Visualizzazione post con etichetta l'urbanistica (spiegata agli innocenti). Mostra tutti i post
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martedì 24 febbraio 2026

Utili idioti

C'è una legge urbanistica per cui quando si realizzano nuove case bisogna verificare l'esistenza (o la previsione) di due tipi di servizi: quelli locali (tipo verde, parcheggi, campi sportivi, scuole elementari, ecc) e quelli cittadini (tipo ospedali e università). Se si costruiscono nuove case su aree a verde pubblico poi, la verifica deve essere triplice:
- dove recuperare l'area persa
- i servizi locali
- i servizi cittadini.
Tutto abbastanza chiaro. L'ordine dell'assessore però era altrettanto chiaro: bisognava costruire nuove case su quelle aree a verde pubblico. Ma come fare? Aree nuove a servizi non ce n'erano più, e quindi né si poteva sostituire l'area persa, né si riusciva a trovare aree nuove a livello cittadino. Come fare?
Il dirigente ebbe un'idea: diamo un incarico sull'argomento a un professore del Politecnico. Domanda: quante aree a servizi sono da reperire per le nuove case? Lui, un po' stupito, rispose: be', quelle a livello locale (come si fa in tutti i Comuni dove i conti generali sono a posto). Bene bene, scrivicelo per cortesia. E così fece: i conti adesso potevano tornare, in parte dell'area si facevano solo i servizi locali, dell'area persa e dei servizi cittadini ce ne freghiamo, l'ha detto il professore, cosa vuoi di più?
Svolto il suo compitino, non venne ovviamente più richiamato. E adesso se ne lamenta anche pubblicamente, pensate, quelli non sapevano neanche fare le verifiche sui servizi. Speravo che il lavoro proseguisse, e invece niente.
E non si è ancora accorto di avere invece fatto la parte dell'utile idiota.


domenica 28 dicembre 2025

Archistar 2

Alla presentazione del nuovo piano regolatore è stato chiamato a commentare un noto architetto, progettista di case però. Bravo nel suo, per carità; ma di urbanistica non ne capisce niente, meno che mai di piani regolatori.
Fa il suo bravo intervento a fianco dell'assessore, parla un po' del più o del meno, dice cose simpatiche e fuori tema. Nessuno urbanista invece è chiamato sul palco a commentare. E poi si è fatto tardi, non c'è tempo neanche per gli interventi del pubblico, certo la partecipazione è importante, faremo un altra volta (mai successo); finisce così.
Tempo dopo presento un progetto in Comune. Che non va avanti. E non si capisce bene perché, è tutto a posto. Qualcuno avvicina l'operatore e gli fa sapere: se volete che passi, l'incarico va dato a un altro architetto (quello che ha fatto la bella statuina alla presentazione del piano regolatore).
Ora, immagino che quello non lo sappia neanche, di questo intervento. L'assessore si muove per fargli affidare degli incarichi così per ringraziamento: ma lui non ne è consapevole, pensa probabilmente che gli incarichi gli piovano dal cielo perché è bravo.
Solo, l'altro giorno c'era un suo post in cui ricordava i tempi in cui non si lavorava se non si era socialisti - e c'è chi coraggiosamente non si è piegato a questi andazzi e li ha mandati al diavolo, così si fa! ha anche il coraggio di dire.
Ma per carità le sue architetture non sono male (per carità).


domenica 20 ottobre 2024

Intercettazioni irrinunciabili.

Era un geometra di una città di provincia. Piano piano aveva messo su un'impresa, prima solo edile, poi anche immobiliare (compravendita di terreni, sviluppo, costruzione e vendita appartamenti, si guadagna ben di più). La moglie si occupava dell'amministrazione, la figlia (che faceva l'estetista) aveva sposato un architetto che gli faceva i progetti, tutto in famiglia.
Tutto insomma andava bene, l'attività era fiorente, oramai era sulla sessantina – non molto simpatico in verità, un po' arrogante.
Quand'ecco che viene inquisito dalla magistratura: la sua impresa aveva ristrutturato gratuitamente la villetta in campagna del progettista del Piano Regolatore – e questo sicuramente è un reato. E sua figlia aveva ospitato per una serie di sedute rilassanti il capo dell'ufficio tecnico comunale nel suo centro estetico senza farlo pagare, c'erano le sue foto nella sauna la pancia di fuori e e un asciugamanino sui fianchi.
Ma soprattutto era stato intercettato. E agli atti c'era una sua telefonata a una loro collaboratrice, dove si dichiarava pazzo di lei, ma geometra lei è sposato, non me ne importa nulla di quella vecchia carampana, sono pronto a fuggire con te anche domani!
Il tutto ovviamente finito sul giornale locale, sono atti pubblici.
La ditta dopo un po' fallì. E lui morì per un attacco di cuore.
Ma chi può immaginare il dolore della moglie, vedersi sbattuta così sulle pagine del giornale (che lo potevano leggere tutti, la vicina, le amiche)?


[tutti assolti in secondo grado, peraltro]

sabato 30 marzo 2024

Quartieri sconosciuti

Ho un sogno che si ripete: sto facendo un giro a piedi per la mia città, e improvvisamente mi rendo conto che sono finito in un quartiere dove non sono mai stato e neanche immaginavo che esistesse. Un quartiere tipico: con una parte storica, una strada principale con i tram, edifici ottocenteschi e qualche casa moderna, gente, negozi. Come ho fatto a non accorgermene prima? C'è anche un canale, che incrocia un piccolo fiume, pieno di alberi; e lungo il canale vecchi edifici mezzo abbandonati e una pista sterrata per le bici, e la pista si perde nella campagna e va verso le montagne, fiume, campagna e montagne che non avevo mai visto prima: ed è bellissimo (nuovo, e familiare).



giovedì 29 febbraio 2024

Gente del PD

Il nuovo assessore di centrodestra pensa solo a fare costruire case e a fare favori agli immobiliaristi; del verde, delle domande dei cittadini, della tutela dei beni storici e ambientali o cose del genere non gliene può fregare di meno. Dopo diversi litigi, rinuncio all'incarico (se pure prestigioso e ben pagato).
Mi capita di parlarne con un amico del PD (aspettandomi ingenuamente elogi per la mia rettitudine).
Ah, così ti hanno fatto fuori, eh? sogghigna.
[era un incarico a cui aspirava lui, ho scoperto anni dopo]

