giovedì 27 agosto 2026
Anonimo veneziano
Da piccolo andavo a Venezia con i
miei. Loro avevano fatto lì l'università, avevano conosciuto gente
importante e tanti amici: ma soprattutto si erano conosciuti fra loro
e alla fine si erano sposati. Conoscevano quindi Venezia come uno che
ci ha abitato, i posti meno consueti, i tavolini in campo Santo
Stefano, le trattorie in San Trovaso o le Zattere dove passavano i
pomeriggi, cosa era successo lì e chi avevano incontrato là. E poi
i musei, quei quadri meravigliosi, i mosaici, la laguna... la
pensione vicino all'Accademia con i tappeti sul pavimento tutto
ondulato... prima di tornare a casa mia mamma comprava una granseola
ai mercati di Rialto.
Sempre negli anni '70 (quando ero alle
medie e poi al liceo) è uscito Anonimo Veneziano: prima il film e
poi il libro. Sentimentale, piagnucoloso, ammiccante: lui sta per
morire e lo dice alla moglie che lo ha lasciato anni fa portandosi
dietro il loro figlio; lei adesso sta con un altro, e l'altro è un
riccone e lui è solo un artista, un artista dentro perché non ha
avuto successo e ha le scarpe scalcagnate ma lui la ama ancora anche
se è colpa sua se ne è andata ma adesso sta per morire... chi è
che non ha mai fantasticato su una vendetta simile? Adesso lei
capisce che è lui il suo vero grande amore, ma è troppo tardi, lei
avrebbe anche voglia di scopare, ma lui signorilmente declina,
zoccola... (un filo maschilista, forse? ma sto morendo, posso dire
quello che voglio, mi dovete capire, compatire...): chi è che può
resistere ad abbandonarsi a una simile patetica autocommiserazione?
Poi lui suona anche l'Adagio di Alessandro Marcello, sì quello
famosissimo poi copiato da Bach, sperando che un giorno suo figlio un
giorno lo senta e pensi a lui, al suo talento sprecato, anzi al suo
genio incompreso, non solo un panzone con le scarpe sformate e
sporche, vedi; e la musica va, bellissima... insomma c'è materia per
piangere.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento