lunedì 31 agosto 2026
Finale.
E con questo siamo arrivati a oltre seicento post, tanti (troppi?). Mi sembra di avere detto quello che volevo, non vorrei cominciare a essere ripetitivo.
Perbene
C'è stato un periodo in cui essere
perbene era giudicato male. Era un po' come dire conformista, banale,
ordinario: insomma un po' un vile, un servo del potere.
Alle ragazze poi quelli perbene non
piacevano per niente. Bisognava essere maledetti, straordinari,
quelli che stanno fuori tutta la notte, matti, sorprendenti, che si
facevano di cose strane e chissà che cose misteriose combinavano...
(per non parlare di quelli che giravano con la pistola, il poeta-soldato, che fascino, sì!)
Quelli normali li schifavano, mica sto con i normali, era una frase
tipica.
Nel centro sociale c'è un dibattito
sulla casa, tutti hanno diritto di parola. Inizia a parlare uno, è
ubriaco (a metà pomeriggio), biascica, urla qualche luogo comune, si
impappina: silenzio! Lasciatelo parlare. Perché è uno che le
contraddizioni del capitale le vive sulla sua pelle, perché è una
testimonianza schietta e innovativa, poche seghe mentali.
Un altro si è preparato. Fa il
sindacalista per gli inquilini nei quartieri popolari, sa tutti i
dati sugli sfratti, sui cavilli nascosti nella nuova legge regionale,
ma anche sui meccanismi di formazione della rendita e sul ruolo di
addomesticatore sociale della casa in proprietà, aspetta il suo
turno per parlare. Ma l'ubriaco parla, parla, non la smette mai,
oramai non lo ascolta più nessuno, la gente inizia a cazzeggiare con
il vicino, il dibattito continuerà un'altra volta, adesso parte la
musica.
Ma essere perbene vuol dire anche
essere affidabili, attenti, rispettosi, dedicati alle cose che si
fanno. Quando qualche tempo fa il nostro ospite su Airbnb ci ha
descritto come “davvero perbene” mi ha fatto proprio contento.
domenica 30 agosto 2026
Inessa e Aleksandra
Inessa, da piccola Inès, nata a Parigi da genitori francesi (padre
cantante). La nonna faceva la governante a Mosca in una ricca
famiglia di industriali russi, dopo la separazione dei genitori prese
con sé la bambina.
Diventata grande, sposò il figlio dell'industriale. Dopo aver avuto quattro figli assieme, si mise con il fratello minore del marito (lei aveva 28 anni, il ragazzo 17), il marito però tollerò. Diventò una rivoluzionaria bolscevica, nelle foto segnaletica della polizia zarista li irride tenendo ostentatamente gli occhi chiusi. Morto il giovane compagno, ebbe un importante (ma breve) storia d'amore con ilLenin in esilio (lo racconta anche Solženicyn in Lenin a Zurigo ed è citata in Mosca-Petuški), sua moglie (la Krupskaja) però tollerò. Partecipò alla Rivoluzione d'Ottobre, durante la guerra civile fu mandata sotto il Caucaso, dove morì di colera. Lenin e sua moglie adottarono i suoi figli.
Diventata grande, sposò il figlio dell'industriale. Dopo aver avuto quattro figli assieme, si mise con il fratello minore del marito (lei aveva 28 anni, il ragazzo 17), il marito però tollerò. Diventò una rivoluzionaria bolscevica, nelle foto segnaletica della polizia zarista li irride tenendo ostentatamente gli occhi chiusi. Morto il giovane compagno, ebbe un importante (ma breve) storia d'amore con ilLenin in esilio (lo racconta anche Solženicyn in Lenin a Zurigo ed è citata in Mosca-Petuški), sua moglie (la Krupskaja) però tollerò. Partecipò alla Rivoluzione d'Ottobre, durante la guerra civile fu mandata sotto il Caucaso, dove morì di colera. Lenin e sua moglie adottarono i suoi figli.
