domenica 16 marzo 2025

Il Regno di Dio

Di pomeriggio, improvvisamente iniziava dalla casa accanto un canto lagnoso, accompagnato da un organetto. Erano gli aderenti alla Chiesa del Regno di Dio, una piccola setta protestante, che si riunivano tre volte alla settimana e durante la funzione cantavano. Ma erano canti strani, sempre diversi, sgraziati: senza che ci fosse una qualche melodia riconoscibile, come se fossero stati scritti da qualcuno che di musica non ne capiva niente (una cosa autoprodotta fra di loro, immagino). Poi li vedevamo giù in cortile, grigi e dimessi, che se ne andavano a casa.
Quando misero il citofono, il nome tutto intero non ci stava e quindi venne scritto solo “Regno di Dio”. Così, se uno suonava il campanello, poteva poteva accedere direttamente alle beatitudini celesti.





















[poi, quando in zona sono cresciuti i valori immobiliari, hanno venduto e si sono trasferiti in periferia, una villetta con giardino dove i loro canti probabilmente continuano ad innalzarsi al cielo]

sabato 15 marzo 2025

Uncorrect 2

Nell'area industriale dismessa aveva trovato rifugio un gruppo di nomadi, rom - zingari insomma: diverse famiglie, grandi e piccini, e lì si erano accampati in mezzo agli edifici diroccati.
In Consiglio Comunale c'era chi sosteneva che avessero il diritto di restare: gli zingari sono un popolo libero, portatori di una cultura diversa da noi certamente, ma che dobbiamo rispettare. Zingari figli del vento, popolo felice, e via così – c'era anche un blog molto attivo in questo senso. Altri contrarissimi, va be' la differenza di cultura, ma quelli sono ladri, dicevano, bisogna difendere le nostre famiglie, la brava gente di qui.
Un giorno stavo facendo un sopralluogo sulle aree verdi lungo il fiume. Ero in bicicletta e mi ero fermato in mezzo alla stradina per fare delle foto. Quand'ecco che arriva un macchinone, nuovo, di lusso. Alla guida c'è un uomo maturo, ben vestito, che non vedo in faccia perché c'è il parasole del parabrezza abbassato. Di fianco sul sedile c'è una bambina di quattro-cinque anni, tutta sporca e scarmigliata. Mi faccio da parte e il macchinone passa.
Stranissimo, però. Ma cosa ci faceva una bambina tutta sporca scarmigliata su quel macchinone? E anche nell'area dismessa, ogni tanto si vedeva entrare un macchinone, si metteva a parlare con un donnone con il fazzoletto sulla testa e la gonna lunga, ripartiva.
Tempo dopo mi è capitato di parlarne con la dirigente dei Servizi Sociali. È che prostituiscono le bambine, mi dice. Solo che non possiamo intervenire perché minacciano che se ci vedono le uccidono. Non sono neanche figlie loro probabilmente, l'altro giorno hanno preso un bambino per i piedi e l'hanno appeso fuori dalla finestra, minacciando di farlo cadere giù se non ce ne andavamo.
Zingari, figli del vento. Popolo libero e felice.




















[e quelli dei macchinoni?]

mercoledì 5 febbraio 2025

Perché il Veneto è “bianco”.

Spesso si prendono in giro i veneti perché sono legati alla chiesa cattolica. Gran bestemmiatori, sì, ma poi restano attaccati alle gonne dei preti, come mai?
Durante la Grande Guerra, dopo Caporetto l'esercito austroungarico aveva invaso non solo il Friuli, ma anche buona parte del Veneto. I borghesi allora erano scappati tutti, e anche i nobili. E anche i Sindaci e gli Assessori, gli avvocati e i negozianti, tutti via – ma i contadini invece non potevano scappare, avevano le bestie e la terra, non avevano dove andare. E quindi sono rimasti lì nelle terre invase, alla mercé di un esercito straniero, che gli rubava le mucche e gli stuprava le figlie. Ma i preti sono rimasti. Gli unici che sono rimasti lì con loro, che non li hanno abbandonati, sono stati i preti: che sono restati sul posto, a soffrire con loro. E queste sono cose che non si dimenticano.

giovedì 30 gennaio 2025

Il ritorno del lucumone

Immaginiamo (ma non è un pensiero originale) che i discendenti dell'antico popolo dei Lucumoni, scacciati dai Romani dalla loro terra natìa migliaia di anni fa, si siano poi rifugiati in una terra lontana (poniamo la Mongolia o il Kirghizistan o altro), dove però sono stati perseguitati. E così le Nazioni Unite, per riparare in qualche modo alle persecuzioni da loro subìte (e anche un po' per sensi di colpa, avendole ignorate per anni) decide di restituire ai discendenti dei Lucumoni (che erano i sacerdoti etruschi, nb), la loro terra natìa: ovvero la Toscana. Dove appunto sono tuttora ben presenti i resti, le tombe, i templi, le mura delle città di questo antico popolo, a dimostrazione della continuità. Si ricostruisce anche la lingua, basandosi sugli antichi resti scritti, e la si fa diventare lingua ufficiale della regione; poi si richiamano tutti i discendenti dei Lucumoni (o sedicenti tali, i documenti in realtà sono in gran parte andati persi) sparsi per il mondo. Tutto bene, quindi.
E i toscani? Be', andarsene. Però chi esce non può più rientrare. E chi resta diventa un cittadino di serie B, gli rubano i terreni e le case, sono continuamente angariati e vessati, non hanno alcun diritto. E voi pensate che i toscani se la farebbero andare bene, che subirebbero senza dir nulla? Ma se si ribellano li chiamano terroristi e razzisti e li sbattono in galera e una potenza straniera continua ad offrire soldi (fiumi di soldi) e armi (montagne di armi) ai lucumoni per tenere sotto controllo la terra che hanno preso, tutta colpa di quei maledetti kirghizi o mongoli (che nel frattempo fra l'altro sono stati anche perdonati e allora meglio farla pagare ai toscani, che non hanno fatto niente).
Inimmaginabile, vero? Eppure è proprio quello che sta succedendo in questi giorni, non lontano da noi.


lunedì 27 gennaio 2025

Gente del posto e nuovi venuti

Quando si va in una città nuova e sconosciuta, si visitano un sacco di musei: un giorno la National, domani il British, un altro la Tate; fino a spingersi in musei piccoli, poco noti, in negozi da tutte le parti e in bar minori; tutto perché bisogna sfruttare l'occasione, ora o mai più.
Se invece si abita vicino a un museo, c'è chi (me compreso) non va mai a vederlo, tanto è lì, ci sarà prima o poi un'occasione (che poi non si presenta mai - e passano gli anni). L'Ambrosiana e il Poldi Pezzoli per dire li ho visti solo da bambino con mia mamma, che appunto era di fuori ed era curiosa; i miei figli invece non li ho ancora portati, uno di questi giorni, chissà (e intanto finiranno l'università).
È un po' la sindrome degli abitanti del posto: per cui a parità di condizioni, se prendi due giovani abitanti di New York, uno che viene dall'Oklahoma e uno nato a Chelsea e cresciuto lì, dieci anni dopo quello che viene da fuori spesso ha fatto più carriera, ha tentato più cose, ha conosciuto più gente, magari anche nel peggio: tossicodipendente, barbone, spacciatore o peggio.
Non è ben chiaro però il rapporto di causa-effetto. Era perché quello che veniva dall'Oklahoma era intraprendente fin dall'inizio, e proprio per questo si è staccato da casa per cercare la grande avventura? O è perché è proprio trovarsi in un ambiente nuovo che rende più curiosi e coraggiosi?
Vedo gli eredi di famiglie nobili che vivono qui all'intorno. Hanno i loro vestiti, di qualità sì, ma sempre gli stessi (e oramai fuori moda e magari anche un po' lisi). Se ne stanno in casa ad aspettare che arrivino le rendite dei loro possedimenti, sempre più basse. Nessun rischio, è vero. Ma nessuno di loro è mai eccelso a scuola o nella vita lavorativa.
Vedo quelle grandi ville con giardino a Brunate, a Erba, sul lago. Mi dico: se fossero case della mia famiglia, lì in quella quiete e in quella sicurezza chissà che pensieri profondi che farei, che letture, chissà che libri scriverei. Ma quelle ville sono sempre vuote.
Anche i miei nonni avevano una villa con giardino, è lì che aspetta. Ma non ci vado mai.


venerdì 10 gennaio 2025

annientare gli inermi

al cinema questi eroici cowboy ammazzavano decine e decine di quei pellerossa urlanti, bum! un colpo e uno che crollava da cavallo uno via l'altro
peccato però che nella realtà erano donne vecchi e bambini, vero, ammazzati a fucilate dai soldati
poi erano i bambini tirati su sui camion per portarli nei lager
poi erano i contadini nella risaie, uccisi a mitragliate perché vietcong, il problema è che poi non riuscivano a trovargli le armi tre milioni ammazzati così su un totale di diciotto, è tutto scritto in nick turse, spara a tutto ciò che si muove
poi si spara agli iracheni, quattrocentomila morti, era come sparare ai tacchini dice un pilota
poi si bombardano gli ospedali e si ammazza senza pietà la gente perché si cercano i terroristi (palestinesi)




