lunedì 31 agosto 2026

Finale.

E con questo siamo arrivati a oltre seicento post, tanti (troppi?). Mi sembra di avere detto quello che volevo, non vorrei cominciare a essere ripetitivo.
Ringrazio allora tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere qualcosa – e tutti quelli che vorranno farlo in futuro! 



Perbene

C'è stato un periodo in cui essere perbene era giudicato male. Era un po' come dire conformista, banale, ordinario: insomma un po' un vile, un servo del potere.
Alle ragazze poi quelli perbene non piacevano per niente. Bisognava essere maledetti, straordinari, quelli che stanno fuori tutta la notte, matti, sorprendenti, che si facevano di cose strane e chissà che cose misteriose combinavano... (per non parlare di quelli che giravano con la pistola, il poeta-soldato, che fascino, sì!) Quelli normali li schifavano, mica sto con i normali, era una frase tipica.

Nel centro sociale c'è un dibattito sulla casa, tutti hanno diritto di parola. Inizia a parlare uno, è ubriaco (a metà pomeriggio), biascica, urla qualche luogo comune, si impappina: silenzio! Lasciatelo parlare. Perché è uno che le contraddizioni del capitale le vive sulla sua pelle, perché è una testimonianza schietta e innovativa, poche seghe mentali.
Un altro si è preparato. Fa il sindacalista per gli inquilini nei quartieri popolari, sa tutti i dati sugli sfratti, sui cavilli nascosti nella nuova legge regionale, ma anche sui meccanismi di formazione della rendita e sul ruolo di addomesticatore sociale della casa in proprietà, aspetta il suo turno per parlare. Ma l'ubriaco parla, parla, non la smette mai, oramai non lo ascolta più nessuno, la gente inizia a cazzeggiare con il vicino, il dibattito continuerà un'altra volta, adesso parte la musica.

Ma essere perbene vuol dire anche essere affidabili, attenti, rispettosi, dedicati alle cose che si fanno. Quando qualche tempo fa il nostro ospite su Airbnb ci ha descritto come “davvero perbene” mi ha fatto proprio contento.

domenica 30 agosto 2026

Inessa e Aleksandra

Inessa, da piccola Inès, nata a Parigi da genitori francesi (padre cantante). La nonna faceva la governante a Mosca in una ricca famiglia di industriali russi, dopo la separazione dei genitori prese con sé la bambina.
Diventata grande, sposò il figlio dell'industriale. Dopo aver avuto quattro figli assieme, si mise con il fratello minore del marito (lei aveva 28 anni, il ragazzo 17), il marito però tollerò. Diventò una rivoluzionaria bolscevica, nelle foto segnaletica della polizia zarista li irride tenendo ostentatamente gli occhi chiusi. Morto il giovane compagno, ebbe un importante (ma breve) storia d'amore con ilLenin in esilio (lo racconta anche Solženicyn in Lenin a Zurigo ed è citata in Mosca-Petuški), sua moglie (la Krupskaja) però tollerò. Partecipò alla Rivoluzione d'Ottobre, durante la guerra civile fu mandata sotto il Caucaso, dove morì di colera. Lenin e sua moglie adottarono i suoi figli.

Aleksandra Kollontaj era un'aristocratica russa femminista, prima menscevica poi bolscevica. Prima donna al mondo a diventare ministro (con Lenin, con cui litigava spesso, da ultimo sull'Opposizione operaia, che sostanzialmente chiedeva più democrazia e il ritorno agli ideali della Rivoluzione). Prima donna al mondo a diventare ambasciatrice (prima in Norvegia e poi in Svezia). Unica bolscevica storica a non essere uccisa da Stalin, non si sa bene perché (lei fu molto attenta a non provocarlo). Durante la seconda guerra mondiale riuscì a mantenere la neutralità della Svezia e a ottenere condizioni di resa tutto sommato onorevoli per l'amata Finlandia (alleata con la Germania), che non fu inglobata nel sistema sovietico. Fra le fondatrici della festa dell'8 marzo, che intendeva in modo più radicale di adesso (niente mimose, ma diritto al divorzio, aborto, mantenimento in caso di separazione, libertà sessuale femminile, anche se su questo si è un po' favoleggiato per screditarla).
Sposò un marinaio della flotta del Baltico figlio di servi della gleba, alto due metri, che aveva 18 anni meno di lei (che poi partecipò alla repressione di Kronstadt, da cui poi si separò, e che alla fine fu ucciso da Stalin).

