. Iniziamo con qualcosa a tre dimensioni, tipo una
palla: ma è goffa, pesante, rimbalza.
Immaginiamo allora di usare un oggetto
quasi a due dimensioni, tipo uno scudo: già meglio.
Ma passiamo a quelli con una sola
dimensione prevalente, la lunghezza: un bastone. Decisamente meglio.
E ancora meglio: la punta del bastone, senza dimensioni (o quasi).
Una punta più acuminata possibile, con altezza e larghezza quasi
nulla: la più efficace e incisiva.
Ora pensiamo a una persona con molti
interessi. Famiglia, amicizie, amori, sport, arte, cultura, lavoro,
politica, mistica, religione, eccetera: molte dimensioni, forse
troppe. E adesso pensiamo a quella persona ridotta a una dimensione
sola, quella del lavoro. Forse qualcosa si perde, ma su quello sarà
acuminata e incisiva come non mai. E per il resto, pace e amen.
domenica 26 luglio 2026
Napoletani in montagna
Arrivo in cima a un alpeggio dopo una
lunga salita sul sentiero. Le mucche fuori dalla stalla pascolano su
un prato fradicio su cui scorre un velo d'acqua, che poi zampilla giù
in basso in mille rivoletti.
Tre ragazzi (due ragazzi e una ragazza, di buona famiglia a giudicare dai vestiti) stanno riempiendo le loro borracce a uno di quei rivoletti. Certo, l'acqua è limpida, ma viene giù da un prato pieno di merda e piscio di vacca, forse non è il caso. Saranno inesperti, mi dico, e quindi glielo faccio notare: dietro la stalla c'è una fonte, meglio andare lì. Mi guardano un po' sospettosi, sono napoletani. Si allontanano un po', e poi quando pensano che non li guardi, ricominciano a riempire le borracce da un altro di quei rivoletti.
Tre ragazzi (due ragazzi e una ragazza, di buona famiglia a giudicare dai vestiti) stanno riempiendo le loro borracce a uno di quei rivoletti. Certo, l'acqua è limpida, ma viene giù da un prato pieno di merda e piscio di vacca, forse non è il caso. Saranno inesperti, mi dico, e quindi glielo faccio notare: dietro la stalla c'è una fonte, meglio andare lì. Mi guardano un po' sospettosi, sono napoletani. Si allontanano un po', e poi quando pensano che non li guardi, ricominciano a riempire le borracce da un altro di quei rivoletti.
[avranno pensato: ma guarda questo
scocciatore, con le sue regolette. Ma non sei tu che mi dici cosa
devo fare, faccio quello che voglio, io! Prego prego, faccia pure]
venerdì 3 luglio 2026
I riformisti e il Gatto con gli Stivali
Spesso non ci si ricorda di in
passaggio finale della fiaba: quando il Gatto va da un orco, ricco,
potente e dotato di arti magiche, e prima inizia a blandirlo: oh, tu
orco sei sicuramente il più forte e il migliore e puoi fare tutto.
Ma non so perché, mi chiedo se tu sia capace anche di trasformarti
in qualcosa di piccolo, in un topolino ad esempio, no, credo che
questo tu non ne sia capace. L'orco piccato, urlò: ti faccio vedere
io se non sono capace! Si trasforma in un topolino, e il gatto subito
lo afferra e se lo mangia.
Caro movimento internazionale dei
lavoratori, come sei forte e potente! Non c'è nessuno come te, hai
già vinto. Ma davvero sei una forza politica moderna e liberale?
Davvero sei capace di dialogare con le forze imprenditoriali? Mah,
vediamo un po' cosa sai fare, vieni sul panfilo che ne parliamo...
Dopodiché sappiamo come è andata a
finire.
giovedì 2 luglio 2026
I riformisti e Gengis Khan
Quando si profilarono all'orizzonte le
orde di Gengis Khan, di cui si dicevano cose terribili, nella città
si formarono due diverse fazioni: c'era chi intendeva difendersi a
ogni costo, fino alla morte se necessario, e chi invece riteneva più
ragionevole trattare con l'invasore.
Cercheremo una Terza Via fra vittoria e
sconfitta, dicevano; faremo come Clinton e Tony Blair, vedremo di
collaborare con le forze soverchianti dell'avversario per il bene di
tutti. E a chi si opponeva rispondevano: voi non capite. Noi siamo
come Copernico, come Galileo*, guardiamo lontano, a mondi nuovi.
Così prevalse l'opinione riformista, e
gli emissari della città si recarono a interloquire con Gengis Khan,
il capo dell'Orda. O potentissimo! si prostrarono. Siamo qui ad
offrire amicizia dalla nostra città, pace e benessere per tutti.