Aleksandra
Kollontaj era un'aristocratica russa femminista, prima menscevica poi
bolscevica. Prima donna al mondo a diventare ministro (con Lenin, con
cui litigava spesso, da ultimo sull'Opposizione operaia, che sostanzialmente chiedeva più democrazia e il ritorno agli ideali della Rivoluzione). Prima donna al mondo a diventare ambasciatrice
(prima in Norvegia e poi in Svezia). Unica bolscevica storica a non
essere uccisa da Stalin, non si sa bene perché (lei fu molto attenta
a non provocarlo). Durante la seconda guerra mondiale riuscì a
mantenere la neutralità della Svezia e a ottenere condizioni di resa
tutto sommato onorevoli per l'amata Finlandia (alleata con la
Germania), che non fu inglobata nel sistema sovietico. Fra le
fondatrici della festa dell'8 marzo, che intendeva in modo più
radicale di adesso (niente mimose, ma diritto al divorzio, aborto,
mantenimento in caso di separazione, libertà sessuale femminile,
anche se su questo si è un po' favoleggiato per screditarla).
Sposò un marinaio della flotta del Baltico figlio di servi della gleba, alto due metri, che aveva 18 anni meno di lei (che poi partecipò alla repressione di Kronstadt, da cui poi si separò, e che alla fine fu ucciso da Stalin).
Sposò un marinaio della flotta del Baltico figlio di servi della gleba, alto due metri, che aveva 18 anni meno di lei (che poi partecipò alla repressione di Kronstadt, da cui poi si separò, e che alla fine fu ucciso da Stalin).
Inessa
e Aleksandra non si sopportavano (ma va'!?!)
Le ragazze per nulla a disagio
(di notte in città, un assembramento di auto che strombazza attorno a tre ragazze in mezzo alla strada in minigonna e stivaloni,, una bionda, una mora e una nera, evidentemente in bella mostra lì a prostituirsi)
Le ragazze ridono, sono disinvolte, per nulla a disagio.
Le ragazze ridono, sono disinvolte, per nulla a disagio.
Dio ama tutti ...le ragazze no!
Ovviamente non siamo tutti nati uguali.
C'è chi nasce alto, chi basso. Chi biondo, chi moro. Chi forte, chi
gracile. Chi intelligente, chi tonto; chi magro chi grasso, chi ricco
chi povero. Ma il punto è (ci hanno insegnato) che Dio ama tutti.
Ovvero, tutti hanno gli stessi diritti, di crescere e di essere
felici, di essere liberi di scegliere: magri e grassi, poveri e
ricchi, belli e brutti.
Ma l'amore (e il desiderio) non va
così. Questo ti piace, quell'altro no: anzi proprio ti fa schifo. E
perché? Non si sa, è così e basta.
E se non ti vogliono, vuol dire che il
tuo gene non si riprodurrà. Non vivrà in eterno (come sperava), ma
morirà con te, per sempre.
L'amore non è ugualitario, è carogna
e cattivo.
E quindi, come la mettiamo?
sabato 29 agosto 2026
Kamimura Kazuo
Folli passioni
Il titolo (assieme all'immagine di
copertina) potrebbe far pensare a una storia tutto sesso (e non ci
sarebbe da sorprendersi, visto l'autore). In realtà, la passione
folle (una delle passioni folli) che viene raccontata è quella di
Hokusai per la pittura, di cui si immagina un discepolo
(verosimilmente una proiezione dell'autore stesso).
Fra immagini di vita di strada, storie
di sesso ma soprattutto di amore, eventi soprannaturali, vita
quotidiana, citazioni della letteratura e della pittura giapponesi,
si passa rapidamente fra registri diversi, da quello
popolare-grottesco a quello lirico, a quello drammatico: con
un'articolazione su più piani e attraverso una serie di episodi che
da una parte è semplice e immediata, ma allo stesso tempo profonda e
complessa. Davvero bello.
