domenica 3 maggio 2026

Vecchia Milano

Il macellaio racconta: durante la guerra, ero bambino: una notte hanno bombardato la nostra casa dove mio papà aveva anche la macelleria: la mattina dopo non avevamo più niente, né dove dormire, né da mangiare né da lavorare. Ma la gente ci ha aiutato a ripartire e questo non lo dimentico. Per questo nel mio negozio (in centro, affari fiorenti) ci deve essere sempre carne buona per tutti, anche la vecchina con la pensione minima deve permettersi qualcosa di buono.
E infatti davanti al bancone ci sono in fila l'erede del grande impero industriale e l'ex presidente del Senato assieme alla portinaia e a quella che ci stira le camicie.
[adesso è morto e i prezzi sono più che raddoppiati]
La signora che ci stira le camicie abitava, assieme ad altri anziani poveri, in una casa d'angolo con la via abitata da nobili, grandi professionisti e professori universitari: casa di proprietà dei conti la cui famiglia abitava fin dal Medioevo un palazzo nei pressi. Un giorno arrivò la lettera di sfratto per tutti, avevano deciso di mandarli via per affittare meglio o vendere. Lei balzò su: come si permette il conte? (gli aveva fatto da bambinaia quando era piccolo, l'aveva tenuto in braccio quando frignava e pulito il naso dal moccio), adesso vado lì e gliene dico quattro. Detto fatto, si tolse il grembiule e si precipitò in strada. Il giorno dopo gli sfratti vennero ritirati.
[sono passato di lì nei giorni scorsi, molti anni dopo: tutto ristrutturato, ovviamente]


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