Vite che non sono la mia
La vita come un romanzo russo
Con uno stile a metà
fra giornalismo, saggistica avvincente, e sincero (e straziante)
autobiografismo, riesce a trattare temi difficili come la morte dei
bambini o la malattie precoce. L'autoironia sulla vicenda amorosa che
credeva di dominare brillantemente (alla francese) è poi impagabile.
(abbastanza belli anche il Regno e Io sono vivo,
voi siete morti. Inquietante La settimana bianca. L'Avversario e Limonov, che sono i suoi più noti,
mi convincono meno – se ne sta più nascosto. V13 un po' ambiguo, la festa dopo la sentenza è un po' di cattivo gusto. Abbastanza brutto invece Kolkhoz: la mamma si scopre che non si chiamava affatto D'Encausse - è un vezzo pseudo nobiliare -, i suoi amici francesi in Russia ai tempi di Elcin sono orribili, dell' Ucraina non capisce nulla, gli aneddoti sul giovane Stalin e Berija - per quanto personaggi terribili - non hanno riscontro. Insomma se ne vede abbastanza il carattere reazionario)
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