Gengis li guardava in silenzio. Qui ci sono le chiavi della città, e
patti di amicizia eterna, continuarono. Gengis continuava a guardarli
senza parlare. Alla fine rispose: be', si può fare. Mi dicono però
che nella vostra città non tutti siano di questa opinione, ci sono
oppositori estremisti che invece vorrebbero lottare. Gli emissari non
poterono negare. E come potrei fidarmi di voi se le cose stanno così?
Portatemeli qua in catene e sarò più rassicurato, l'accordo si
potrà fare. Gli emissari si guardarono e parlottarono fra loro.
Tornati in città, nottetempo imprigionarono tutti gli oppositori e
li portarono in catene a Gengis. Bene, siete stati di parola – e
gli regalò un anellino. Ma quella vostra città, con quelle mura e
quelle porte... come posso fidarmi? Se credete veramente nella nostra
amicizia, quelle mura vanno abbattute. Un po' perplessi, gli emissari
tornarono e iniziarono ad abbattere le mura, tranquilli, le
trattative stanno andando bene, dicevano agli abitanti.
Molto bene, disse Gengis – e donò
loro un altro anellino. Ma, sapete, i miei uomini vengono da lontano,
sono stanchi e affamati: in segno di amicizia, portatemi qualche
cassa d'oro per comprare cibo e le vostre più belle ragazze che si
possano finalmente divertire un po'.
Gli emissari titubarono un po', ma a
questo punto come si faceva a tornare indietro? L'obiettivo oramai
era a portata di mano, meglio fare come diceva, un ultimo sacrificio
ed era fatta.
Quando tornarono, Gengis non sembrava
più così di buon umore. Sapete una cosa? I vigliacchi non mi sono
mai piaciuti. Li fece prendere e decapitare. Dopo di che passò a
depredare la città e a raderla al suolo.
Poi passò avanti, a un'altra città.
Poi passò avanti, a un'altra città.
lunedì 22 giugno 2026
Gambatesa
Nell'entroterra
del Levante ligure c'era questa miniera di manganese.
All'inizio
i minatori morivano di silicosi entro i trentacinque anni: ma
accorrevano lo stesso da tutta Italia, così almeno moglie e figli
sarebbero sopravvissuti (altrimenti sarebbero tutti morti di fame,
quindi era comunque un passo avanti; anni dopo il problema venne in
gran parte risolto abbattendo le polveri con getti d'acqua).
A
un certo punto però la proprietà decide si chiudere: materiale
oramai ce n'era poco, c'erano giacimenti più importanti in altre
parti del mondo, non conveniva più. Per i minatori sarebbe stata una
rovina, licenziati da un giorno all'altro senza prospettive.
Ma
uno dei minatori fra i più esperti sospettava che il giacimento non
fosse finito, che nella montagna ci fosse ancora roba da scavare.
Alla proprietà però non interessava investire nella ricerca.
Così
si mise lui a cercare, durante il turno di lavoro, protetto dai
compagni, il filone che intuiva. E lo trovò! La più grande lente di
manganese mai trovata, c'era lavoro per altri decenni, il tempo di
andare tutti in pensione decentemente.
La
miniera adesso è chiusa, ma quel minatore viene ricordato come
l'eroe della valle.
È
la famosa autonomia operaia (nel significato originario): quella
secondo cui gli operai ne sanno di più dei padroni, sui processi di
produzione. Come nella Fiat occupata nel '69, quando la produttività
era migliorata.
Ma
adesso hanno pensato bene di sostituirli con le macchine e i robot,
che non facciano più questi scherzi!
giovedì 11 giugno 2026
Repubblica delle banane
Devo fare un semplice esame medico di controllo. All'ospedale convenzionato vicino a casa non ci sono disponibilità, solo a pagamento. Idem sul sito regionale, nessuna disponibilità con il SSN, solo a pagamento. Provo con il numero verde, chissà. E qui succede una cosa che non mi era mai capitata: il solito nastro registrato invita a digitare "7" se si vuole cambiare il medico di base, "3" se si vuole disdire un appuntamento... tutto in disordine, insomma. E quando arriva il fatidico "per prenotare un esame, digitare... *beep!*" - un rumore copre il numero corrispondente. Non mi arrendo e riprovo: stavolta mi segno tutti i numeri elencati, alla fine manca solo il numero "1" e lo digito: è quello giusto. Mi risponde una gentile signorina, sì, l'esame si può prenotare, settimana prossima, anzi ho la scelta fra più sedi.
Capito? I posti nel servizio sanitario nazionale ci sono, solo non vogliono fartelo sapere.
Forse è a questo che voleva riferirsi la Presidente del Consiglio quando parla di "Repubblica delle banane"?
Iscriviti a:
Post (Atom)






