Strano il tono un po' sussiegoso con
cui si usano questi termini, soprattutto in questioni artistiche. Un
dilettante e un amatore sarebbe automaticamente un incapace. Strano,
perché la radice di queste parole è amore e diletto (ovvero
piacere): e perché mai amore e piacere dovrebbero essere concetti
negativi? Se ci fosse una bella ragazza che ci bacia perché è innamorata di noi, cosa diremmo? Pfui, ci bacia per diletto, è una dilettante, qui ci vuole una professionista - o invece ne saremmo contenti? E di un corteggiatore, cosa si dice? Pfui, ci ama, lasciamo perdere...
L'idea che certe attività
dovrebbero essere lasciate ai professionisti, e che qualcosa di
gratuito sia o sintomo di sfruttamento, o di lavoro fatto male, di fondo è in parte sbagliata
Certo il lavoro gratuito è sbagliato.
Far scaricare cassette di verdura gratis, ad esempio, o per una
remunerazione bassissima, mi sembra davvero poco condivisibile (per
dire così).
Ma, ad esempio, farsi portare in montagna da un
amico più bravo? Subito potrebbe saltare fuori una guida
alpina: fermi un attimo, questo accompagnare gente in montagna è
lavoro da professionisti, fatti da parte. Eppure molti grandi alpinisti –
soprattutto un tempo – andavano in montagna per passione, perché
amavano la montagna e per il piacere di farlo: non perché pagati.
Ma è in generale il tema delle
attività svolte al di fuori di una logica economica ad avere una sua
complessità. Agli albori della rivoluzione borghese Thomas Jefferson
(prima rivoluzionario contro gli inglesi e poi terzo Presidente degli
Strati Uniti d'America) diceva grosso modo: oggi lottiamo per avere
la libertà di commerciare. Domani commerceremo per avere la libertà
di essere poeti, scrittori, artisti... Anche i poeti romantici scozzesi non pensavano di vendere le loro poesie (e neanche a
scriverle, solo declamarle in scelta compagnia, per questo si sono
perse...) - be', neanche adesso credo ci siano molti poeti che vivano
di questo. Ma anche Marx e Engels, nel pensare a cosa sarebbe stato il
socialismo (che in fondo vedevano come continuazione e completamento
della rivoluzione borghese) dicevano più o meno: al mattino si andrà
a pescare, nel pomeriggio a produrre o a scrivere poesie... con
l'idea che con lo sviluppo delle forze produttive ci sarebbe stato
alla fine molto tempo libero, da dedicare appunto a quello che più
piaceva - che è esattamente quello che in teoria dovrebbe succedere.Lo spostamento di attività dal “dono”
gratuito al mondo economico è invece sempre stato un pallino dei
capitalisti (e simmetricamente avversato dagli utopisti). Luigi
Einaudi diceva (con una battuta che oggi potrebbe sembrare un po'
sessista) che se uno sposa la serva, diminuisce il PIL. Nel senso che
come moglie avrebbe continuato a rigovernare come prima, a lavare,
stirare e fare da mangiare (per non parlare delle prestazioni da sex
worker), però gratis – e questo per l'economia non va bene.Tutto quello che passa dal “dono”
gratuito alla prestazione a pagamento agli economisti piace. E quindi
ad esempio l'acqua delle fonti di montagna, grande piacere del tutto
gratuito, niente, devono essere certificate per essere dichiarate
potabili. E siccome la certificazione costa diecimila euro e dura un
solo anno, si mangerebbe praticamente tutti i profitti della gestione
di un rifugio. E allora bisogna mettere un cartello “non potabile”
sulla fonte, pena multa (anche se l'acqua è squisita) e far arrivare
l'acqua in elicottero dal fondovallle. E fra impianti di
imbottigliamento, piazzole per elicotteri, patenti per piloti... sono
tutti soldi che girano, e il PIL sale (anche se l'acqua che beviamo,
stavolta a pagamento, è sempre la stessa).Quindi, perché lottare per avere opere
d'arte fatte solo a pagamento da professionisti? Perché questo
disprezzo per gli amatori? Siamo proprio sicuri che chi soffre e fa
una dura fatica per produrre opere d'arte, le faccia anche belle?
(per non parlare poi di quando, finita l'ispirazione ma pur sempre
con la necessità di guadagnarsi da vivere, finiscono con i racconti
dell'Ele Fante, o a cambiare stile perché glielo ha chiesto il
gallerista... la professione ha anche questi risvolti).Quando ero ragazzo (nel '78) avevo
fatto un bel disegno su un muro (gratis, ovviamente): sono arrivati i
carabinieri, mi hanno arrestato e processato (assolto poi per
insufficienza di prove, ancorché del tutto colpevole). Se oggi mi
offrissero di fare un disegno sul muro a gratis senza rischio di
essere arrestato, be' ne sarei contento.
Ma è in generale il tema delle attività svolte al di fuori di una logica economica ad avere una sua complessità. Agli albori della rivoluzione borghese Thomas Jefferson (prima rivoluzionario contro gli inglesi e poi terzo Presidente degli Strati Uniti d'America) diceva grosso modo: oggi lottiamo per avere la libertà di commerciare. Domani commerceremo per avere la libertà di essere poeti, scrittori, artisti... Anche i poeti romantici scozzesi non pensavano di vendere le loro poesie (e neanche a scriverle, solo declamarle in scelta compagnia, per questo si sono perse...) - be', neanche adesso credo ci siano molti poeti che vivano di questo. Ma anche Marx e Engels, nel pensare a cosa sarebbe stato il socialismo (che in fondo vedevano come continuazione e completamento della rivoluzione borghese) dicevano più o meno: al mattino si andrà a pescare, nel pomeriggio a produrre o a scrivere poesie... con l'idea che con lo sviluppo delle forze produttive ci sarebbe stato alla fine molto tempo libero, da dedicare appunto a quello che più piaceva - che è esattamente quello che in teoria dovrebbe succedere.

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