lunedì 26 gennaio 2026

Specificità dei mezzi artistici

Un tempo, a meno di essere dei geni, serviva un lungo apprendistato per imparare bene una tecnica artistica: che peraltro era costosa da usare e quindi non ammetteva sprechi o tentativi dilettanteschi.
Quindi, o facevi il pittore, o lo scultore (a meno appunti di essere dei geni); il musicista, o l'architetto: con un'identità precisa ben specializzata, senza confusioni.
Questo però ha portato a un certo punto a un certo accademismo: si faceva così, e basta. E quindi all'immobilismo, si fa sempre la stessa cosa. Per reazione allora il modernismo fa il contrario: architetti che fanno i pittori o i registi, scultori che fanno i teatranti e i musicisti, e viceversa; fino al paradosso di sculture (ferme) che vogliono rappresentare la velocità e il movimento (ma allora perché non fare un film?) e film statici con inquadratura fissa (ma non si poteva fare un quadro?), quadri che esplorano la terza dimensione mediante tagli (non si poteva fare una scultura?), musiche mute di cui guardare solo la grafica dello spartito (e fare un quadro?), eccetera eccetera.
Oggi accedere ai mezzi d'arte non è così difficile, né troppo costoso. Chiunque può fare una foto o comporre una musica con i mezzi abbastanza economici a disposizione. Basta però scegliere quelli giusti: tre dimensioni? Scultura. Due: foto (realtà istantanea, impressioni) o pittura (invenzione). Suono? Musica. Immagini e scrittura? Fumetti. E via così.
C'è una specificità, meglio usarla.



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