giovedì 5 febbraio 2026

Sogno americano

Ovviamente nessuno pensa che Norman Rockwell sia un bravo pittore, né tantomeno un grande artista. Troppo macchiettista, enfatico, retorico; dal disegno ultrarealista, datato, ottocentesco.
Eppure... Eppure certe immagini restano nella testa. La bimba nera che va a scuola con quattro giganti (poliziotti) che la proteggono. Ha diritto a studiare, lo Stato la protegge, un giorno potrà diventare la moglie del Presidente: e quelli che scrivono “nigger” sul muro e le tirano i pomodori sono dei perfetti coglioni (certo, la bimba è perbene, non è una uscita del ghetto, ma insomma).
Oppure: quello che si alza dal pubblico per parlare. Ha il giubbotto, la camicia blu, gli altri che si voltano un po' stupiti a guardarlo hanno la giacca, la camicia bianca e la cravatta. Lui tiene in tasca (o in mano, dipende dalle versioni, più bella la prima secondo me) un foglietto, si è preparato, non parla a vanvera, non è lì per urlare.
Paternalismo? Sicuramente. Ma (per dire) quando hanno presentato il piano regolatore di Milano, giunta progressista, forse qualcuno del pubblico ha potuto alzarsi in piedi e dire cosa ne pensava? Macché, neanche per sogno, se ne sono guardati bene, non c'era tempo, forse il “Diritto di parola” non l'avevano mai visto.
E Rosie la rivettatrice? La ragazza in fabbrica durante la guerra, tutta contenta con le sue macchine e i suoi muscoli, come era Marilyn Monroe...
Il disegno però che mi piace di più è il negozio di barbiere chiuso alla sera. È buio, non c'è nessuno. Ma nel retrobottega spunta una luce, c'è un gruppo di vecchiotti che suonano, uno il violino, l'altro il clarinetto.













Anche Crumb (il noto fumettista underground) la pensava così: la musica è quando si canta e si suona assieme, non quando c'è una rockstar sul palco e un frastuono sopra le teste e si canta solo quando te lo dice lui; è quando ci sono i barbieri che suonano dopo il lavoro, è quel “un giorno saranno tutti poeti” di Jefferson e di Engels. Le illustrazioni di N.R. peraltro sono piene di anziani, di nonne e di nonni che lavorano; ma anche di bimbi, di cagnolini che corrono, di adolescenti imbranati e di ragazzine che si accorgono di stare diventando grandi. È un'America bonaria, provinciale, alla mano, ma di solidi valori. Un'America inventata, forse: ma quelle illustrazioni le vedevano in milioni. E sono diventate cultura, ma cultura reale, nel senso che sono diventate comportamenti (per dire, rendendo ridicoli per decenni i razzisti) e non solo qualcosa che si legge nei libri o si vede nelle gallerie o ai vernissages (e infatti Obama stesso ha detto: non sarei qui se non ci fosse stato quel quadro – quello della piccola Michelle che va a scuola).
E quindi se produci immagini potenti che si fissano nella mente e generano cultura... un artista (piaccia o meno) lo sei.

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