Concluso un lavoro per un'amministrazione di centrodestra (lavoro avuto per concorso, dopo di che non avevo avuto più nulla a che fare), incontro per caso un urbanista del PD. Ah, ma non è che tutti i lavori ve li prendete voi, bisogna fare un po' per uno – accennando a una spartizione degli incarichi fra appartenenti a diverse forse politiche (a cui non appartengo) che manco mi era venuta in mente. Lì per lì non capisco, sorrido.
[anni dopo si è opposto a farmi lavorare in un'amministrazione di centrosinistra, così pareggiamo i conti, sembra che abbia detto]


venerdì 29 settembre 2023

Professionisti & Professori

Immaginatevi i giovani Mick Jagger e Keith Richards: hanno appena fondato i Rolling Stones, quella sera sono attesi a suonare in un tal posto. Ma Keith: mi spiace, non posso venire. Mi hanno offerto un posto da insegnante alla Royal Academy di Musica Contemporanea, un buon stipendio, posto sicuro; e avrò molto tempo per sperimentare. Che cosa avrebbe detto - o meglio urlato – , che faccia avrebbe fatto Mick? Anziché le grida della folla, il sudore, il fremito del palco... la tranquillità di una stanzetta?
Penso la stessa cosa quando vedo i giovani urbanisti che scelgono una carriera in Università. Anziché progettare, costruire, litigare con Assessori e imprenditori... una bella serie di disegni e di saggi. Come se (poniamo) Maradona avesse rinunciato a sognare una finale ai Mondiali, per passare ad insegnare teoria del calcio d'angolo. Ma siamo matti?!?
































[diverso discorso ovviamente per fisici e filosofi, lì l'accademia è il posto giusto]

giovedì 28 settembre 2023

Mazzette nascoste



Un metodo è organizzare una finta compravendita di un immobile. Si fa il compromesso, poi il compratore cambia idea ed è tenuto a pagare la penale, pari al valore del bene. Tutto regolare. Solo, se il venditore è il Sindaco di una cittadina e il compratore l'operatore immobiliare del posto, qualche dubbio può venire.
Un altro è questo: un Assessore a Milano (poniamo) compra un terreno agricolo a Ceglie Messapico (per dire). Il Sindaco di Ceglie Messapico compra un terreno verde a Milano. Poi con due varianti di piano regolatore, i due terreni agricoli diventano edificabili (il valore di mercato aumenta di circa 40 volte). Chi mai metterebbe in connessione le due cose? Per farlo però serve un trait-d'union, rappresentato di solito da un partito di scala nazionale. Un tempo lo faceva il partitino della sinistra, poi l'ha copiato anche il Partitone.

martedì 14 aprile 2020

Varie dagli uffici comunali


Architetto, c'è un problema. Il plotter non funziona più. Sono due giorni che il responsabile dell'ufficio informatica ci lavora su, niente da fare, oramai è andato. Ecco, qui c'è il modulo per ordinarne un altro, 7.000€, è un buon prezzo.
Uhm, fatemi controllare. Vado su. La spina non è infilata nella presa.
Be', non era mai successo prima. Che la spina non fosse infilata nella presa, dico, si giustifica il responsabile dell'ufficio informatica.

Chiedo: come mai il piano regolatore non è disponibile online sul sito comunale? Tutti i Comuni lo fanno, Maccastorna lo fa, questo è un grande Comune, perché qui non c'è?
Guardi architetto, ci abbiamo tentato. Ma è troppo complicato, i file sono troppo pesanti, ci sono dei problemi nei layer fatti dallo studio esterno. E allora lo vendiamo su CD, 60€ l'uno.
60€?!?
Ma sì, e poi con il ricavato ci compriamo la carta per le fotocopie, roba così.
Mi si avvicina di soppiatto un geometra. Architetto, se lei mi autorizza, in cinque minuti glielo pubblico io. Va bene. Cinque minuti dopo è disponibile sul sito. Come è possibile?
Eh, ma lui ha messo i .pdf, io volevo mettere i .dwg (editabili?!?), mi sembrava più di qualità. E adesso poi come faremo per la carta delle fotocopie?

Ma questo è solo il primo atto.
Piomba su una geometra dello sportello edilizia, guardi qui cosa ha fatto un professionista, l'estratto di piano regolatore è un falso! Come un falso? Sì, controlli, il PRG approvato è diverso, l'hanno modificato, questo è falso in atto pubblico, una cosa gravissima, bisogna intervenire!
Convoco il professionista. Be', in verità il PRG l'ho tirato giù dal CD, quello che vendete voi. Come è possibile? Eppure, ha ragione lui, nel CD è proprio così.
È... sa... forse nei CD che vendevamo non abbiamo messo il PRG approvato, ci siamo confusi, abbiamo messo una versione precedente, forse quello controdedotto, chissà...
E lo vendevano a 60€ l'uno.
Giuro che è vera. Un grande Comune del Nord Italia.

[poco dopo il responsabile dell'ufficio informatica ha chiesto di essere trasferito a un altro incarico – e ho subito acconsentito.
Tempo dopo mi ha denunciato, ha raccontato al giudice che “facevo favori ai privati”: tutto falso ovviamente, come alla fine è emerso. Ma non è calunnia, se non si dimostra che il falso è stato detto intenzionalmente, avendone coscienza. E l'avvocato intanto ho dovuto pagarlo io, alla faccia della legge sui whisperbowler]

martedì 10 marzo 2020

Un impianto prestigioso


Questa è abbastanza incredibile, e se me la raccontassero non so se ci crederei.
Lo Stato aveva deciso di costruire un centro medico all'avanguardia, che usasse gli adroni (particelle elementari generate da un ciclotrone atomico) per la cura dei tumori in modo molto più efficace e meno invasivo delle cure attuali, si parla di un incremento delle guarigioni dal 10 all'80%, mica poco. E sarebbe il primo impianto del genere in Europa, finora ce l'avevano solo le potenze atomiche, russi e americani, che li usavano per guarire i loro potenti, capi politici, miliardari, generali, cose così, i costi della cura erano a suo tempo astronomici, ora invece diventerebbero alla portata di tutti, i pazienti arriverebbero da tutto il mondo.
Come sede, era stata scelta quella storica e bella città, dove si trovava un'antica e prestigiosa Università, assieme a un grande centro di ricerca ospedaliero all'avanguardia e un dipartimento di ingegneria nucleare, uno degli ultimi, oltre che la residenza dell'attuale Ministro delle Finanze, perfetto insomma, meglio di così! Tutto deciso, insomma; ma quando i lavori stavano oramai finendo, e l'inaugurazione era vicina, ci si accorse che però mancavano le strade per arrivarci. Fu quindi preparato il progetto, trovati i finanziamenti, individuati i terreni: bastava solo firmare un accordo fra i vari soggetti interessati, Università, Ospedale, Provincia e Comune, per avviare le opere. Al Comune toccava pensare alla sola manutenzione della strada di accesso, un centinaio di metri dove si sarebbe limitato a raccogliere le foglie cadute dagli alberi e poco più, mentre gli altri avrebbero pensato al resto. Mi informo: quanto può costare? Niente, mi dice l'ingegnere comunale dirigente dei Lavori Pubblici, c'è un contratto di servizio su tutta la città, aggiungere cento metri in più o in meno non cambia niente. Porto quindi l'accordo alla firma della Giunta. E qui: ah no, eh! E noi perché dovremmo pagare per quelli lì? Se la facciano loro, la manutenzione. Ma è troppo complicato, dovrebbero incaricare una società apposta, al Comune non costa niente. Ah no, ci pensino loro. Parere contrario, unanimità (non succedeva mai).
Ed è toccato a me tornare dagli altri a dire che non avevo ottenuto la firma. Poi, sei mesi per convincerli. Alla fine ce l'ho fatta, delibera approvata. Cerimonia ufficiale, nel salone d'onore si firma davanti ai fotografi. Ma il vicesindaco delegato si irrigidisce: cosa vedo qui? Dovremmo pagare le manutenzioni? Ah no, non se ne parla proprio, torna ad esclamare. Gli ricordo che oramai è fatta , hanno deliberato e non può più tornare indietro. Un po' contrariato, alla fine firma borbottando, con la sua stilografica dall'inchiostro verde. E così si è potuta fare la strada per accedere al prestigioso centro.
[giuro che è vera]

