martedì 29 dicembre 2020

Nuove Stazioni (Albairate)

Per un contrattempo (un piccolo incidente in bici) decido di tornare a casa in treno, e cerco la stazione più vicina: è una nuovissima, realizzata da poco, un nodo importante.
Un tempo le stazioni le mettevano il più vicino possibile al centro cittadino, con un bel viale alberato che le univa al centro storico. C'era un capostazione serioso e un bigliettaio a cui chiedere informazioni, un bar affollato e la sala d'aspetto. Qui siamo in mezzo al nulla. Non c'è neanche il cartello che indica dove andare. Fuori, solo un grande parcheggio, e campi arati. Non c'è biglietteria, solo una macchinetta (che non funziona). Non c'è un bar, solo un distributore automatico di bibite (vuoto). Non ci sono nemmeno i cartelli con gli orari, solo un display elettronico che indica il prossimo treno (e solo quello). Inutile dire che non c'è neanche il capostazione o altro personale di sorta. Ci sono solo due tossicodipendenti che litigano (è un bel po' che non ne vedevo) e una ragazza nera poco vestita e dall'aria vagamente equivoca. In fondo alla banchina c'è un ragazzo con una bottiglia di liquore, ubriaco (sono le due del pomeriggio).
Vago senso di inquietudine. E se mi rapinano? Be', per quello ci sono le telecamere, dalle immagini si vedranno le ombre di chi mi ha rapinato, picchiato o ucciso. Bella consolazione.
Be' almeno così si risparmia in personale. Niente capostazione, niente bigliettaio, niente barista, niente di niente: solo macchine. Chissà che idea dell'umanità ha chi ha progettato questa stazione. Un giorno faranno a meno anche dei passeggeri - e allora avrà raggiunto il suo ideale.



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