venerdì 6 febbraio 2026

Ascese (e rovinose cadute)

Era un ragazzo ungherese di famiglia povera. All'inizio del Novecento, era andato in città, a Pest, e lì si era dato da fare, mille lavori: a un certo punto si era messo a fare il fotografo, foto di tutti i generi, sport, cronaca, ritratti, donne nude, moto, signore vestite bene che saltavano le pozzanghere, eccetera, eccetera, sempre, tutti i giorni: fino a che non aveva avuto successo, lo conoscevano tutti, allora era andato a Berlino, anche lì grande successo, a questo punto lo avevano notato e chiamato in America: sai fare foto di moda? Mai fatte, ma dov'è il problema? Mise la modella a correre in spiaggia: e fu un successo mai visto. Le migliori riviste, le dive del cinema, la villa gigantesca sul mare, le collezioni d'arte, il cavallo per la figlia, lo studio gigantesco su tre piani a New York, Cartier-Bresson che dice: ho deciso di fare il fotografo quando ho visto un suo scatto, Richard Avedon che dice di avere imparato tutto da lui.
Finché un giorno la figlia va sull'Empire State Building, si sente male. Un mese dopo muore di leucemia. La moglie chiede il divorzio e un sacco di soldi. Lui si risposa con la segretaria, anche lei dopo un po' chiede il divorzio e i soldi, uno stillicidio, non finisce più, non ho più il tempo per pensare, dice, e nel mio mestiere pensare è tutto. Le sue foto non piacciono più, chiamano altri. Lui cambia stile, meno innovativo, fa le foto in posa come gli altri, basta novità con le modelle in giro per la strada: lo chiamano ancora meno. Oramai è bollito, dicono.
Ma nei ristoranti degli emigrati ungheresi è sempre lui che offre per tutti. Manda i soldi in patria ai parenti poveri. Vende la villa, vende le collezioni d'arte.
Vende lo studio. Un giorno va a una partita di una squadra ungherese in tournée, è sugli spalti a fare tifo, come agli inizi carriera. Un infarto, e muore.
La stanza dove era finito a vivere la trovano interamente vuota; c'è solo un barattolo di pasta mangiato a metà. I negativi e le stampe che restano non sanno dove metterli, li offrono ai musei, che non li vogliono. Delle decine di migliaia di scatti che ha fatto, ne restano solo qualche centinaio. Ma che foto! (Munkacsi, si chiamava)













Lui invece era figlio di un meccanico di Cadimare, vicino alle caserme della Marina nel golfo di Spezia. Inizia da bambino trafficando di contrabbando con i militari americani, poi diventa pilota automobilistico, lo nota uno della Shell che gli propone di diventare loro rappresentante in Italia, fa affari con il petrolio, diventa ricchissimo, barche a vela, amanti giovanissime e bellissime, compra la squadra del Milan (quando c'era Rivera), perde rocambolescamente uno scudetto (la stella). E gioca d'azzardo, rischia, vince, perde. Poi perde, perde, perde. Torna a casa una sera e si spara alla tempia. Ma la pallottola esce dall'altra parte, resta cieco ma vivo. E torna a giocare, da cieco si fa accompagnare. Perde tutto, i figli cercano di farlo interdire ma il giudice gli danno torto, i soldi sono suoi e può fare quello che vuole. Ipoteca la casa dove vive e tutte le sue proprietà. Quando alla fine muore non lascia nulla di nulla: meno di suo padre meccanico a Cadimare.
Il figlio adesso tiene uno stabilimento balneare sempre lì nel golfo di Spezia, a Lerici (di fronte). La storia l'ha raccontata a un famoso editore che andava lì ai bagni, perché non ci scrive un libro? (questo era Albino Buticchi)

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