mercoledì 27 novembre 2019

Filippo Penati


Ho conosciuto Penati quando era Assessore all'urbanistica di Sesto: da consigliere comunale aveva protestato contro dei programmi di intervento urbanistico poco limpidi, troppo sbilanciati a favore dei privati: ebbene, gli avevano detto, visto che sei tanto bravo, provvedi tu a rimetterli a posto, trenta giorni di tempo, e se non ce la fai te ne vai. Così era venuto da me, manco ci conoscevamo, e in tutta franchezza aveva detto: di urbanistica non ne so nulla, vedi di spiegarmi. In capo a due-tre giorni aveva capito l'essenziale, in una settimana ne sapeva più del dirigente ed era passato alla revisione dei programmi, con una certa brusca durezza. Insomma: intelligente, capace, generoso e coraggioso; e un po' spregiudicato, nel senso che non aveva pregiudizi. E anche nel senso che quando si è trattato di rimettere in riga il programma presentato dalle cooperative del suo partito, stranamente era diventato molto più morbido e comprensivo, eh, la politica (inutile dire che a questo punto mi sono dimesso). Ma ricordo anche che era il responsabile di un servizio di ristorazione in cooperativa, dove si andava a mangiare a prezzi bassi, ma soprattutto si mangiava bene, e a questo soprattutto ci teneva, chiedeva: è buono? Vero che è buono? Perché non basta spendere poco, anche la qualità conta.
Quando è stato indagato, ho sempre pensato che fosse sostanzialmente innocente. Nel senso che sì, qualche imperfezione formale può esserci stata, sì, qualche forzatura, qualche mossa azzardata: ma era uno onesto. Mi spiace non essere riuscito a dirglielo per tempo.


venerdì 6 settembre 2019

Geometra dello IACP


Suo padre – che faceva il geometra allo IACP – era morto improvvisamente. La madre non lavorava (come la maggior parte delle donne di allora), lui stava ancora facendo l'istituto tecnico: come avrebbero potuto cavarsela? Ci pensarono i colleghi del padre, che lo “assunsero” allo IACP, nel senso che gli diedero una scrivania, un tecnigrafo e uno stipendio a fine mese (detratto dalle loro buste paga), fino a quando non si sarebbe diplomato alle serali.
E così andò avanti per un po'. Un giorno ci fu un'ispezione: cosa ci fa qui quello lì? Subito a casa, è irregolare. Ma intanto oramai stava per prendere il diploma, dopo un po' ci fu un concorso in cui venne finalmente assunto, sempre come geometra, è lui che me l'ha raccontato.
Irregolare, sì. Grosse aziende pubbliche pubbliche – lo IACP è quello che costruiva le case popolari - che venivano usate per coprire problemi sociali assorbendoli nel loro corpaccione, sì. Origine delle distorsioni e dei malfunzionamenti di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze, sì. Ma anche quanta maggiore umanità.


giovedì 10 novembre 2016

Navigli

Per chi è a Milano o dintorni, consiglio un giro in bicicletta lungo le alzaie dei navigli. Tutti e tre vanno bene, Grande (più Bereguardo, molto importante anche se un po' trascurato), Pavese e Martesana-Paderno. I miei preferiti sono il primo e l'ultimo, anche perché collegano direttamente il centro di Milano (quasi) con le sue due “spalle fluviali”, Adda e Ticino, fino alle montagne: raggiungendo e delineando così il territorio naturale della città. E in questo rapporto fra città e campagna – o meglio fra città e contado, rete di centri minori, ma vivi e importanti, acqua e montagna – sta il segreto del funzionamento di Milano.
Ed è proprio il Naviglio Grande quello che ha fatto un po' la differenza: senza questa grande opera ingegneristica medievale (pensate, costruita alla fine del 1200 a pelo d'acqua, dallo sperone di Tornavento, dove c'è l'attuale ponte di Oleggio, a Milano, 50 chilometri senza sbagliare altimetria!) Milano non sarebbe diventata il centro commerciale, ma anche agricolo e industriale – centro economico insomma – che è diventata. Commerciale innanzitutto: perché le merci che scendevano dal Nord Europa attraversando le Alpi trovavano qui un'infrastruttura rapida e sicura che li portava prima a Milano e poi al porto fluviale di Pavia, e quindi sul Po, Adriatico, e poi verso l'Oriente, con grande risparmio di tempo e di denaro. E questo faceva la differenza fra Milano e le altre possibili localizzazioni concorrenti. Poi, agricola: perché il Naviglio irriga. Poi energetica, perché le acque scorrenti muovevano prima i mulini e poi le centrali idroelettriche che davano energia alla nascente grande industria. E infine il loisir, ovvero il piacere del verde, del fresco e delle acque, un tempo nelle ville signorili, oggi in quello che facciamo, pedalando lungo le sue sponde, assieme a centinaia o forse migliaia di persone che si divertono a fare sport, a correre, passeggiare, pattinare, biciclettare, pescare, prendere il sole e chiacchierare lungo le sue rive.
Il Naviglio insomma è il classico esempio della struttura multifunzionale: serve – è servito – a tante cose nel tempo.

E questa multifunzionalità la si vede soprattutto nel misto di ingegneria e di bellezza paesistica nella zona di Paderno: il ponte di ferro, alto, bellissimo il ponte e bellissimo il paesaggio delle sponde scoscese da cui si slancia (qualche anno fa volevano demolirlo per sostituirlo con uno nuovo, pazzi!); il ribollire d'acqua dei troppo pieno delle centrali ottocentesche; le rapide dell'Adda dipinte da Leonardo nella Vergine delle Rocce, dopo aver studiato la zona per risolvere il problema delle conche di Paderno (non ci riuscì, per inciso); e il santuario della rocchetta su uno sperone del fiume, prima insediamento neolitico, poi presidio militare romano, poi medievale, poi covo di briganti,e infine santuario, tutto in una piccola casettina che però è stata tante cose; come la rocca di Trezzo, che in alto si trasforma in castello e in basso in centrale idroelettrica liberty.

I Navigli vengono quindi citati spesso come esempio dell'ingegnosità e versatilità dei milanesi. Bisogna sapere però che se pur le conche furono appunto inventate qui a metà del 1400, quelle effettivamente funzionanti erano solo quelle verso la cerchia interna e sul naviglio di Bereguardo (che peraltro non arrivava fino a Pavia, l'ultimo pezzo bisognava farlo a dorso di mulo); sul Pavese la Conca Fallata (=sbagliata) ci ricorda appunto che al tempo degli Spagnoli non erano riusciti a farle (le farà Napoleone all'inizio Ottocento), ma anche a Paderno quelle del Meda erano crollate (le realizzarono gli austriaci a metà Ottocento), e anche quelle di Vizzola sono austriache (realizzate subito prima che la ferrovia rendesse inutile il trasporto fluviale, peraltro).
E anche per le prime centrali idroelettriche, certo a suo tempo le prime in Europa per potenza, ma il brevetto è americano (Westinghouse), comprato all'Expo di Parigi del 1889,quello della Tour Eiffel tanto per intenderci (mentre all'Expo 2015 il massimo che si poteva comprare erano le patatine belghe o l'hamburger di coccodrillo, per dire); la vera genialata in realtà fu da una parte il trasporto a distanza della corrente alternata (la centrale precedente - a carbone – era di fianco al Duomo), dall'altra quella sorta di project financing ante litteram per cui i costi della centrale erano ripagati gestendo la rete tramviaria cittadina elettrificata, in attesa che si formasse la domanda di energia elettrica da parte dell'industria che aveva trovato così un fattore localizzativo (davvero geniale).
Quindi non è che ci sia da vantarsi più di tanto, un po' ce la contiamo. Bravi sì, non eccezionali. Anche il cosiddetto traghetto di Leonardo, quello che va da una sponda all'altra dell'Adda senza motore, pare non sia stato Leonardo ad inventarlo, c'è in tutto il mondo. Come anche il cosiddetto miracolo economico del dopoguerra, diciamocelo, è stato più che altro un trasferimento di brevetti e know-how dagli Stati Uniti per tenerci nella loro orbita e creare un mercato di sbocco, soldi e lavoro per creare consenso e allontanare il rischio sovietico (vedi Eichengreen). Finito quello, finiti i trasferimenti, il miracolo non si ripropone (checché ne continuino ad auspicare i giornali).
Vabbe'. Mi piacerebbe sapere però quanti posti ci sono al mondo dove puoi partire con la bici dal centro città, andare in campagna, passare per ville e luoghi storici, vedere boschi e rami morti di fiume pieni di animali, cerbiatti ma soprattutto uccelli, gallinelle d'acquea, svassi, garzette, aironi, sdraiarsi in riva al fiume e alla fine arrivare sui laghi in vista alle montagne piene di neve, un'aria frizzantina. Be', è proprio straordinario – tanto è vero che si incontrano non pochi turisti stranieri, perlopiù tedeschi, con carte topografiche esattissime (poi meglio tornare in treno, benedetto il giorno che hanno ammesso il trasporto bici – prima era una faticaccia. Ma ne valeva comunque la pena).

mercoledì 4 agosto 2010

Certificato di Destinazione Urbanistica.

Il Comune ha fatto una variante per valorizzare i suoi terreni, da servizi a residenza. Serve però il CDU per venderli (va allegato all’atto).
Sul certificato che viene rilasciato però c’è scritto: area destinata a servizi comunali. Anzi, meglio, c’è scritto: “si certifica che, salvo errori, l’area è destinata a...”.
Bello quel “salvo errori”. E’ come se uno su una carta di identità scrivesse: “salvo errori, questa persona si chiama...” tal dei tali. Ora, capirei ancora nel caso di una carta di identità, il nome in fondo te l’ha dato la tua mamma, potrebbero sbagliarsi, ma qui invece la destinazione urbanistica l’hanno decisa loro, l’area è loro, non dovrebbero esserci errori. E invece ci sono, l'area è residenziale, non a servizi. E poi, un’area a servizi, chi vuoi che te la compri? Glielo si fa notare, e anziché emettere un nuovo certificato, se lo fanno restituire e aggiungono in fondo una pecetta: “salvo errori, si certifica che l’area ha destinazione residenziale”. Così sul certificato all’inizio c’è scritto “destinata a servizi”, in fondo “residenza”, ma anche così, chi vuoi che te la compri, con un’incertezza simile?
E il bello è che hanno voluto che pagassimo una seconda volta i diritti di segreteria, commenta sconsolato l’addetto alle vendite.

lunedì 2 agosto 2010

Chissà cosa aveva da dirmi.

Mi racconta un amico professionista: avevo un appuntamento con un Sindaco per un progetto, una persona un po’ ambigua, non mi piace tanto.
Mi dice: meglio che non parliamo qui, andiamo in un posto più tranquillo. Vengo fuori con la mia macchina, mi segua.
Un po’ teso mi apposto quindi fuori dal Comune, e quando vedo uscire la macchina inizio a seguirlo. Quello accelera, io dietro. Quello fa delle svolte improvvise, e io dietro, sempre più veloce, sempre più difficile. A un certo punto, siamo in aperta campagna, l'auto si ferma di botto, scende uno, mai visto prima, mi fa : lei, ma perché mi sta seguendo?
Avevo sbagliato macchina! Poi non avevo il numero di telefonino, non sono più riuscito a trovarlo.
Chissà cosa aveva da dirmi, quel giorno. E quel progetto non è che sia andato avanti poi tanto bene.

venerdì 2 luglio 2010

Il tribunale.

Mi convocano a testimoniare in Tribunale in un’altra città, non so su cosa, se però non ci si presenta c'è l'accompagnamento coatto con i carabinieri: ore quattordici, sala udienze, primo piano. Non c’è nessuno, tutto spento. Aspetto un po’. Gironzolo un po’ nei corridoi bui. Dietro l’angolo, c’è un cartello: udienza spostata al secondo piano. Mi precipito. Ma la scala arriva solo al primo piano, la rampa successiva è inagibile, con le transenne tutte polverose, come si farà? In un ufficio in fondo c’è un tipo, mi dice: la scala è anni che è rotta, si sale solo con l’ascensore (sempre occupato). Finalmente l’ascensore arriva, vado alla sala udienze, in ritardo. C’è un cartello: i testimoni devono aspettare fuori dalla sala, vietato entrare. Sotto: i testimoni si facciano riconoscere dall’ufficiale giudiziario. Ma è dentro la sala. Che faccio, entro a farmi riconoscere nonostante il divieto ad entrare, o resto fuori nonostante l’obbligo di farmi riconoscere? Nel dubbio, attendo. Faldoni appoggiati a terra dappertutto.
Alla fine mi chiamano, lei perché non si è fatto vedere prima?
Il tema della testimonianza è: se aprire una finestrina sul tetto, conforme al piano regolatore, con il parere favorevole della Commissione Paesaggio e la compatibilità ambientale accertata dal Soprintendente Regionale, ma mediante sanatoria (regolarmente rilasciata a termini di legge), sia reato o meno.
(e non hanno le scale)

martedì 4 maggio 2010

Milano.