Inessa e Aleksandra non si sopportavano (ma va'!?!)


Le ragazze per nulla a disagio

(di notte in città, un assembramento di auto che strombazza attorno a tre ragazze in mezzo alla strada in minigonna e stivaloni,, una bionda, una mora e una nera, evidentemente in bella mostra lì a prostituirsi)
Le ragazze ridono, sono disinvolte, per nulla a disagio.



Dio ama tutti ...le ragazze no!

Ovviamente non siamo tutti nati uguali. C'è chi nasce alto, chi basso. Chi biondo, chi moro. Chi forte, chi gracile. Chi intelligente, chi tonto; chi magro chi grasso, chi ricco chi povero. Ma il punto è (ci hanno insegnato) che Dio ama tutti. Ovvero, tutti hanno gli stessi diritti, di crescere e di essere felici, di essere liberi di scegliere: magri e grassi, poveri e ricchi, belli e brutti.
Ma l'amore (e il desiderio) non va così. Questo ti piace, quell'altro no: anzi proprio ti fa schifo. E perché? Non si sa, è così e basta.
E se non ti vogliono, vuol dire che il tuo gene non si riprodurrà. Non vivrà in eterno (come sperava), ma morirà con te, per sempre.
L'amore non è ugualitario, è carogna e cattivo.
E quindi, come la mettiamo?



sabato 29 agosto 2026

Kamimura Kazuo

Folli passioni
Il titolo (assieme all'immagine di copertina) potrebbe far pensare a una storia tutto sesso (e non ci sarebbe da sorprendersi, visto l'autore). In realtà, la passione folle (una delle passioni folli) che viene raccontata è quella di Hokusai per la pittura, di cui si immagina un discepolo (verosimilmente una proiezione dell'autore stesso).
Fra immagini di vita di strada, storie di sesso ma soprattutto di amore, eventi soprannaturali, vita quotidiana, citazioni della letteratura e della pittura giapponesi, si passa rapidamente fra registri diversi, da quello popolare-grottesco a quello lirico, a quello drammatico: con un'articolazione su più piani e attraverso una serie di episodi che da una parte è semplice e immediata, ma allo stesso tempo profonda e complessa. Davvero bello.


































[in quegli anni ha disegnato anche Lady Snow Blood, da cui è stato tratto l'omonimo film, che ha largamente “ispirato” - ovvero è stato scopiazzato alla grande – Kill Bill di Tarantino]

venerdì 28 agosto 2026

Uomini giaguaro

Norman Lewis racconta di queste popolazioni native dell'Amazzonia: se uno di loro veniva catturato dai bianchi colonizzatori, per la loro cultura diventa un “giaguaro”, ovvero il più accanito persecutore dei suoi ex compagni di tribù (e veniva molto utilizzato dai bianchi a questo scopo).

Un po' come certi ex comunisti (tipo quel giornalista ciccione) che una volta abbandonate le direttive del partito diventano i più accaniti sostenitori del potere opposto, superatlantisti, supercapitalisti, con il più cinico realismo, senza se e senza ma. Da un fanatismo all'altro, insomma (ovvero, da uno schieramento all'altro: perché l'unica cosa che conta per loro è la forza a cui accodarsi).



giovedì 27 agosto 2026

Anonimo veneziano

Da piccolo andavo a Venezia con i miei. Loro avevano fatto lì l'università, avevano conosciuto gente importante e tanti amici: ma soprattutto si erano conosciuti fra loro e alla fine si erano sposati. Conoscevano quindi Venezia come uno che ci ha abitato, i posti meno consueti, i tavolini in campo Santo Stefano, le trattorie in San Trovaso o le Zattere dove passavano i pomeriggi, cosa era successo lì e chi avevano incontrato là. E poi i musei, quei quadri meravigliosi, i mosaici, la laguna... la pensione vicino all'Accademia con i tappeti sul pavimento tutto ondulato... prima di tornare a casa mia mamma comprava una granseola ai mercati di Rialto.
Venezia insomma era un posto magico, i miei genitori dentro alle cose interessanti, mia sorella bellissima: tutto sarebbe andato bene, io sarei diventato un artista o chissà.
Poi ci sono tornato più volte con gli amici del liceo, si facevano incontri ancora più interessanti, altro che i genitori, io sarei diventato un rivoluzionario o chissà.
Poi c'è stato Reagan e poi Trump. In mezzo tutta una serie di fastidi, di grane scampate, di robe noiose da far fuori. E non sono diventato pittore, né scultore, né scrittore; e neanche rivoluzionario.

Sempre negli anni '70 (quando ero alle medie e poi al liceo) è uscito Anonimo Veneziano: prima il film e poi il libro. Sentimentale, piagnucoloso, ammiccante: lui sta per morire e lo dice alla moglie che lo ha lasciato anni fa portandosi dietro il loro figlio; lei adesso sta con un altro, e l'altro è un riccone e lui è solo un artista, un artista dentro perché non ha avuto successo e ha le scarpe scalcagnate ma lui la ama ancora anche se è colpa sua se ne è andata ma adesso sta per morire... chi è che non ha mai fantasticato su una vendetta simile? Adesso lei capisce che è lui il suo vero grande amore, ma è troppo tardi, lei avrebbe anche voglia di scopare, ma lui signorilmente declina, zoccola... (un filo maschilista, forse? ma sto morendo, posso dire quello che voglio, mi dovete capire, compatire...): chi è che può resistere ad abbandonarsi a una simile patetica autocommiserazione? Poi lui suona anche l'Adagio di Alessandro Marcello, sì quello famosissimo poi copiato da Bach, sperando che un giorno suo figlio un giorno lo senta e pensi a lui, al suo talento sprecato, anzi al suo genio incompreso, non solo un panzone con le scarpe sformate e sporche, vedi; e la musica va, bellissima... insomma c'è materia per piangere.
Però in fondo ha ragione.



































[nel senso che queste sono le cose per cui ci si muove, ahimè – assieme ad altre anche peggio]

Iniziare a lavorare (è un trauma).

Davvero bisogna comportarsi così? Fare i lavori a metà tanto il cliente è scemo e non se ne accorge? Cercare di fregare il collega? Pensare solo ed esclusivamente e aggressivamente all'interesse del capo, nella versione più sordida e meschina, perdipiù? Spremere i fornitori, tartassare i sottoposto, anche quando non serve, così imparano? Eppure ero in una delle strutture fra le più rinomate e prestigiose, possibile? Possibile sì. Anzi, è così dappertutto, anche peggio.
La prima cosa da imparare sul lavoro insomma è fare il bastardo (e scordarsi di tutte le belle cose che ti avevano insegnato). E se non impari sei fuori.





giovedì 6 agosto 2026

Se

 ...India e Cina si sono liberate dal colonialismo; se il Vietnam ha avuto l'indipendenza, se quella di Cuba è durata così a lungo; se è finito l'apartheid in Sudafrica, se sappiamo che la sorte dei palestinesi avrebbe potuto essere migliore.... se i miliardari psicopatici e razzisti se ne stavano buoni e non avevano aspirazioni di carriera politica...






















... be' un motivo ci sarà!
[e certo anche Romania, Ungheria, Bulgaria, Slovacchia, Croazia meritavano una sorte migliore: ma non dimentichiamoci che erano alleati di Hitler durante la guerra mondiale. E anche la Polonia, aveva approfittato della guerra civile per attaccare... in qualche modo è comprensibile]

sabato 1 agosto 2026

La mamma.