[in quegli anni ha disegnato anche Lady Snow Blood, da cui è stato tratto l'omonimo film, che ha largamente “ispirato” - ovvero è stato scopiazzato alla grande – Kill Bill di Tarantino]
venerdì 28 agosto 2026
Uomini giaguaro
Norman Lewis racconta di queste popolazioni native dell'Amazzonia: se uno di loro veniva catturato dai bianchi colonizzatori, per la loro cultura diventa un “giaguaro”, ovvero il più accanito persecutore dei suoi ex compagni di tribù (e veniva molto utilizzato dai bianchi a questo scopo).
Un po' come certi ex comunisti (tipo quel giornalista ciccione) che una volta abbandonate le direttive del partito diventano i più accaniti sostenitori del potere opposto, superatlantisti, supercapitalisti, con il più cinico realismo, senza se e senza ma. Da un fanatismo all'altro, insomma (ovvero, da uno schieramento all'altro: perché l'unica cosa che conta per loro è la forza a cui accodarsi).
giovedì 27 agosto 2026
Anonimo veneziano
Da piccolo andavo a Venezia con i
miei. Loro avevano fatto lì l'università, avevano conosciuto gente
importante e tanti amici: ma soprattutto si erano conosciuti fra loro
e alla fine si erano sposati. Conoscevano quindi Venezia come uno che
ci ha abitato, i posti meno consueti, i tavolini in campo Santo
Stefano, le trattorie in San Trovaso o le Zattere dove passavano i
pomeriggi, cosa era successo lì e chi avevano incontrato là. E poi
i musei, quei quadri meravigliosi, i mosaici, la laguna... la
pensione vicino all'Accademia con i tappeti sul pavimento tutto
ondulato... prima di tornare a casa mia mamma comprava una granseola
ai mercati di Rialto.
Venezia insomma era un posto magico, i
miei genitori dentro alle cose interessanti, mia sorella bellissima:
tutto sarebbe andato bene, io sarei diventato un artista o chissà.
Poi ci sono tornato più volte con gli
amici del liceo, si facevano incontri ancora più interessanti, altro
che i genitori, io sarei diventato un rivoluzionario o chissà.
Poi c'è stato Reagan e poi Trump. In
mezzo tutta una serie di fastidi, di grane scampate, di robe noiose
da far fuori. E non sono diventato pittore, né scultore, né
scrittore; e neanche rivoluzionario.
Sempre negli anni '70 (quando ero alle
medie e poi al liceo) è uscito Anonimo Veneziano: prima il film e
poi il libro. Sentimentale, piagnucoloso, ammiccante: lui sta per
morire e lo dice alla moglie che lo ha lasciato anni fa portandosi
dietro il loro figlio; lei adesso sta con un altro, e l'altro è un
riccone e lui è solo un artista, un artista dentro perché non ha
avuto successo e ha le scarpe scalcagnate ma lui la ama ancora anche
se è colpa sua se ne è andata ma adesso sta per morire... chi è
che non ha mai fantasticato su una vendetta simile? Adesso lei
capisce che è lui il suo vero grande amore, ma è troppo tardi, lei
avrebbe anche voglia di scopare, ma lui signorilmente declina,
zoccola... (un filo maschilista, forse? ma sto morendo, posso dire
quello che voglio, mi dovete capire, compatire...): chi è che può
resistere ad abbandonarsi a una simile patetica autocommiserazione?
Poi lui suona anche l'Adagio di Alessandro Marcello, sì quello
famosissimo poi copiato da Bach, sperando che un giorno suo figlio un
giorno lo senta e pensi a lui, al suo talento sprecato, anzi al suo
genio incompreso, non solo un panzone con le scarpe sformate e
sporche, vedi; e la musica va, bellissima... insomma c'è materia per
piangere.
[nel senso che queste sono le cose
per cui ci si muove, ahimè – assieme ad altre anche peggio]
Iniziare a lavorare (è un trauma).