Come iniziano le città? Non è una domanda scontata. Siamo abituati a viverci, nelle città, a vederle crescere o cambiare, o restare così come sono o piano piano degradarsi e finire. Ma al momento dell’inizio non c'è più nessuno che c’è stato.
E la prima domanda è: da dove è nata l’iniziativa? E perché in un luogo, piuttosto che in un altro? Forse qualunque luogo andrebbe bene?
Di solito, nascono in un luogo di incontro naturale: allo sbocco di una valle, all'attraversamento di un fiume, attorno a un'insenatura che possa servire da porto; oppure come presidio militare di un percorso, o di una regione fertile.
Questa città invece non ha nessuna di queste cose: non ha un fiume (l'hanno fatto dopo, artificiale), non ha un porto (idem), non ha una collina (ci hanno tentato), una valle, un passo da presidiare.

Semplicemente, è una città in mezzo a tante cose. Anche il nome, dicono, viene da lì. E' a metà strada fra le montagne e il mare; a metà fra il Nord Europa e il Mediterraneo, fra i porti industriali freddi e nebbiosi e il sole e il mare azzurro; fra l'Occidente proteso sull'Atlantico e l'Oriente che si spinge verso l'Asia. Più modestamente, a metà fra l'Ovest sabaudo e l'Est veneziano. A metà fra il Ticino e l'Adda, fra i laghi subalpini e il Po.
Certo, e allora, perché proprio qui? Perché non un po' più in là, un po' più a Est o un po' più a Ovest? Avrebbe potuto benissimo essere così, e l'esistenza di Monza e di Pavia, città capitali mancate, ci mostra che c'è mancato poco. Ma più a Nord o più a Sud non avrebbe potuto essere: perché più a Nord la pianura è inadatta all'agricoltura, è argillosa, impermeabile, l'acqua corre via, e si riesce a coltivare qualcosa giusto per sopravvivere; più a Sud invece l'acqua salta fuori immediatamente, ottimo per l'agricoltura, ma non si riesce quasi a costruire, e se non viene incanalata, il terreno è paludoso (e quando con l'aereo a primavera si inizia a scendere sulla pianura per atterrare, sembra quasi di arrivare su un lago, con le risaie inondate e qua e là le cascine che spuntano). In termini tecnici, a Nord si parla di pianalto ferrettizzato (ottimo per fare i mattoni), al di sotto del quale c'è un lago di acqua di falda; dove termina il pianalto, l'acqua finalmente può sgorgare fuori: è la linea delle risorgive, da Est a Ovest, dove basta piantare un tubo cavo nel terreno per fare sgorgare l'acqua e avere un fontanile.
A Nord, il terreno gramo non favorisce le grandi proprietà; gli appezzamenti agricoli sono frammentati fra tanti, coltivatori, mezzadri, piccoli proprietari; e nelle notti d'inverno ci si industria con altre attività integrative, per tirare a campare: metallurgica, tessile - l'acqua che scende abbondante dalle montagne fornisce attraverso i mulini l'energia per far girare le macchine.
A Sud invece l'acqua tiepida che sgorga dai fontanili viene raccolta e irregimentata lungo le rogge alberate fino alle marcite, mantenendo la stessa tiepida temperatura anche d’inverno grazie alle radici degli alberi; questo permette di avere erba fresca in tutte le stagioni, fornendo nutrimento migliore alle vacche che così producono più latte, che diventa formaggio, tutto l'anno.
E quindi la città poteva nascere solo lungo questa linea delle risorgive, con i mattoni del Nord, mangiando i formaggi del Sud, scambiando arnesi e tessuti degli artigiani industriosi con i prodotti agricoli abbondanti dei grandi coltivatori. C'è anche una chiesa, S. Maria della Fontana, costruita su un antico luogo di culto, antecedente all'invasione dei romani; e l'antico luogo di culto è appunto una fontana con tante cannelle: per onorare l'acqua che sgorga dal terreno, prima che diventi palude.
Ma perché non più ad Est o più ad Ovest? Uno studioso tedesco del Novecento, Christaller, ipotizzò la forma di crescita ideale degli insediamenti umani in una pianura perfettamente omogenea, sulla base della semplice esigenza di ridurre i costi di trasporto in un'economia di mercato. Questo porta a due regole: la prima, che le merci più semplici, quotidiane e maggiormente richieste (il pane, ad esempio) tendano ad essere capillarmente diffuse, mentre le merci più rare (e con minore domanda, tipo un paté francese o una scarpa fuori misura) tendano ad essere disponibili solo in alcuni punti, di solito nei centri maggiori. In altre parole, un negozio per chi cerca un prodotto raro, diciamo le scarpe numero cinquanta, sarà verosimilmente uno solo in tutta una regione, ed è più facile che si localizzi nel capoluogo, dove è più visibile, piuttosto che in un paesino. Così, è più facile che un'università sia in città, piuttosto che in un paese (tranne che per gli urbanisti degli anni '60, che teorizzavano le università in aperta campagna, a Gorgonzola – mai funzionato). E che in città ci sia un rivenditore di ricambi minuti per orologi di antiquariato, o che ci sia un'attività innovativa, o una borsa di scambio di merci provenienti da paesi lontani.
La seconda regola dice che per ottimizzare i costi di spostamento dei clienti e quindi per ampliare al massimo il numero dei potenziali compratori nell'area di riferimento, il punto ideale di vendita è al centro.
Sulla base di queste due semplici regole, il risultato dell'incessante attività umana nella pianura ideale dovrebbe essere, secondo Christaller, una forma geometrica per cui la città più grande è al centro della pianura, circondata a corona ma ad una certa distanza dai centri di seconda grandezza, e tutti a loro volta circondati da centri minori, a loro volta circondati da centri più piccoli; le strade, tutte a radiali e anulari.
E se si guarda dall'alto la nostra pianura, non del tutto perfettamente omogenea, ma insomma quasi, il disegno di Christaller è quasi perfettamente realizzato: una grande città in centro, con tutte le funzioni speciali; le altre città, Bergamo, Brescia, Cremona, Pavia, Novara, Gallarate, anche loro con una loro identità e autonomia, a corona; i centri minori, Rho, Sesto, S. Donato, Corsico, all'intorno; e poi intorno a tutti i centri, i centri più piccoli: Bollate, Novate, Cormano, Bresso, Cusano, Cinisello, Vimodrone, Segrate, Peschiera, e poi i borghi minori, le frazioni, le cascine, eccetera, eccetera.
Perché poi le città nascono per questo: per le attività economiche, commerciali, culturali, istituzionali, produttive: non per viverci. Non credete a quelli che dicono che è la residenza che connota la città (di solito lo dicono perché hanno un terreno dove vogliono costruire). La città è nata per il lavoro; e ci si abita per questo.
Ma questa città in particolare non è nata per “un” lavoro, per un'attività predominante, per un'impresa: è una città in mezzo, ed è fatta per tutti i lavori. Non solo città industriale, come la riteneva qualcuno, ma anche per la finanza, la cultura, le istituzioni, i servizi – e anche le industrie, sono sempre state ben diversificate, medie, grandi, piccole, e poi meccaniche, chimiche, farmaceutiche, eccetera, eccetera. Anzi, è proprio questa possibilità di trovare un po' di tutto, dall'artigiano al professore, dall'esteta al commerciante, a renderla così interessante. Persone diverse si incontrano; se sono lì, è per non perdere tempo, non è che sia un posto così piacevole (anche se è meno brutta di quel che dicono); se sono lì, è perché sono bravi; ed è da questo incontro di persone capaci e indaffarate che possono nascere nuove idee, o quelle cose che sono a metà strada fra industria, arte, scienza, artigianato, commercio... roba tipo il design o la moda, ad esempio, o l'editoria.
Ma questo misto si può vedere anche nelle attività che si svolgono negli edifici: al piano terra ci sono i negozi, al primo piano gli uffici, sopra le abitazioni, in cortile c'è l'officina per le riparazioni o il falegname. E questo misto si vede anche nelle strade: per un tratto ci sono villini, poi edifici a cortina, poi un capannone, e poi una torre residenziale con i giardinetti. Un pezzo è antico, uno dell'Otto
cento, un pezzo moderno – forse non molto bello, ma insomma è un'identità anche questa.
E così, soprattutto nella zona che va dal centro storico alla periferia, o meglio, dalla cerchia dei Bastioni a quella della 90-91 (che è la linea di filobus che gira sull'anulare esterna), ovvero quello che gli operatori immobiliari chiamano il “semicentro”, che è anche la zona più vivace, è tutto un accavallarsi di cose diverse, di epoche diverse, piazzate una a fianco all'altra, una vecchia cascina, una fabbrica, una piazza ottocentesca (magari non finita), un quartiere di edilizia economica popolare ben disposto in modo disassato dalla strada, con le sue brave aree a servizi (generalmente non attuate), un ramo ferroviario non più utilizzato, il portone di ingresso di una villa che oramai è al di là della ferrovia, un tratto di strada che si interrompe dove c'è una casetta che proprio non si è riusciti ad espropriare. Che poi anche la struttura a radiali ed anulari non è poi così perfetta, ad esempio la cerchia dei Navigli che si chiude male in via Pontaccio, quella dei Bastioni che si perde fra Conciliazione e l'Esedra, per non parlare delle radiali del nord interrotte (ma fra Repubblica e Biancamano un varco in più non potevano farlo?), o di casi notori come la Vigevanese che non raggiunge i Bastioni (ma chi ha dimensionato così piccine le vie Dugnani e Modestino?)
E anche andando più fuori, verso viale Lombardia, anche se oramai si è a chilometri da centro, le case sono ben costruite, studiate, le strade belle, ben impostate, con grandi marciapiedi e filari alberati, si vede che allora non si pensava che la distanza dal centro volesse dire periferia; e in fondo i palazzi dell'epoca sono simili a quelli che si trovano dietro Porta Venezia. Forse si pensava veramente di stare costruendo una città nuova, migliore o perlomeno bella almeno quanto quella antica. E se si gira dentro lungo la via Vallazze, certo tutto è un po' più sordido, tutto un po' più affrettato e sporchino, come tutte le strade di comunicazione che portano in città da fuori, come anche in viale Padova e nelle strade attorno; ma se si gira attorno al vecchio Trotter, e poi ci si infila sotto la ferrovia, verso i vecchi borghi, Gorla, Precotto, paralleli a viale Monza; e se si passa dentro lungo la Martesana, con tutti gli orti ordinati lungo la massicciata, quel naviglio che prima è stato via di comunicazione e di trasporto delle merci, poi mezzo di irrigazione dei campi, poi ancora forza motrice per generare energie elettrica per le industrie e adesso pista per lo svago e il tempo libero (e una volta avevo addirittura progettato di fare in bici tutta l’alzaia della Martesana per poi risalire l’Adda, con le sue rocce e le sue rapide, i ponti di ferro, le centrali idroelettriche in mezzo ai boschi, fino a Olginate, con il Medale sullo sfondo, come nella vergine delle rocce; ed arrivare ad arrampicare su in cima al Resegone, tutto in giornata; ma poi l’amico con cui dovevo andare ha litigato con la fidanzata e quindi niente da fare); e se poi si gira lungo i quartieri dietro lo scalo ferroviario: come è ancora bella Milano!

Se si va ad esempio dietro al parco, e si segue la vecchia strada postale che portava un tempo al passo di Gries, e più tardi al Sempione, per andare in Svizzera e in Francia (ma perché passare da Gries, che è più alto, ghiacciato addirittura? Perché è la strada più difendibile da un punto di vista militare, il Sempione, anche se più basso, si presta facilmente ad imboscate – e quando si andava a piedi o con i muli, il dislivello non era così importante, lo erano di più la sicurezza o la lunghezza; solo con il treno il dislivello diventa importante e gli itinerari cambiano, anche per i Giovi è stato così, Turchino e Scoffera erano più importanti - ma poi con i treni ci si è infilati giù nei fondovalli, mentre prima si viaggiava sulle creste, e nei racconti infatti si passava di valle in valle), insomma, se si va lungo la strada per la Francia, si arriva alla Cagnola, antico borgo oramai incuneato fra le case, dove un tempo i viaggiatori provenienti da lontano si riposavano, si pulivano e si cambiavano i vestiti impolverati prima di entrare in città.
Tutto attorno era inedificato per motivi militari (una casa alle spalle del Castello avrebbe potuto servire come base ad un esercito assediante). Non si poteva neanche utilizzare l'area per attività agricola, quindi era tutto un parco per la caccia dei signori; e così adesso è la zona con più edilizia moderna. La zona di caccia si estendeva fino al bosco della Merlata, ai confini con Pero, dove i briganti si nascondevano per attendere i viaggiatori dai passi alpini. C'è ancora un affresco, alla Cascina della Merlata, oramai in rovina, che ricorda le gesta del terribile brigante Legorino (che sarebbe come dire brigante leprottino, forse non era così terribile).
A un certo punto, dopo il Risorgimento, visti gli spazi a disposizione, e la strada in direzione della più evoluta società francese, faro di civiltà, ci si propose di imitare gli Champs Elysées: il castello sarebbe stato il Louvre, la piazza d'armi le Tuileries, il Corso poi giunto al piazzale (che sembra un po' l'Etoile) girerà a sinistra verso il Bois de Boulogne, ovvero il bosco della Merlata senza più briganti: ma poi al termine del viale venne costruito il cimitero (sono aree già comunali, e poi è più pratico, che ce ne facciamo del bois?) e allora addio al sogno della piccola Parigi.
Vicino al cimitero, un po’ discosta dalla strada, c’è la tranquilla Certosa di Garegnano, un tempo al centro di un territorio agricolo ordinato geometricamente dalla centuriatio romana e orientato secondo le linee di pendenza del terreno, per utilizzare il deflusso naturale delle acque per l'irrigazione. Dal borgo di Garegnano (ma ce ne sono due in città) il Petrarca scrisse in una lettera di come il suo soggiorno sia allietato dal suono di chiare fresche e dolci acque che si potevano sentire nei dintorni. Effettivamente, fino a pochi anni fa si poteva vedere vicino al borgo una testa di fontanile: adesso però c'è il terminal di un autotrasportatore.Sempre in zona c'è (o meglio c'era) la grande fabbrica: l'Alfa, che quando funzionava come industria nel piano regolatore aveva destinazione residenziale (per farla andare via) e quando ha iniziato a chiudere, nel piano regolatore l'hanno messa industriale, per farla restare (se ne è andata lo stesso); e ci sono le fabbrichette dell'indotto, della piccola attività mista a residenza che tipicamente va a riempire la maglia del territorio agricolo, soprattutto al di fuori di quelli che allora erano i limiti amministrativi comunali (il piazzale), per non pagare dazio.
I quartieri di edilizia economica e popolare man mano che si esce dalla città si vanno a disporre lungo l'asse eliotermico (che permette la massima insolazione - e quindi la massima salubrità - ad edifici a corpo doppio con possibilità di alloggi monoaffaccio – e quindi un po' tristi), oppure vengono realizzati nelle aree un tempo non utilizzabili, quelle del territorio di caccia dei signori o soggette alle esondazioni del fiume Olona (poi tombinato); e visto poi che il Bois de Boulogne non si era realizzato, si tenta di nuovo, dal piazzale Accursio si sarebbe andati alla montagnetta (fatta con i detriti dei bombardamenti e con gli scavi dei nuovi cantieri) e da lì lungo l'area a verde e servizi, lungamente pensata e progettata, con dibattiti e concorsi, e di cui in definitiva si costruirà solo un centro commerciale.
La Certosa invece viene definitivamente separata dal suo borgo dal terminale autostradale; a mo' di compenso, sopravvive fortemente nella toponomastica di zona (viale Certosa, stazione Certosa, zona speciale Certosa – che è a Musocco, in realtà, al di là della ferrovia. Invece il cimitero, che è vicino alla Certosa, si chiama Musocco). L'Olona invece nella parte a Sud della città prende il nome di “Lambro Meridionale”: sì, perché il suo nome vero era di Lambro Merdario (raccoglieva le fognature), accorciato per decenza sulle carte in Lambro Mer., e poi trasformato in Meridionale.
Ma non è da credere che la sporcizia dei fiumi dispiacesse, anzi la cacca dei cittadini agli agricoltori era utile, sempre per quel famoso discorso delle acque tiepide per avere foraggio (e formaggio) tutto l'anno; tanto è che una volta, dovendo recuperare una roggia inquinata dove volevamo fare un nuovo quartiere residenziale, è saltato fuori che era inutile pensare ad un impianto di depurazione: la fognatura veniva versata dentro apposta in base a una convenzione stipulata nel 1286 - è proprio la data giusta, non è un errore di battitura - con i contadini più a valle (quelli vicino a quell'abbazia costruita con i soldi guadagnati con il mulino che per prima cosa i frati si erano adoperati a costruire); convenzione tuttora valida, che quelli non avevano nessuna intenzione di sciogliere, perché, interpellati, erano tuttora interessati.
Insomma, non si butta via niente. Cacca, acqua, foraggio, formaggio, tutto viene riutilizzato e tutto torna in circolo. Niente rimane uguale a sé stesso, ma in realtà nemmeno niente cambia del tutto, ci sono persistenze, oggetti che resistono come baluardi alle trasformazioni che gli passano sopra, si fanno erodere, magari, ma alla fine è anche la trasformazione che devia. Un po' come il monte S. Primo che ha diviso i due rami del lago di Como: adesso è un innocuo panettone, ma all'inizio era un gigante e in fondo è il ghiacciaio che ha dovuto cambiare strada. E quando una cosa è stata, rimane sempre una traccia.