È evidente che chi lo fa ne trae qualche piacere. Si sente superiore, forse perché sotto sotto è divorato da un terribile senso di inferiorità. Serve allora un destino manifesto, un eccezionalismo, una razza superiore, un popolo eletto, per caricarsi e sentirsi normali: ma poi come fai a sapere che sei un popolo eletto se non c'è anche un popolo maledetto? Che sei un vincente, se non c'è un perdente da schiacciare, schiacciare e schiacciare ancora?
Ma tutto quanto ottenuto così fa schifo. Costruisci, ma sulla sofferenza altrui. Non vale niente, è un bene immondo.

domenica 29 dicembre 2024

Kursk.

Anni fa era si sentiva spesso dire che i sovietici avevano battuto i tedeschi nella seconda guerra mondiale per due motivi: il Generale Inverno (ovvero il clima terribile a cui i tedeschi non erano abituati) e gli aiuti americani.
Tutti e due motivi che ho scoperto poi essere falsi (o perlomeno in larga parte falsi, nel senso che hanno contato sì, ma non sono stati gli elementi decisivi).
L'avanzata tedesca nell'estate del 1941 (e quindi non in inverno) fu rallentata dalla battaglia di Kursk (la prima), in cui i russi persero sì, ma impedirono ai tedeschi di arrivare ai loro obiettivi (ovvero alla linea Archangel'sk-Astrachan prima dell'inverno). Fu in qualche modo una sorta di Borodino: dove il principe Andrej è ferito a morte e Napoleone vince, ma comunque non abbastanza. E poi Napoleone (a cavallo) era partito a giugno e arrivato a Mosca a settembre, Hitler (motorizzato) era partito anche lui a giugno ma arrivò ai sobborghi di Mosca solo a dicembre – troppo tardi (gli storici militari dicono che dopo Kursk 1 era sicuro che la Germania non avrebbe vinto la guerra).
La seconda battaglia di Kursk (ovvero la battaglia del cosiddetto “saliente di Kursk”) è del luglio 1943, e in qualche modo è la Beresina (estiva) di Hitler. Per capire meglio, cos'è un “saliente”? È una sorta di avanzamento eccessivo del fronte, una sorta di penisola nel mare dell'avversario, che diventa un punto debole, facilmente attaccabile su più lati. I generali tedeschi, notato il saliente che si era formato, cosa evidentemente sfuggita a quei bestioni di sovietici, pensarono che fosse l'occasione giusta per attaccare in massa, secondo il loro stile: uno sfondamento in profondità, che superasse le linee e facesse crollare il fronte.
Era invece una trappola. I russi avevano visto bene formarsi il saliente, e l'avevano attrezzato con oltre cinque linee di difesa. Così, quando i tedeschi sferrarono l'attacco, e superarono la prima linea, e poi la seconda, e poi la terza - si trovarono intrappolati fra le linee, alla mercé dei T34, delle Katiusce, dei Kalashnikov (che erano meglio dei Panther, delle machine pistol e dei lanciarazzi tedeschi). Niente inverno e niente armi americane (che si limitarono a qualche migliaio di jeep e roba simile, utilissime sicuramente, ma non decisive).
Il presupposto dell'attacco di Hitler all'Unione Sovietica era la superiorità tedesca sugli arretrati slavi: superiorità strategica, tecnologica, politica, razziale. Qui invece i russi si erano dimostrati superiori tatticamente, e con le armi migliori. Un durissimo colpo alle motivazioni tedesche. Pare che lo stesso Hitler avesse mormorato: se sono i più forti, è giusto che vincano loro (darwinista sociale fino in fondo). Gli analisti militari dicono che dopo Kursk 2 era certo che la Germania avrebbe perso la guerra, era solo una questione di tempo (e lo sbarco di Normandia, checché ne dicano adesso, servì principalmente a impedire che Stalin arrivasse fino all'Atlantico – cosa che peraltro non aveva nessuna intenzione di fare).
Dunque Kursk ha avuto una certa importanza nel decidere le sorti della guerra mondiale, anzi sotto certi punti di vista è la battaglia principale, quella decisiva.
Ma la cosa che più mi stupisce è che quando Zelensky ha attaccato Kursk questa estate, nessun giornale abbia pensato di richiamare queste vicende. È un po' come se un nostalgico bonapartista sfidasse gli inglesi a Waterloo, in cerca di una rivincita. E nessuno ha pensato di notarlo?