Davvero bisogna comportarsi così? Fare
i lavori a metà tanto il cliente è scemo e non se ne accorge?
Cercare di fregare il collega? Pensare solo ed esclusivamente e
aggressivamente all'interesse del capo, nella versione più
sordida e meschina, perdipiù? Spremere i fornitori, tartassare i
sottoposto, anche quando non serve, così imparano? Eppure ero in una
delle strutture fra le più rinomate e prestigiose, possibile?
Possibile sì. Anzi, è così dappertutto, anche peggio.
La prima cosa da imparare sul lavoro
insomma è fare il bastardo (e scordarsi di tutte le belle cose che
ti avevano insegnato). E se non impari sei fuori.
giovedì 6 agosto 2026
Se
...India e Cina si sono liberate dal colonialismo; se il Vietnam ha avuto l'indipendenza, se quella di Cuba è durata così a lungo; se è finito l'apartheid in Sudafrica, se sappiamo che la sorte dei palestinesi avrebbe potuto essere migliore.... se i miliardari psicopatici e razzisti se ne stavano buoni e non avevano aspirazioni di carriera politica...
[e certo anche Romania, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia, Croazia meritavano una sorte migliore: ma non dimentichiamoci che erano alleati di Hitler durante la guerra mondiale. E anche la Polonia, aveva approfittato della guerra civile per attaccare... in qualche modo è comprensibile]
sabato 1 agosto 2026
La mamma.
Se devo proprio dirlo, a conti fatti la persona a cui ho voluto più bene è la mamma. Altre donne, altri amici li ho amati di più: ma per dei momenti, andava e veniva. Lei sempre. Un amore incondizionato, canino: le volevo bene e basta. Bastava che fosse di là nell'altra stanza e (anche da grande) subito mi sentivo più tranquillo. Se mi diceva di fare una cosa la facevo e basta. La sento ancora in casa: le matite messe lì ordinate, i cassetti con le camicette a piccoli fiori, i vasi in terrazzo, i pupazzetti nell'armadio.
Quando ero piccolo, appena sveglio si sedeva lì sul mio lettino a chiacchierare un po' sorridendo: non sono stato mai più così felice.
Quando ero piccolo, appena sveglio si sedeva lì sul mio lettino a chiacchierare un po' sorridendo: non sono stato mai più così felice.

martedì 28 luglio 2026
Lo sapevano tutti.
Quando ad inizio anni '80 le ragazze
venivano allettate ad entrare nel mondo della moda, della
televisione, dello spettacolo: ma lo sapevano tutti che il più della
volte finivano per farsi scopare dal primo che passa, da qualche
sedicente produttore o in qualche festa al mare dove dovevano stare
con tutti se volevano essere introdotte in quel mondo lì. Ma lo
sapevano tutti, che era così che andava.
Adesso si legge delle vittime di
Epstein, minorenni circuite con la promessa di un futuro con persone
importanti, glamour, internazionali, alla moda... ma lo sapevano
tutti come andava a finire.
Ma anche il vaticanista sulla prima
pagina del Corriere si indigna: cosa sono queste storie di abusi
sessuali sui minori in ambienti ecclesiastici? Ma se lo sapevano
tutti che uno dei benefit di insegnare nei convitti era quello di
potersi portare fra le lenzuola una ragazzina o un ragazzino a
piacere...
Insomma c'è qualcosa di strano in
queste cose che sapevano tutti (ma che nessuno diceva).
lunedì 27 luglio 2026
Una dimensione sola
Immaginiamo di dover colpire qualcuno
con un oggetto. Iniziamo con qualcosa a tre dimensioni, tipo una
palla: ma è goffa, pesante, rimbalza.
Immaginiamo allora di usare un oggetto
quasi a due dimensioni, tipo uno scudo: già meglio.
Ma passiamo a quelli con una sola
dimensione prevalente, la lunghezza: un bastone. Decisamente meglio.