E in fondo di tutto qualcosa rimane. Ma soprattutto, tutto è un prodotto collettivo. Si inizia con un'intenzione, si finisce in un altro modo. I progetti durano dieci anni e più, e dopo cinque si molla, e quindi o si inizia (e qualcun altro finisce) o si finisce (quello che ha iniziato un altro). Nessuno può dire: questo l'ho fatto io, io da solo (se non cose piccolissime).
Certo alla fine il risultato è un po' caotico. Ma nulla di ridondante, nulla di eccessivo o monumentale, tutto molto sobrio, e non solo per quieto buon senso borghese, come qualcuno stoltamente dice: c'è proprio una filosofia, che viene dicono dal giansenismo e dal cattolicesimo prealpino (ma secondo me dalla vicinanza con le montagne), fatta di non mettersi in mostra, di non creare invidia e stupidi dissensi, tutto in modo un po' scontroso – e ci sono tante espressioni del luogo, tipo “mi raccomando, fa' il bravo”, detto a qualcuno che nel passato ne ha combinate grosse, o “a buon rendere”, detto a qualcuno che ti ha fatto un favore, che da fuori vengono fraintese, sembrano frutto di diffidenza e di calcolo, ma invece sono testimonianza di un burbero affetto e di un'assunzione esplicita di responsabilità sociale. “A buon rendere” vuol dire: anch'io mi comporterò così, con te, o con altri, quando ne avrò occasione. Non cadrò nel meccanismo del rancore verso chi ci fa del bene, lo conosco e non sarò ingrato; non per calcolo, ma neanche con volubilità. E quindi se si possiede qualcosa di bello o di eccezionale, si tende a nasconderlo nei cortili o nei grandi giardini, all'interno, negli spazi privati, che non lo veda nessuno.
Qui vicino, ad esempio, un'anonima facciata, semplice semplice, giallina giallina, nasconde all'interno un palazzo barocco, dove la scala monumentale è stata costruita attorno ad un'enorme testa di elefante africano imbalsamato, portato qui nel Seicento. E' bastato entrare un paio di volte a vederlo, che il portinaio ha vietato l'accesso, e il proprietario ha pensato bene di smontarlo e di portarsi via nottetempo la testa di elefante, mica che se ne accorgesse la Soprintendenza - e magari glielo vincolasse. Non molto giansenista, in verità.
Anche in centro, quando si vedono queste case diroccate, abbandonate: perché nessuno ci abita? Perché dovevano farci una strada, poi un piano per edilizia popolare, poi si è scoperto che c'è un vincolo della soprintendenza, e quindi la proprietà ha ceduto alle banche, ma tutto è rimasto così, perché è troppo difficile fare la variante al piano regolatore. Anche la casa dove abitiamo noi è così, altrimenti non avremmo potuto permettercela, e anche la gente che abita all'intorno non è poi così ricca, solo abita in mezzo a un progetto interrotto.
Ma complessivamente, quello che noi vediamo è solo quello che resta. Tanto è stato spazzato via, tanto non è neanche iniziato. Tante cose ci sono state, ma non si sono preoccupate di consolidarsi in un oggetto fisico, in qualcosa che resta; e invece basta che un assessore ottuso si impunti, ed ecco un obbrobrio che sfiderà i secoli.
Ciò che è scomparso, è vero, per il solo fatto di essere venuto meno, passa per inadeguato; e invece chi dura una sua qualche buona ragione in fondo deve averla avuta. Come se le culture assassine fossero meglio di quelle assassinate. Come se la malattia - che resta - fosse meglio del corpo sano - che se ne va. E quindi non è detto che ciò che resta sia la cosa migliore.

