lunedì 31 agosto 2026

Perbene

C'è stato un periodo in cui essere perbene era giudicato male. Era un po' come dire conformista, banale, ordinario: insomma un po' un vile, un servo del potere.
Alle ragazze poi quelli perbene non piacevano per niente. Bisognava essere maledetti, straordinari, quelli che stanno fuori tutta la notte, matti, sorprendenti, che si facevano di cose strane e chissà che cose misteriose combinavano... (per non parlare di quelli che giravano con la pistola, il poeta-soldato, che fascino, sì!) Quelli normali li schifavano, mica sto con i normali, era una frase tipica.

Nel centro sociale c'è un dibattito sulla casa, tutti hanno diritto di parola. Inizia a parlare uno, è ubriaco (a metà pomeriggio), biascica, urla qualche luogo comune, si impappina: silenzio! Lasciatelo parlare. Perché è uno che le contraddizioni del capitale le vive sulla sua pelle, perché è una testimonianza schietta e innovativa, poche seghe mentali.
Un altro si è preparato. Fa il sindacalista per gli inquilini nei quartieri popolari, sa tutti i dati sugli sfratti, sui cavilli nascosti nella nuova legge regionale, ma anche sui meccanismi di formazione della rendita e sul ruolo di addomesticatore sociale della casa in proprietà, aspetta il suo turno per parlare. Ma l'ubriaco parla, parla, non la smette mai, oramai non lo ascolta più nessuno, la gente inizia a cazzeggiare con il vicino, il dibattito continuerà un'altra volta, adesso parte la musica.

Ma essere perbene vuol dire anche essere affidabili, attenti, rispettosi, dedicati alle cose che si fanno. Quando qualche tempo fa il nostro ospite su Airbnb ci ha descritto come “davvero perbene” mi ha fatto proprio contento.

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