E ancora meglio: la punta del bastone, senza dimensioni (o quasi).
Una punta più acuminata possibile, con altezza e larghezza quasi
nulla: la più efficace e incisiva.
Ora pensiamo a una persona con molti
interessi. Famiglia, amicizie, amori, sport, arte, cultura, lavoro,
politica, mistica, religione, eccetera: molte dimensioni, forse
troppe. E adesso pensiamo a quella persona ridotta a una dimensione
sola, quella del lavoro. Forse qualcosa si perde, ma su quello sarà
acuminata e incisiva come non mai. E per il resto, pace e amen.
domenica 26 luglio 2026
Napoletani in montagna
Arrivo in cima a un alpeggio dopo una
lunga salita sul sentiero. Le mucche fuori dalla stalla pascolano su
un prato fradicio su cui scorre un velo d'acqua, che poi zampilla giù
in basso in mille rivoletti.
Tre ragazzi (due ragazzi e una ragazza, di buona famiglia a giudicare dai vestiti) stanno riempiendo le loro borracce a uno di quei rivoletti. Certo, l'acqua è limpida, ma viene giù da un prato pieno di merda e piscio di vacca, forse non è il caso. Saranno inesperti, mi dico, e quindi glielo faccio notare: dietro la stalla c'è una fonte, meglio andare lì. Mi guardano un po' sospettosi, sono napoletani. Si allontanano un po', e poi quando pensano che non li guardi, ricominciano a riempire le borracce da un altro di quei rivoletti.
Tre ragazzi (due ragazzi e una ragazza, di buona famiglia a giudicare dai vestiti) stanno riempiendo le loro borracce a uno di quei rivoletti. Certo, l'acqua è limpida, ma viene giù da un prato pieno di merda e piscio di vacca, forse non è il caso. Saranno inesperti, mi dico, e quindi glielo faccio notare: dietro la stalla c'è una fonte, meglio andare lì. Mi guardano un po' sospettosi, sono napoletani. Si allontanano un po', e poi quando pensano che non li guardi, ricominciano a riempire le borracce da un altro di quei rivoletti.
[avranno pensato: ma guarda questo
scocciatore, con le sue regolette. Ma non sei tu che mi dici cosa
devo fare, faccio quello che voglio, io! Prego prego, faccia pure]
venerdì 3 luglio 2026
I riformisti e il Gatto con gli Stivali
Spesso non ci si ricorda di in
passaggio finale della fiaba: quando il Gatto va da un orco, ricco,
potente e dotato di arti magiche, e prima inizia a blandirlo: oh, tu
orco sei sicuramente il più forte e il migliore e puoi fare tutto.
Ma non so perché, mi chiedo se tu sia capace anche di trasformarti
in qualcosa di piccolo, in un topolino ad esempio, no, credo che
questo tu non ne sia capace. L'orco piccato, urlò: ti faccio vedere
io se non sono capace! Si trasforma in un topolino, e il gatto subito
lo afferra e se lo mangia.
Caro movimento internazionale dei
lavoratori, come sei forte e potente! Non c'è nessuno come te, hai
già vinto. Ma davvero sei una forza politica moderna e liberale?
Davvero sei capace di dialogare con le forze imprenditoriali? Mah,
vediamo un po' cosa sai fare, vieni sul panfilo che ne parliamo...
Dopodiché sappiamo come è andata a
finire.
giovedì 2 luglio 2026
I riformisti e Gengis Khan
Quando si profilarono all'orizzonte le
orde di Gengis Khan, di cui si dicevano cose terribili, nella città
si formarono due diverse fazioni: c'era chi intendeva difendersi a
ogni costo, fino alla morte se necessario, e chi invece riteneva più
ragionevole trattare con l'invasore.