mercoledì 7 aprile 2010

Confidenze.

Aspettando di iniziare una riunione di lavoro per un’area dismessa, il presidente e manager di una storica impresa immobiliare improvvisamente inizia a parlare di sé (solitamente è un tipo molto riservato, un po’ imbronciato). Si stava ingannando il tempo parlando di traffico, delle strade intasate, del tempo che si perde, delle infrastrutture che non si fanno.
“A me invece piace restare bloccato nel traffico. Fermo in autostrada, spengo il cellulare, e per un po’ mi lasciano in pace. E’ un attimo di libertà”, dice.
E’ il discendente di terza generazione di una famiglia di costruttori attiva da più di cinquant’anni. L’azienda di famiglia si è allargata anche in altri campi, gestisce un patrimonio immobiliare di una certa dimensione, la dirige con suo fratello e con i cugini, con cui i rapporti sembrano abbastanza tesi.
“Mi ricordo che da piccolo vivevo da queste parti”, continua, “mi lasciavano tutto l’anno in una cascina, i contadini mi ospitavano, andavo in giro per i campi da mattina a sera. Un giorno, avevo sei anni, sono venuti a prendermi per portarmi a scuola, in collegio. E lì è finita la vita.”
Poi la riunione comincia.

lunedì 8 febbraio 2010

Attività edilizia

I funzionari comunali sono tutti uguali, distribuiscono volumetrie così, come se fosse roba loro, se li prendi per il verso giusto, meglio se ci vai accompagnato da una bella ragazza, magari offri un cappuccino e racconti aneddoti divertenti sul mondo degli affari. Ti presenti tu, con il tuo grugno, sicuro di aver ragione: e c'è sempre qualche codicillo che impedisce quello che vorresti fare.
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Arriva frenetico l'Assessore: ho saputo che in cronaca locale hanno un buco, presto una notizia per un comunicato stampa... non c'è nulla! E le concessioni edilizie? Quante rilasciate il mese scorso? Poche, le solite. E rispetto all'anno prima? Sempre uguale. Cercate, cercate... ecco, nel maggio '93 erano meno. Il giorno dopo sul giornale, titolo di fondo: buone notizie per l'edilizia: il rilascio di concessioni edilizie è più che raddoppiato rispetto a dieci anni fa.

martedì 2 febbraio 2010

Case popolari

Costruire una buona casa, solida, senza tanti fronzoli, costa dagli 800 ai 1.000 Euro al metro quadro; ma se si vuol fare qualcosa un po’ più di lusso, si arriva sui 1.200. E allora perché le case costano tanto? Certo, è il costo del terreno, la speculazione. E quindi il Comune decide di mettere a disposizione – gratis – un suo terreno per fare le case popolari per chi non ce la fa, per i giovani, gli anziani, i poveri. Certo, lì si doveva fare una scuola, un giardinetto, ma insomma, ci sono emergenze più importanti, senza casa come si fa a rimanere? Ma poi i lavori vanno un po’ per le lunghe, ci si perde un po’ nelle finiture, mettono il parquet. Morale: al consuntivo, solo di costi di costruzione sono 1.900 Euro al metro quadro. Un bilocale in affitto per una ragazza madre giusto per non perderci verrebbe circa 500 Euro al mese, in periferia: praticamente come a libero mercato. (Qualcuno propone: e se le vendessimo?) Ma il Sindaco si impunta, le inaugurano lo stesso, come case popolari, costosissime. E sui giornali si legge: un grande successo, finalmente si è fatto qualcosa per i poveri.

Vengono a parlare i rappresentanti di una cooperativa edilizia rossa, non è che ci sarebbe qualche intervento da fare, l’impresa è un po’ che è senza lavoro, lui poi che fa l’architetto è un po’ in crisi. Certo, aree ce ne sarebbero, ma sono i finanziamenti che mancano. Ah, su questo nessun problema. Sapete quegli ottocento milioni che il Parlamento ha stanziato per fare edilizia popolare? Stiamo facendo lavoro di lobbying per dirottarli sull’edilizia convenzionata (tutti i protagonisti di questo dialogo sono storici rappresentanti dell’ex PCI, n.b.).

venerdì 22 gennaio 2010

Partecipazione

Avevo avuto un incarico per realizzare un'area a verde in una zona periferica. Nel mio ufficio piomba un professore universitario di sinistra: sia ben chiaro che quel lavoro lo faccio io, mica dico di rinunciare alla parcella, ma quello è un lavoro mio. E perché mai?
Dopo un po', appare un titolone su un giornale moderato: avanza la speculazione edilizia in periferia, un progetto propone... un'inaccettabile colata di cemento... e avanti così per diverse colonne. Ne parlo con un tecnico comunale comunista, ah, questi giornalisti, tutti così, ma conosco qualcuno dell'ambiente, forse posso fare qualcosa, fammi vedere chi ha scritto l'articolo... toh! ...è uno dei nostri.
Su una nota trasmissione televisiva di denuncia, ci si mobilita contro la speculazione... sempre lì. Il finanziamento viene bloccato. Mi invitano a una trasmissione sulla questione, dove ci sono: un critico d'arte, un professore universitario, un cittadino della zona, un politico locale... tutti dello stesso partito. In commissione edilizia il progetto viene avversato per motivi estetici da un commissario (progressista). Insomma, rinuncio all'incarico, che viene dato al professore, che ci scrive su un articolo sulle esperienze di partecipazione popolare ai processi decisionali. Tempo dopo, mi è capitato di incontrare uno del comitato dei cittadini: quello lì... ottenuto l'incarico, non si è più fatto vedere... non è stato realizzato niente.