Se devo proprio dirlo, a conti fatti la persona a cui ho voluto più bene è la mamma. Altre donne, altri amici li ho amati di più: ma per dei momenti, andava e veniva. Lei sempre. Un amore incondizionato, canino: le volevo bene e basta. Bastava che fosse di là nell'altra stanza e (anche da grande) subito mi sentivo più tranquillo. Se mi diceva di fare una cosa la facevo e basta. La sento ancora in casa: le matite messe lì ordinate, i cassetti con le camicette a piccoli fiori, i vasi in terrazzo, i pupazzetti nell'armadio.
Quando ero piccolo, appena sveglio si sedeva lì sul mio lettino a chiacchierare un po' sorridendo: non sono stato mai più così felice.


martedì 28 luglio 2026

Lo sapevano tutti.

Quando ad inizio anni '80 le ragazze venivano allettate ad entrare nel mondo della moda, della televisione, dello spettacolo: ma lo sapevano tutti che il più della volte finivano per farsi scopare dal primo che passa, da qualche sedicente produttore o in qualche festa al mare dove dovevano stare con tutti se volevano essere introdotte in quel mondo lì. Ma lo sapevano tutti, che era così che andava.
Adesso si legge delle vittime di Epstein, minorenni circuite con la promessa di un futuro con persone importanti, glamour, internazionali, alla moda... ma lo sapevano tutti come andava a finire.
Ma anche il vaticanista sulla prima pagina del Corriere si indigna: cosa sono queste storie di abusi sessuali sui minori in ambienti ecclesiastici? Ma se lo sapevano tutti che uno dei benefit di insegnare nei convitti era quello di potersi portare fra le lenzuola una ragazzina o un ragazzino a piacere...
Insomma c'è qualcosa di strano in queste cose che sapevano tutti (ma che nessuno diceva).



lunedì 27 luglio 2026

Una dimensione sola

Immaginiamo di dover colpire qualcuno con un oggetto. Iniziamo con qualcosa a tre dimensioni, tipo una palla: ma è goffa, pesante, rimbalza.
Immaginiamo allora di usare un oggetto quasi a due dimensioni, tipo uno scudo: già meglio.
Ma passiamo a quelli con una sola dimensione prevalente, la lunghezza: un bastone. Decisamente meglio. E ancora meglio: la punta del bastone, senza dimensioni (o quasi). Una punta più acuminata possibile, con altezza e larghezza quasi nulla: la più efficace e incisiva.
Ora pensiamo a una persona con molti interessi. Famiglia, amicizie, amori, sport, arte, cultura, lavoro, politica, mistica, religione, eccetera: molte dimensioni, forse troppe. E adesso pensiamo a quella persona ridotta a una dimensione sola, quella del lavoro. Forse qualcosa si perde, ma su quello sarà acuminata e incisiva come non mai. E per il resto, pace e amen.




domenica 26 luglio 2026

Napoletani in montagna

Arrivo in cima a un alpeggio dopo una lunga salita sul sentiero. Le mucche fuori dalla stalla pascolano su un prato fradicio su cui scorre un velo d'acqua, che poi zampilla giù in basso in mille rivoletti.
Tre ragazzi (due ragazzi e una ragazza, di buona famiglia a giudicare dai vestiti) stanno riempiendo le loro borracce a uno di quei rivoletti. Certo, l'acqua è limpida, ma viene giù da un prato pieno di merda e piscio di vacca, forse non è il caso. Saranno inesperti, mi dico, e quindi glielo faccio notare: dietro la stalla c'è una fonte, meglio andare lì. Mi guardano un po' sospettosi, sono napoletani. Si allontanano un po', e poi quando pensano che non li guardi, ricominciano a riempire le borracce da un altro di quei rivoletti.











[avranno pensato: ma guarda questo scocciatore, con le sue regolette. Ma non sei tu che mi dici cosa devo fare, faccio quello che voglio, io! Prego prego, faccia pure]

venerdì 3 luglio 2026

I riformisti e il Gatto con gli Stivali

Spesso non ci si ricorda di in passaggio finale della fiaba: quando il Gatto va da un orco, ricco, potente e dotato di arti magiche, e prima inizia a blandirlo: oh, tu orco sei sicuramente il più forte e il migliore e puoi fare tutto. Ma non so perché, mi chiedo se tu sia capace anche di trasformarti in qualcosa di piccolo, in un topolino ad esempio, no, credo che questo tu non ne sia capace. L'orco piccato, urlò: ti faccio vedere io se non sono capace! Si trasforma in un topolino, e il gatto subito lo afferra e se lo mangia.