Cercheremo una Terza Via fra vittoria e
sconfitta, dicevano; faremo come Clinton e Tony Blair, vedremo di
collaborare con le forze soverchianti dell'avversario per il bene di
tutti. E a chi si opponeva rispondevano: voi non capite. Noi siamo
come Copernico, come Galileo*, guardiamo lontano, a mondi nuovi.
Così prevalse l'opinione riformista, e
gli emissari della città si recarono a interloquire con Gengis Khan,
il capo dell'Orda. O potentissimo! si prostrarono. Siamo qui ad
offrire amicizia dalla nostra città, pace e benessere per tutti.
Gengis li guardava in silenzio. Qui ci sono le chiavi della città, e
patti di amicizia eterna, continuarono. Gengis continuava a guardarli
senza parlare. Alla fine rispose: be', si può fare. Mi dicono però
che nella vostra città non tutti siano di questa opinione, ci sono
oppositori estremisti che invece vorrebbero lottare. Gli emissari non
poterono negare. E come potrei fidarmi di voi se le cose stanno così?
Portatemeli qua in catene e sarò più rassicurato, l'accordo si
potrà fare. Gli emissari si guardarono e parlottarono fra loro.
Tornati in città, nottetempo imprigionarono tutti gli oppositori e
li portarono in catene a Gengis. Bene, siete stati di parola – e
gli regalò un anellino. Ma quella vostra città, con quelle mura e
quelle porte... come posso fidarmi? Se credete veramente nella nostra
amicizia, quelle mura vanno abbattute. Un po' perplessi, gli emissari
tornarono e iniziarono ad abbattere le mura, tranquilli, le
trattative stanno andando bene, dicevano agli abitanti.
Molto bene, disse Gengis – e donò
loro un altro anellino. Ma, sapete, i miei uomini vengono da lontano,
sono stanchi e affamati: in segno di amicizia, portatemi qualche
cassa d'oro per comprare cibo e le vostre più belle ragazze che si
possano finalmente divertire un po'.
Gli emissari titubarono un po', ma a
questo punto come si faceva a tornare indietro? L'obiettivo oramai
era a portata di mano, meglio fare come diceva, un ultimo sacrificio
ed era fatta.
Quando tornarono, Gengis non sembrava
più così di buon umore. Sapete una cosa? I vigliacchi non mi sono
mai piaciuti. Li fece prendere e decapitare. Dopo di che passò a
depredare la città e a raderla al suolo.
Poi passò avanti, a un'altra città.
Poi passò avanti, a un'altra città.
lunedì 22 giugno 2026
Gambatesa
Nell'entroterra
del Levante ligure c'era questa miniera di manganese.
All'inizio
i minatori morivano di silicosi entro i trentacinque anni: ma
accorrevano lo stesso da tutta Italia, così almeno moglie e figli
sarebbero sopravvissuti: altrimenti sarebbero tutti morti di fame,
quindi era comunque un passo avanti (anni dopo il problema venne in
gran parte risolto abbattendo le polveri con getti d'acqua).
A
un certo punto però la proprietà decide si chiudere: materiale
oramai ce n'era poco, c'erano giacimenti più importanti in altre
parti del mondo, non conveniva più. Per i minatori sarebbe stata una
rovina, licenziati da un giorno all'altro senza prospettive.
Ma
uno dei minatori fra i più esperti sospettava che il giacimento non
fosse finito, che nella montagna ci fosse ancora roba da scavare.
Alla proprietà però non interessava investire nella ricerca.
Così
si mise lui a cercare, durante il turno di lavoro, protetto dai
compagni, il filone che intuiva. E lo trovò! La più grande lente di
manganese mai trovata, c'era lavoro per altri decenni, il tempo di
andare tutti in pensione decentemente.
La
miniera adesso è chiusa, ma quel minatore viene ricordato come
l'eroe della valle.
È
la famosa autonomia operaia (nel significato originario): quella
secondo cui gli operai ne sanno di più dei padroni, sui processi di
produzione. Come nella Fiat occupata nel '69, quando la produttività
era migliorata.