Caro movimento internazionale dei lavoratori, come sei forte e potente! Non c'è nessuno come te, hai già vinto. Ma davvero sei una forza politica moderna e liberale? Davvero sei capace di dialogare con le forze imprenditoriali? Mah, vediamo un po' cosa sai fare, vieni sul panfilo che ne parliamo...

Dopodiché sappiamo come è andata a finire.


giovedì 2 luglio 2026

I riformisti e Gengis Khan

Quando si profilarono all'orizzonte le orde di Gengis Khan, di cui si dicevano cose terribili, nella città si formarono due diverse fazioni: c'era chi intendeva difendersi a ogni costo, fino alla morte se necessario, e chi invece riteneva più ragionevole trattare con l'invasore.
Cercheremo una Terza Via fra vittoria e sconfitta, dicevano; faremo come Clinton e Tony Blair, vedremo di collaborare con le forze soverchianti dell'avversario per il bene di tutti. E a chi si opponeva rispondevano: voi non capite. Noi siamo come Copernico, come Galileo*, guardiamo lontano, a mondi nuovi.
Così prevalse l'opinione riformista, e gli emissari della città si recarono a interloquire con Gengis Khan, il capo dell'Orda. O potentissimo! si prostrarono. Siamo qui ad offrire amicizia dalla nostra città, pace e benessere per tutti. Gengis li guardava in silenzio. Qui ci sono le chiavi della città, e patti di amicizia eterna, continuarono. Gengis continuava a guardarli senza parlare. Alla fine rispose: be', si può fare. Mi dicono però che nella vostra città non tutti siano di questa opinione, ci sono oppositori estremisti che invece vorrebbero lottare. Gli emissari non poterono negare. E come potrei fidarmi di voi se le cose stanno così? Portatemeli qua in catene e sarò più rassicurato, l'accordo si potrà fare. Gli emissari si guardarono e parlottarono fra loro. Tornati in città, nottetempo imprigionarono tutti gli oppositori e li portarono in catene a Gengis. Bene, siete stati di parola – e gli regalò un anellino. Ma quella vostra città, con quelle mura e quelle porte... come posso fidarmi? Se credete veramente nella nostra amicizia, quelle mura vanno abbattute. Un po' perplessi, gli emissari tornarono e iniziarono ad abbattere le mura, tranquilli, le trattative stanno andando bene, dicevano agli abitanti.
Molto bene, disse Gengis – e donò loro un altro anellino. Ma, sapete, i miei uomini vengono da lontano, sono stanchi e affamati: in segno di amicizia, portatemi qualche cassa d'oro per comprare cibo e le vostre più belle ragazze che si possano finalmente divertire un po'.
Gli emissari titubarono un po', ma a questo punto come si faceva a tornare indietro? L'obiettivo oramai era a portata di mano, meglio fare come diceva, un ultimo sacrificio ed era fatta.
Quando tornarono, Gengis non sembrava più così di buon umore. Sapete una cosa? I vigliacchi non mi sono mai piaciuti. Li fece prendere e decapitare. Dopo di che passò a depredare la città e a raderla al suolo.
Poi passò avanti, a un'altra città.


*vero! Vedi certe dichiarazioni di certi esponenti politici

lunedì 22 giugno 2026

Gambatesa

Nell'entroterra del Levante ligure c'era questa miniera di manganese.
All'inizio i minatori morivano di silicosi entro i trentacinque anni: ma accorrevano lo stesso da tutta Italia, così almeno moglie e figli sarebbero sopravvissuti: altrimenti sarebbero tutti morti di fame, quindi era comunque un passo avanti (anni dopo il problema venne in gran parte risolto abbattendo le polveri con getti d'acqua).
A un certo punto però la proprietà decide si chiudere: materiale oramai ce n'era poco, c'erano giacimenti più importanti in altre parti del mondo, non conveniva più. Per i minatori sarebbe stata una rovina, licenziati da un giorno all'altro senza prospettive.
Ma uno dei minatori fra i più esperti sospettava che il giacimento non fosse finito, che nella montagna ci fosse ancora roba da scavare. Alla proprietà però non interessava investire nella ricerca.
Così si mise lui a cercare, durante il turno di lavoro, protetto dai compagni, il filone che intuiva. E lo trovò! La più grande lente di manganese mai trovata, c'era lavoro per altri decenni, il tempo di andare tutti in pensione decentemente.
La miniera adesso è chiusa, ma quel minatore viene ricordato come l'eroe della valle.
È la famosa autonomia operaia (nel significato originario): quella secondo cui gli operai ne sanno di più dei padroni, sui processi di produzione. Come nella Fiat occupata nel '69, quando la produttività era migliorata.
Ma adesso hanno pensato bene di sostituirli con le macchine e i robot, che non facciano più questi scherzi!



giovedì 11 giugno 2026

Repubblica delle banane

Devo fare un semplice esame medico di controllo. All'ospedale convenzionato vicino a casa non ci sono disponibilità, solo a pagamento. Idem sul sito regionale, nessuna disponibilità con il SSN,  solo a pagamento. Provo con il numero verde, chissà. E qui succede una cosa che non mi era mai capitata: il solito nastro registrato invita a digitare "7" se si vuole cambiare il medico di base, "3" se si vuole disdire un appuntamento... tutto in disordine, insomma. E quando arriva il fatidico "per prenotare un esame, digitare... *beep!*" - un rumore copre il numero corrispondente. Non mi arrendo e riprovo: stavolta mi segno tutti i numeri elencati, alla fine manca solo il numero "1" e lo digito: è quello giusto. Mi risponde una gentile signorina, sì, l'esame si può prenotare, settimana prossima, anzi ho la scelta fra più sedi.
Capito? I posti nel servizio sanitario nazionale ci sono, solo non vogliono fartelo sapere.
Forse è a questo che voleva riferirsi la Presidente del Consiglio quando parla di "Repubblica delle banane"?



sabato 6 giugno 2026

I romani e l'Alto Adige

Anni fa ero nella sala di aspetto di un pronto soccorso di un ospedale in Alto Adige (anzi Sudtirolo che è più preciso). Di fianco a noi una famiglia di romani in vacanza (genitori, bimbi, ragazzi, nonni), che aspettavano il responso su un loro parente. Passano le ore, e intanto mangiano: biscotti, caramelle, snack, bibite. E commentano: ma com'è pulito qui. Da noi non sarebbe così. Questo sì che è un ospedale come si deve, guarda che meraviglia! Mica come da noi, dove sarebbe tutto sporco e in disordine. Qui sì...
E aspettano e sgranocchiano. Finalmente arriva il dottore con il responso, tutto a posto, sta bene ma per prudenza stanotte lo ricoveriamo, potete andare. Ah grazie dottore, che sollievo! Tutti felici si alzano, prendono tutte le cartacce e i bicchieri di plastica vuoti, li buttano per terra (lì di fianco c'è un grosso cestino vuoto che viene ignorato) e se ne vanno.


(per anni mi sono chiesto perché lo avessero fatto. Forse per invidia? Forse volevano che quel bell'ospedale diventasse sporco come i loro? Ma non sembravano malevoli.
Tempo dopo forse ho capito. Semplicemente, pensavano che dal muro sarebbe spuntato qualche gnomo a pulire tutto. La pulizia per loro voleva dire che c'era un'inserviente che puliva, non che fossero loro a non sporcare.)

lunedì 1 giugno 2026

Monroe.














Prima foto pubblica (notata mentre faceva l'operaia). Il cognome con cui è nota è quello della madre schizofrenica, messa incinta da uno sconosciuto (solo di recente si è scoperto il nome con l'esame del DNA, era un collega). Ha ripreso il cognome della mamma a inizio carriera, perché lei per proteggerla all'anagrafe le aveva messo il cognome di un ex marito - ma evidentemente non voleva protezioni, voleva la verità. Fondò anche una sua casa di produzione cinematografica per non farsi sfruttare. Non era una svampita insomma, anzi il contrario: ma faceva la parte. Oggi sarebbe il suo compleanno, auguri!