Ma
adesso hanno pensato bene di sostituirli con le macchine e i robot,
che non facciano più questi scherzi!
giovedì 11 giugno 2026
Repubblica delle banane
Devo fare un semplice esame medico di controllo. All'ospedale convenzionato vicino a casa non ci sono disponibilità, solo a pagamento. Idem sul sito regionale, nessuna disponibilità con il SSN, solo a pagamento. Provo con il numero verde, chissà. E qui succede una cosa che non mi era mai capitata: il solito nastro registrato invita a digitare "7" se si vuole cambiare il medico di base, "3" se si vuole disdire un appuntamento... tutto in disordine, insomma. E quando arriva il fatidico "per prenotare un esame, digitare... *beep!*" - un rumore copre il numero corrispondente. Non mi arrendo e riprovo: stavolta mi segno tutti i numeri elencati, alla fine manca solo il numero "1" e lo digito: è quello giusto. Mi risponde una gentile signorina, sì, l'esame si può prenotare, settimana prossima, anzi ho la scelta fra più sedi.
Capito? I posti nel servizio sanitario nazionale ci sono, solo non vogliono fartelo sapere.
Forse è a questo che voleva riferirsi la Presidente del Consiglio quando parla di "Repubblica delle banane"?
sabato 6 giugno 2026
I romani e l'Alto Adige
Anni fa ero nella sala di aspetto di un
pronto soccorso di un ospedale in Alto Adige (anzi Sudtirolo che è
più preciso). Di fianco a noi una famiglia di romani in vacanza
(genitori, bimbi, ragazzi, nonni), che aspettavano il responso su un
loro parente. Passano le ore, e intanto mangiano: biscotti,
caramelle, snack, bibite. E commentano: ma com'è pulito qui. Da noi
non sarebbe così. Questo sì che è un ospedale come si deve, guarda
che meraviglia! Mica come da noi, dove sarebbe tutto sporco e in
disordine. Qui sì...
E aspettano e sgranocchiano. Finalmente
arriva il dottore con il responso, tutto a posto, sta bene ma per
prudenza stanotte lo ricoveriamo, potete andare. Ah grazie dottore,
che sollievo! Tutti felici si alzano, prendono tutte le cartacce e i
bicchieri di plastica vuoti, li buttano per terra (lì di fianco c'è
un grosso cestino vuoto che viene ignorato) e se ne vanno.
(per anni mi sono chiesto perché lo
avessero fatto. Forse per invidia? Forse volevano che quel
bell'ospedale diventasse sporco come i loro? Ma non sembravano
malevoli.
Tempo dopo forse ho capito. Semplicemente,
pensavano che dal muro sarebbe spuntato qualche gnomo a pulire tutto.
La pulizia per loro voleva dire che c'era un'inserviente che puliva,
non che fossero loro a non sporcare.)
(per anni mi sono chiesto perché lo avessero fatto. Forse per invidia? Forse volevano che quel bell'ospedale diventasse sporco come i loro? Ma non sembravano malevoli.
Tempo dopo forse ho capito. Semplicemente, pensavano che dal muro sarebbe spuntato qualche gnomo a pulire tutto. La pulizia per loro voleva dire che c'era un'inserviente che puliva, non che fossero loro a non sporcare.)
lunedì 1 giugno 2026
Monroe.
Prima foto pubblica (notata mentre faceva l'operaia). Il cognome con cui è nota è quello della madre schizofrenica, messa incinta da uno sconosciuto (solo di recente si è scoperto il nome con l'esame del DNA, era un collega). Ha ripreso il cognome della mamma a inizio carriera, perché lei per proteggerla all'anagrafe le aveva messo il cognome di un ex marito - ma evidentemente non voleva protezioni, voleva la verità. Fondò anche una sua casa di produzione cinematografica per non farsi sfruttare. Non era una svampita insomma, anzi il contrario: ma faceva la parte. Oggi sarebbe il suo compleanno, auguri!
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